Che disastro di commedia

Andato in scena al Teatro Olimpico di Roma

0
266

Che disastro di commedia Una commedia disastrosa che genera una valanga di risate.

Ritmo incessante, brio esilarante, sincronismo cronometrico, acrobazie fisiche, agilità da equilibristi e un pizzico di illusionismo creano una performance irresistibile che ha decretato il successo di questa pièce in tutto il mondo.

Scritta da Jonathan Sayer, Henry Shields e Henry Lewis per la Compagnia Mischief Theatre, è stata rappresentata in oltre venti paesi, perfino in Cina, Sud Africa, Brasile, Messico, Australia e Nuova Zelanda.

Dal debutto nel 2014, è ancora in scena al Duchess Theatre di Londra avendo conquistato l’Olivier Award nel 2015 e 2016 per la miglior commedia dell’anno e in Francia il premio Molière. Approdata a Broadway nel 2017, ottiene il Tony Award per le scenografie di Niger Hook, riprese da Giulia De Mari nell’allestimento italiano.

Nelle note di regia Mark Bell ricorda che lo spettacolo è nato nel 2012 nel piccolo teatro di un pub di Londra, il The Old Red Lion, che conteneva al massimo 60 spettatori e le scenografie erano ideate dagli stessi attori. Tale fu il successo, che due anni dopo con la sua regia debuttò al Duchess Theatre, con due cast in sette mesi di tournée, oltre ai cast internazionali.

Nel 2018 la commedia giunge in Italia calcando i palcoscenici della penisola. Nella capitale è rappresentata per il quarto anno, avendo coinvolto oltre 32.000 spettatori in otto regioni.

La trama, pretesto per una serie paradossale di colpi di scena ed sbadati equivoci, tenta di narrare le vicende di una compagnia amatoriale che, coi proventi di un’inaspettata eredità, si arrabatta a realizzare una messinscena imperniata su un misterioso omicidio avvenuto negli anni ’20 nel West End: “Delitto a Villa Aversham”.

Attori sprovveduti, investigatori zelanti, morti che camminano, porte che non si aprono o sbattono in faccia ai malcapitati, scenografie che crollano progressivamente mettendo a dura prova l’agilità degli interpreti, tutto congiura a rendere sempre più ingarbugliata la vicenda e inconsistenti le indagini, assicurando un vortice irrefrenabile di ilarità e divertimento.

L’investigatore è pasticcione, il morto deceduto il giorno delle nozze è costretto a sottrarsi al parapiglia, il maggiordomo perde il controllo, la fidanzata è fedifraga e sparisce dopo uno svenimento sostituita dall’assistente di scena che legge le battute con accento monocorde, il cognato è irrefrenabile, perfino il regista è sbadato e non interviene nei tempi giusti con le musiche e gli attacchi. L’ambientazione si disintegra ogniqualvolta viene aperta energicamente una porta (orologio a pendolo, stemma, quadro, caminetto, finestra con drappo rosso e finanche il lampadario), il soppalco crolla obbligando ad autentiche acrobazie gli attori che si mantengono in equilibrio afferrando le suppellettili. Nel marasma generale ciascuno ripete ossessivamente le proprie battute, e il disastro cresce insieme al divertimento.

Tempi comici da manuale, affiatamento e tempestività nel lanciare e cogliere al volo oggetti, resistenza fisica e perfetta forma atletica degli attori colti da vuoti di memoria e svenimenti, bravissimi ad apparire imbranati: Stefania Autuori, Luca Basile, Viviana Colais, Valerio Di Benedetto, Alessandro Marverti, Yaser Mohamed, Igor Petrotto, Marco Zordan.

Questa miscellanea di ingredienti ha sancito il successo della pièce a ogni latitudine. Catastrofe sulla scena, confusione totale e panico collettivo, spasso per adulti e bambini in platea.

LEAVE A REPLY