Vinicio Capossela. Un ammaliante cantastorie venuto per dipingere luci e ombre dell’uomo odierno

Andato in scena al Teatro Duse di Bologna

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Vinicio CaposselaLa tappa bolognese del tour teatrale di Vinicio Capossela ha registrato il sold out per due serate all’insegna della buona musica delle Ballate per uomini e bestie, undicesimo album in studio del cantautore, vincitore della targa Premio Tenco come migliore album in assoluto. Dopo il successo dei concerti atti-unici e di importanti live all’estero dei mesi estivi, Capossela torna fino a metà dicembre in giro per l’Italia collocando le sue ballate in una dimensione molto più intima, protetta. I teatri sono sicuramente l’ambientazione perfetta delle perle del suo ultimo lavoro, legate fra loro da un filo conduttore che vede il regno animale e ancestrale padrone del mondo e specchio dell’uomo, dei suoi sentimenti, della sua anima. I personaggi di Capossela provengono tutti da un «bestiario di varia umanità», come da lui stesso affermato.

Da buon trasformista, il cantautore si presenta sul palco del Teatro Duse come Uro, proseguendo con i travestimenti animali con il feroce lupo mannaro che si trasforma solo in campagna elettorale ma soprattutto con il maiale, uno dei principali riferimenti allegorici dell’intero spettacolo, spiegato dallo stesso cantautore. Capossela sul palco non è solo interprete e musicista, ma (forse in questo tour più che in altri) si fa voce narrante, premessa teatrale di voce e corpo che, prima di ogni brano, accompagna lo spettatore nella dimensione in cui è inserita la performance. Aiutato in questa creazione contestuale dal video mapping dello schermo alle sue spalle, dall’elegante disegno luci e dai mille travestimenti accennati prima, Capossela vanta anche una band di polistrumentisti inseriti perfettamente nel suo magico mondo allegorico (travestimenti e trasformazioni animali comprese): Alessandro “Asso” Stefana alle chitarre, Niccolò Fornabaio alla batteria, Andrea Lamacchia al contrabbasso, Raffaele Tiseo al violino e Giovannangelo De Gennaro alla viella e agli aulofoni, questi ultimi essenziali per l’ambientazione medievale delle ballate.

In due ore e mezza di musica si susseguono ritmi “tarantellati” con Il ballo di San Vito, la concitata Nuove tentazioni di Sant’Antonio o la sempre verde Marajà, alternati a momenti più distesi con la narrazione di vere e proprie storie di denuncia sociale come La giraffa di Imola, la Ballata del carcere di Reading o la più recente La peste (cantata con tanto di maschera veneta) ma è nelle dolci interpretazioni voce e piano che Capossela da il meglio di sé come interprete sopraffino, regalando anche un omaggio speciale a Bologna con il ricordo degli anni passati nella città dei portici.

Entrare nel mondo di Ballate per uomini e bestie non è facile, necessita forse di un pizzico di concentrazione in più della maggior parte della musica a cui le nostre orecchie sono abituate oggi, ma una volta varcato l’uscio del meraviglioso immaginario del camaleontico Vinicio Capossela, uscirne a fine concerto e affrontare nuovamente il mondo odierno significa farlo con occhi diversi: è questo il potere della musica di un vero cantautore.

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