Fronte del Porto

In scena fino al 15 dicembre 2019 al Teatro Argentina, Roma

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Non ho paura delle parole dei violenti, ma del silenzio degli onesti
Martin Luther King

Fronte del Porto
Foto di Mario Spada

Lo spettatore sensibile alle tematiche sociali, attento a ciò che accade qualche metro più in là del proprio caffè mattutino, interessato all’Italia da basso troverà nel Fronte del Porto di Alessandro Gassmann uno sguardo attento alle relazioni che nascono tra la malavita organizzata, lo Stato, la vita degli abitanti di un luogo, e la coscienza che in ognuno di loro si va risvegliando – in chi per una morte, in chi per un amore, in chi per una ribellione o una fede. Il Teatro Argentina di Roma ospita il riadattamento di On the Waterfront, film del 1954 diretto Elia Kazan per la sceneggiatura di Budd Schulberg qui rinnovata in maniera eccelsa da Enrico Ianniello, la cui scrittura la fa viaggiare fino alla Napoli a cavallo tra gli anni ’70 ed ’80 per incontrare la storia dei lavoratori di un porto nostrano, schiacciati dall’ingordigia del caporalato mafioso interessato solo al denaro, all’alcol e “a qualche chiavata”.

La storia al centro di questa narrazione è molteplice, così come molteplici sono i punti di vista e le esistenze toccate da quel mare tossico chiamato mafia. C’è un uomo di semplici pretese, sarebbe potuto essere un campione del pugilato, e invece è un rifugiato all’interno di se stesso, nel limbo di chi è tra entrambi le parti. Vi è la vergogna di un avvocato, ha perso il suo senso e la sua dignità per una mazzetta di troppo. Vi è il vanto e l’arroganza di un caporale che sa perfettamente che dalla sua figura dipenderà il lavoro del giorno di un poveraccio, e la morte di fame di un altro. Vi è la sorella di un cardellino volato dalla finestra e schiantatosi a terra, aveva cantato troppo… e poi c’è un prete, e un padre, e dei ragazzi e ci siamo noi, spettatori attenti sul palcoscenico del quotidiano che possiamo scegliere che farne – di questa lettura così profonda e vera di una Napoli tra gli anni ’70 e ’80, che in mutata forma ancora esiste.

Il lavoro sul personaggio è eccelso, così come l’interpretazione dei singoli interpreti: Daniele Russo, Emanuele Maria Basso, Antimo Casertano, Antonio D’Avino, Sergio Del Prete, Francesca De Nicolais, Vincenzo Esposito, Ernesto Lama, Daniele Marino, Biagio Musella, Pierluigi Tortora, Bruno Tràmice – attori capaci di impersonificare una funzione oltre che un ruolo, e di ammaliare il pubblico con una ricchezza gestuale coerente, studiata, adattata al corpo e alla voce. Daniele Russo veste i panni di Francesco – protagonista della pièce, e riesce a trasmettere al pubblico il proprio dramma, e il tremore che vi è in un non sapere qual è la strada più giusta da percorrere; nei suoi tremori, nei suoi tentennamenti, nelle sue azioni si riconosce il dolore di un incastro, la caduta della libera scelta personale che solo in seguito riuscirà a riconquistare.

La scelta registica di Alessandro Gassmann appare attenta, misurata e comprensiva di quelle nuove forme di far teatro – possibili solo attraverso l’apporto del digitale; la passione per la costruzione delle scene è palpabile nella trasformazione continua dell’uso delle pareti scenografiche e nella mobilità delle stesse in un gioco dinamico, mosso in maniera intelligente al fine di uno sbocciare scenico nel quale ogni petalo-scena si rivela nella piena espressione del testo. Ciò che alcuni hanno definito in sala “noia” – per la lunghezza dello spettacolo – io definisco cura, e attenzione ad uno scorrimento che ci riconduce in quella quotidianità dove le dinamiche possono apparire lentamente, affinché se ne comprenda lo svolgimento e il senso, quindi complimenti, per una trasposizione adatta all’epoca e in un certo senso fastidiosa per il suo soffermarsi, e poggiarsi su dei discorsi, su delle delle realtà che ora più che mai hanno l’urgenza d’esser raccontati.

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Crediti

di Budd Schulberg

uno spettacolo di Alessandro Gassmann

traduzione e adattamento Enrico Ianniello

con Daniele Russo

e con Emanuele Maria Basso, Antimo Casertano, Antonio D’Avino, Sergio Del Prete, Francesca De Nicolais, Vincenzo Esposito, Ernesto Lama, Daniele Marino, Biagio Musella, Pierluigi Tortora, Bruno Tràmice

scene Alessandro Gassmann – costumi Mariano Tufano – luci Marco Palmieri

videografie Marco Schiavoni – musiche Pivio e Aldo De Scalzi

sound designer Alessio Foglia – aiuto regia Emanuele Maria Basso

produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini con Daniele Russo

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