La rivincita dei sensi prende il sopravvento nella creazione fantastica di “Bestiario immaginato”

Andato in scena al Museo Casa Frabboni di San Pietro in Casale (BO)

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La rivincita dei sensi prende il sopravvento nella creazione fantastica di Bestiario immaginatoImmaginate per un attimo di eliminare quasi del tutto i benefici del senso forse più importante fra i cinque che possediamo, la vista. Immaginate di essere guidati ad esaltare gli altri quattro sensi in un percorso di mezzora dentro un luogo splendidamente evocativo come il Museo Casa Fabbroni di San Pietro in Casale, non prima di esservi divertiti alla luce di una fioca lampada con un gioco da tavola che mescola i corpi degli animali con delle frasi, dando vita a nuovi incroci, nuove possibilità. Tutto questo succede in Bestiario immaginato, prima tappa del progetto Zoogonie, in anteprima nazionale all’interno della rassegna teatrale Agorà con la direzione artistica di Elena Di Gioia.

Francesca Mazza e Tra un atto e l’altro da un lato e Giulia Dall’Ongaro ed Enrico Diotti ossia Teatrino Giullare dall’altro uniscono la loro creatività ed esperienza per creare una performance itinerante alla scoperta dei bestiari, innumerevoli testi che da sempre descrivono gli animali, reali e immaginari. In questa prima tappa del progetto gli artisti si sono concentrati sugli animali immaginari, proprio per questo forse “privando” quasi del tutto gli spettatori della vista, trascendendo l’esperienza sulla soglia del magico, dell’immaginato appunto. Il Museo Casa Frabboni si fa scenario apposito per diversi piani di racconto ed esperienza, un piano per ogni teatrante, un piano per ogni capitolo performativo. È un’esperienza da vivere in coppia, solo due spettatori alla volta, in una dimensione di intimità profonda con i performer che diventano guida, non solo tramite le loro parole, ma in un donarsi che riguarda anche e soprattutto gli occhi. Minotauri, draghi, il famosissimo guardiano dell’Ade Cerbero fra gli altri si susseguono ad animali meno famosi, ma non per questo meno intriganti, come le creature degli specchi appartenenti ad una favola cinese.

I tre teatranti attingono a piene mani da Il libro degli esseri immaginari di Jorge Luis Borges ma anche da Omero, Kafka e così via collezionando animali, mitologici e non, della storia universale che accomuna gli uomini di tutte le epoche, desiderosi di cercare «indicazioni di ordine morale, simboli di verità più profonde: qual è la natura della nostra esistenza? Come siamo fatti? Perché siamo diversi da altri esseri? Che cosa è umano?» Fra tentativi di placare Cerbero lanciandogli fichi secchi all’essere sopraffatti dall’irruente “fiato” del drago, passando dal sentire scorrere sul viso le lacrime di creature all’accarezzare la morbidissima zampa di una di esse e ancora a gustare il miracoloso elisir di lunga vita si arriva alla fine di questo percorso, uscendo dal Museo per tornare di nuovo nel rassicurante (ma anche più noioso) mondo reale con in dono una piuma a cui è legata una frase da ricordare sempre: «Le cose non sono quello che sembrano, non dimenticatelo».

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