L’attimo fuggente

Al Teatro Ghione di Roma fino al 20 ottobre 2019

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L’attimo fuggenteOh capitano! Mio capitano!” è una locuzione entrata nelle frasi celebri della storia del cinema. È la poesia, come spiega il professor John Keating ai suoi studenti del collegio maschile Welton, scritta dal poeta statunitense Walt Whitman sull’onda dell’emozione per l’assassinio del presidente Lincoln nel 1865.

Keating ha un approccio estemporaneo all’insegnamento, rifugge dai metodi cattedratici e assiomatici per risvegliare i sentimenti sollecitando la sensibilità empatica alla poesia dei giovani cuori.

Abbattuti gli standard accademici, gli studenti strappano i libri di letteratura che scarnificano la poesia riducendola a metrica e schemi geometrici. Si infiammano di passione, opponendo resistenza perfino alle incursioni in aula del preside che vigila sull’ortodossia della didattica. E si innamorano di tutto ciò che suscita emozioni: Knox della dolce Chris fidanzata con un tipo violento, Neal del teatro, l’intera classe della “setta dei poeti estinti” che tenta di emulare.

Il padre di Neal, ottusamente tradizionalista, immagina un per il figlio un futuro diverso da quello dell’attore. La recita di Neal è un trionfo, il suo talento è palese. Tranne per il padre che, incollerito, decide di iscriverlo a un’accademia militare.

Il professore viene allontanato dalla scuola dopo il suicidio del ragazzo, ritenuto responsabile di averlo indotto a perseguire i suoi sogni. In cattedra sale il preside e si torna alla lettura pedissequa del libro di testo.

E l’incitazione del professore ad essere protagonisti dell’esistenza “cogliete l’attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita”, lascerà un segno nei loro cuori?

Quando rientra in classe per ritirare i suoi oggetti, viene salutato con un’inaspettata ola: uno dopo l’altro salgono in piedi sui banchi al grido “Oh capitano! Mio capitano!”.

Un adattamento teatrale che mantiene, a trenta anni dall’uscita del film di Peter Weir, la valenza di testo di formazione per un nucleo di giovani capaci di cogliere i segnali di un cambiamento epocale.

L’attimo fuggente è una storia d’Amore. Amore per la poesia, per il libero pensiero, per la vita. Quell’Amore che ci fa aiutare il prossimo a eccellere, non secondo i dettami sociali strutturati e imposti ma seguendo le proprie passioni, pulsioni, slanci magnifici e talvolta irrazionali…. L’attimo fuggente rappresenta ancora oggi, a trent’anni dal debutto cinematografico, una pietra miliare nell’esperienza di migliaia di persone in tutto il mondo. Portare sulla scena la storia dei giovani studenti della Welton Academy e del loro incontro col il professor Keating significa dare nuova vita a questi legami, rinnovando quella esperienza in chi ha forte la memoria della pellicola cinematografica e facendola scoprire a quelle nuove generazioni che, forse, non hanno ancora visto questa storia raccontata sul grande schermo e ancora non sanno “che il potente spettacolo continua, e che tu puoi contribuire con un verso” scrive nelle note di regia Marco Iacomelli.

La scenografia di Maria Carla Ricotti è essenziale, col fondale bianco su cui vengono proiettate formule e versi e sedie nere disposte in geometrie variabili dagli studenti in movimento, e ciò basta a evocare l’atmosfera di empatica complicità della classe, anche col contributo del disegno luci di Valerio Tiberi.

Ettore Bassi è sornione e accattivante nel ruolo che fu di Robin Williams, dando vita insieme a Mimmo Chianese (preside Nolan), Marco Massari (padre di Neal), Matteo Vignati, Alessio Ruzzante, Matteo Napoletano, Matteo Sangalli, Leonardo Larini, Edoardo Tagliaferri e Sara Giacci, a una rappresentazione di emozione palpabile.

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