Animali fantastici e fiabe ritrovate

Oltre 90 titoli per Kalandraka, “filiale” italiana dell’importante casa editrice spagnola. Un catalogo ricco e di livello internazionale, che mostra grande attenzione al recupero della tradizione orale

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Animali fantastici e fiabe ritrovateLa data di nascita non è casuale: il 2 aprile, Giornata internazionale del libro per ragazzi. Anche il nome è evocativo: Kalandraka, ossia la zuppa di gallette che i marinai mangiavano durante le traversate oceaniche quando le provviste ormai scarseggiavano. La casa editrice, il cui progetto ha origine nel teatro per bambini e nell’adattamento teatrale di racconti tradizionali, si forma nella regione spagnola della Galizia, con l’intento di pubblicare albi illustrati per l’infanzia nella lingua locale, il gallego. Ma il progetto cresce e varca i propri confini, diventa poliglotta (le pubblicazioni sono in ben otto lingue) e nel 2008 arriva nel nostro Paese, precisamente a Firenze. Un’editrice di livello internazionale, dunque, che nel 2013 riceve l’ambito Premio alla Eccellenza editoriale attribuito dal ministero spagnolo della Cultura.

Il catalogo italiano offre una novantina di titoli (oltre 500 quello spagnolo) divisi in 12 collane: dai cartonati ai libri gioco, dalla poesia illustrata agli albi d’autore, dai “classici moderni” alle opere del Premio internazionale Compostela per albi illustrati (che si tiene da 12 anni). “Leggere aiuta a crescere, nel senso fisico e psichico della parola”, ha spiegato in una recente intervista Lola Barcelò, direttrice di Kalandraka Italia: “Una storia va diretta al cuore e al cervello e, se buona, può essere tanto efficace come un antibiotico per far crescere cittadini consapevoli e solidali”. Le scelte editoriali di Kalandraka sono anche orientate alla “riscoperta della cultura come motore di cambiamento sociale”, conclude Barcelò: “Lo svilimento del comparto culturale negli ultimi 25 anni nei Paesi più sviluppati è anche una conseguenza della riduzione della classe media e di una confusione tra democrazia politica e libertà di mercato. Abbiamo quindi bisogno di ridurre le disuguaglianze sociali e di mettere in moto l’ascensore sociale”.

Cecino” è un bambino “piccolissimo, piccolo come un cece”. È una fiaba della tradizione orale castigliana (Garbancito è il nome originale), che l’autrice dell’adattamento Olalla González ascoltava dalla nonna Estrella (“mi raccontava questa storia tutte le sere”, scrive nella dedica del volumetto). La novella popolare racconta di un ragazzino minuscolo, la cui madre era riluttante a far uscire da solo perché “temeva che la gente non lo vedesse e lo calpestasse”. Ma un giorno Cecino, promettendo di cantare in modo da farsi sentire dagli adulti, riesce a convincerla a portare il cestino del pranzo al padre “che stava lavorando nel bosco”: da solo, in strada, Cecino va incontro ad avventure e peripezie, che si concluderanno in modo felice ed esilarante. La fiaba ha tutti i caratteri tipici della tradizione orale: il ritmo e il “mito” del bambino coraggioso, le ripetizioni e l’efficacia dei dialoghi, i ritornelli e la visione della crescita come superamento delle difficoltà. Una storia deliziosa e adatta anche ai più piccini, splendidamente illustrata da Marc Taeger, svizzero di nascita ma spagnolo d’adozione, che con colori vivaci, forme geometriche, contorni netti, immagine piatte (come se disegnate da bambini) e segni densi come pastelli a cera, rende questo picture book ancora più prezioso.

Tutt’altro genere, a dimostrazione della grande ecletticità del catalogo Kalandraka, è “Animali fantastici” dello scrittore portoghese José Jorge Letrìa. Il piccolo volume è una collezione di 19 figure mitologiche e meravigliose: dalla Salamandra che è “lo spirito del fuoco” a Pegaso che “porta in groppa il lampo e il tuono”, dal Grifone che fa “sbiancare di paura soldati e stregoni” alla Fenice che vive “nella casa dei miti, nei suoi corridoi oscuri, custodendo misteri che non rivelerà mai”. E poi ancora l’Unicorno, Bucefalo, Cerbero, la Sirena, il Centauro, la Sfinge e altri. Animali creati nell’antichità dalla fantasia degli uomini, protagonisti di leggende e narrazioni straordinarie, che Letrià delinea in brevi ritratti (in realtà sono direttamente gli animali a parlare), in una brillante ed evocativa prosa poetica. Da menzionare sono anche le illustrazioni di André Letrìa, figlio dell’autore, che per la realizzazione di questo albo ha usato una miscela di superfici diverse e collage di carta da parati, rendendo così le immagini più materiche e voluminose.

Con il terzo suggerimento di lettura ritorniamo all’adattamento di un racconto popolare: stavolta siamo in Africa, precisamente in Camerun, con “Il leone Kandinga”. A narrarci le sue vicende è Boniface Ofogo, mediatore interculturale e “cantastorie” presso strutture scolastiche e culturali internazionali. Protagonista della fiaba è il “re della foresta”, un animale davvero crudele ma che ora, invecchiato e “con i reumatismi”, non riesce più a cacciare come un tempo. In suo soccorso arriverà l’astuta lepre, che gli proporrà un patto: “ti porterò tutti gli animali che desideri (…) ma devi promettermi la metà della carne che ti procurerai”. Ma la storia prenderà una piega inattesa, a prevalere saranno l’avarizia e l’egoismo, e con semplicità il racconto andrà così a illuminare in profondità comportamenti e moti dell’animo che appartengono a noi umani. Magistrali sono le illustrazioni della spagnola Elisa Arguilé: immagini primitive, potenti, espressive, con colori caldi e veementi (dominano il rosso e il marrone) che richiamano la savana africana.

Un re vedovo “sempre più vecchio e stanco”, tre figlie “dal volto chiaro e trasparente come l’acqua o il vetro”, una successione da realizzare per non lasciare il trono vuoto. Il monarca non sa quale ragazza scegliere, quindi lascia la decisione al suo popolo, ma questi le rifiuta tutte e tre, perché vedendole così diafane le giudica “ammalate di noia”. “Le tre principesse pallide” ha tutti gli ingredienti della classica favola ambientata in un tempo e in uno spazio remoti: le iterazioni, gli accadimenti magici, la struttura circolare, la presenza e il potere della natura, il lieto fine. A scriverla è la maestra d’asilo e formatrice di insegnanti della prima infanzia Maria Josè Martin Francés, che attraverso una storia semplice, poetica e nello stesso tempo zeppa di risvolti umoristici, ci ricorda che l’unico vero motore delle nostre azioni non può che essere l’amore. Bellissime e delicate le illustrazioni della francese (ma catalana d’adozione) Carole Hénaff, evocative di un mondo orientale, realizzate con colori pastello, linee sottili e ben definite, grande attenzione alle decorazioni e ai particolari.