Lavoro con umiltà per le stelle

Questa poesia scritta da Giovanni Luca Valea è la storia di una vita incerta, difficile. È una ricerca dell’onore, del riconoscimento, che passa attraverso l’amore, forse la Bibbia, i maestri che portano luce

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Lavoro con umiltà per le stelle Questa poesia è la storia di una vita incerta, difficile. È una ricerca dell’onore, del riconoscimento, che passa attraverso l’amore, forse la Bibbia, i maestri che portano luce: il poeta, tuttavia, non rinuncia al tentativo di lasciare una traccia del suo passaggio, come recitano i versi iniziali “Lavoro con umiltà per le stelle / ma non guardo il cielo”, che ripropongono il tema dell’eternità dell’arte.

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Lavoro con umiltà per le stelle

Lavoro con umiltà per le stelle

ma non guardo il cielo,

ho fatto ordine nel mio cuore

con tre vecchie fotografie

e una Bibbia,

ma credo che nessuno possa conoscere

cosa succede adesso.

C’è una memoria lucida

che si oscura,

qualche donna

che raccoglie le mie confidenze

come perle.

La notte mi insegna ogni cosa che so:

il Talento, la Legge, il Paradiso;

chiedete a loro se pensano di capire

cosa succede adesso.

Avevo un famoso cappotto d’oro

e un coltello nella tasca

risparmiavo i miei nemici

per splendere;

certi amori, i maestri:

le uniche ombre che potevo accettare.

Credete che loro abbiano idea

di cosa succede adesso?

Ho studiato in riva al fiume

dal mendicante di incenso,

mi disse appena

Stai in guardia” e mi ferì.

La lezione era finita, c’era fumo:

forse non seppi recitare la Grazia

ma fui riconoscente nel sangue.

Lavoro con umiltà per le stelle

ma non guardo il cielo

e no – non mi piace questa parte,

ma siamo allo scoperto.

Sono in guerra

per la vittoria – finalmente –

non per alzare la mano

e chiedere di parlare.

Giovanni Luca Valea

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