Ubu Re

Fabio Cherstich trasforma il teatroin un arenile suburbano per raccontare la feroce satira sulla brama di potere e le sue tragicomiche conseguenze, fino al 30 luglio al Teatro Argentina, Roma

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Foto di Claudia Pajewski

Dopo il successo internazionale del progetto Operacamion il regista Fabio Cherstich torna nella Capitale per conquistare lintero spazio del Teatro Argentina con la forza prorompente di un testo caposaldo del teatro contemporaneo: UBU RE di Alfred Jarry, in una nuova traduzione per la scena che dal 20 al 30 luglio prende vita sulla sabbia che ha invaso la platea, trasformata per accogliere un arenile suburbano su cui tracciare la feroce satira sulla brama di potere e le sue tragicomiche conseguenze nella speciale collaborazione creativa con il genio visuale di Luigi Serafini

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UBU RE

di Alfred Jarry

traduzione di Fabio Cherstich, Luigi Serafini, Tommaso Capodanno

regia Fabio Cherstich

scene e costumi Luigi Serafini

con Massimo Andrei, Gea Martire, Sara Borsarelli, Marco Cavalcoli, Alessandro Bandini, Francesco Russo

e con Julien Lambert

musica di Pasquale Catalano

assistente alla regia Tommaso Capodanno

assistenti alle scene Marta Montevecchi, Alessandra Solimene 

Produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale

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Dal 20 al 30 luglio (ore 20, sabato 24 luglio ore 19) la platea del Teatro Argentina, completamente riempita dalla sabbia e liberata integralmente dalle poltrone, si lascia invadere dalla satira del potere, il gusto per la provocazione e la sperimentazione linguistica dellUBU RE di Alfred Jarry, testo imprescindibile del teatro contemporaneo ora presentato in una nuova traduzione per la scena con la regia di Fabio Cherstich che si intreccia alla visionarietà di Luigi Serafini, artista, architetto e designer noto nel mondo per il suo geniale Codex Serahinianus.

Capolavoro universale ormai più che centenario la prima dello spettacolo fu nel 1896 Ubu re è rimasto nel tempo un folle spaccato sempre attuale: il personaggio di Padre Ubu è la personificazione dei più sconsolanti aspetti della condizione umana, grottesco, maleducato, avido, goloso, stupido, arrogante ma paurosissimo, brama il potere ma non sa gestirlo, «simboleggia lapoteosi del ventre e il trionfo del grugno nella Storia universale». In questa creazione Fabio Cherstich e Luigi Serafini membro del Collège de Pataphysique, da cui discende lo stesso Jarry tracciano sulla sabbia, che accoglie un arenile suburbano come scena surreale per questa nuova versione di Ubu Re, un attacco poetico e terribile alla società, alle sue regole e alle sue convenzioni, con un approccio site-specific per ripensare lopera attraverso una specifica struttura visiva e drammaturgica, spostando le possibili letture del testo: Jarry si fa personaggio, emergono per la prima volta alcune interpretazioni e giochi linguistici, la lingua si connota, sporcandola scena teatrale di napoletano e di francese. Seguendo la lezione della Patafisica, scienza delle soluzioni immaginarie, limmaginazione in Ubu Re diventa categoria di lettura della realtà; così compaiono strutture di tubi innocenti, costumi che assomigliano a opere darte e altri marchingegni, in uno spettacolo che pone uno dei testi fondamentali del nostro teatro in dialogo con larte visiva, la storia, la letteratura. 

Lasciandosi reciprocamente compenetrare e completare dallarte dellaltro, in una collaborazione unica nel suo genere, Cherstich e Serafini, riuniti in questo processo creativo e nuova produzione del Teatro di Roma, hanno operato sullo straordinario e prorompente materiale entrando nella maniera più incisiva a contatto con lopera: i due artisti si sono infatti dedicati assieme alla traduzione del testo, assorbendone non solo le tematiche ma i ritmi, le vibrazioni, per restituirli in sala attraverso la lente brillante e originale con cui leggono il mondo. «Théâtre de l’Œuvre di Parigi, 10 dicembre 1896. Tra applausi scroscianti, insulti e violente scazzottate, debuttava lUbu Roi, opera prima di Alfred Jarry si legge nelle note di regia Nella Parigi fin de sìècle, dopo i traumi provocati dalla caduta del Secondo Impero e poi della Comune, cominciarono a comparire inaspettati personaggi. Alfred Jarry fu uno dei primi componenti di una sorta di genio-guastatori, che metterà in crisi tutti i paradigmi preesistenti, per dare così forma alla Modernità. “L’uscita è da quella parte, prego!recitava un cartello presente in sala, al Théâtre de l’Œuvre. Era il primo di una serie di schiaffi alle convenzioni, che caratterizzavano quello spettacolo-manifesto. Alfred Jarry fu intellettuale ribelle e raffinato provocatore, ciclista instancabile, consumatore di assenzio e che fece dellimmaginazione lunico strumento di sopravvivenza nella cosiddetta realtà. Definito proto-dadaista dai dadaisti, proto-futurista dai futuristi, proto-surrealista dai surrealisti, proto-assurdista dagli assurdi e proto-postmodernista dai postmoderni il suo lavoro li ha preceduti tutti e ha trovato nella scrittura di Ubu la sintesi perfetta. Il personaggio di Padre Ubu simboleggia lapoteosi del ventre e il trionfo del grugno nella Storia universalee non offre altro che la personificazione dei più sconsolanti aspetti della condizione umana. Ubu è un uomo come tutti, che si ritrova quasi per sbaglio a essere a capo di tutti, suo malgrado. Per Jarry potrebbe anche essere lanarchico perfetto se non avesse quei tratti umani che impediscono a ognuno di diventare perfetti anarchici. Sua moglie è ugualmente ripugnante nellaspetto e negli atteggiamenti, brama il potere, ma, a differenza di Padre Ubu non teme nulla ed è disposta a tutto pur di ottenerlo. Jarry come Lautréamont saccheggia tutto e tutti: le leggende bretoni e medioevali, la propria biografia, il teatro popolare, i burattini e Shakespeare. Padre e Madre Ubu interpretano le ambizioni politiche come Macbeth e Lady Macbeth: Madre Ubu spinge Padre Ubu a uccidere il re di Polonia per rubargli la corona. Ci riuscirà ma verrà poi sfidato da Bugrelao, figlio del re morto. Vediamo i fantasmi dei re ancestrali, come in Amleto, e il tradimento senza fine di Riccardo III. Eserciti che lottano con sé stessi, contadini con nomi di nobili trucidati sulla pubblica piazza, macchine per decervellare e parate dispirazione sovietica. Tutto questo è Ubu Re. Alfred Jarry era nato a Laval in Bretagna, una delle rare città dal nome palindromo e i palindromi sono quei fenomeni linguistici che riuniscono tutti gli alfabeti, sia a direzione destrorsa che sinistrorsa, alludendo, chissà, a quella lingua universale e prebabelica, dove forse si leggeva tutto dallinizio alla fine e viceversa. E anche il nome di Ubu è un palindromo…».

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TEATRO DI ROMA _ Largo di Torre Argentina, Roma _ www.teatrodiroma.net

Biglietti spettacolointero 15 euro – ridotto 10 euro

Orari spettacolo: tutti i giorni ore 20 _ sabato 24 luglio ore 19.00 _ domenica 25 luglio riposo

Durata spettacolo: 1 ora e 40 minuti