Intervista a Carlo Diego Massari della C&C Company

A proposito de Les Miserables al Tramedautore Festival 2021

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Artificio o realtà? Uomini vestiti da donne o donne vestite da uomini?Uomini o simpatiche bestie umanizzate? Sul palco“un esercito di pecoroni, gallinacci” (Massari) con parrucchino arancione e body a perizoma. Spalle al pubblico. È uno scherzo? Dove siamo finiti?

Siamo al Piccolo Teatro Strehler al Festival Tramedautore 2021 per uno spettacolo firmato Carlo Diego Massari della C&C Company: Les Miserables.

Uno show grottesco

Ha inizio uno show grottesco di 4 danzatori-performer che non riescono a stare in equilibrio, che si dimenticano la coreografia, che si spalleggiano l’un l’altro, che galoppano, che cadono, si rialzano, si fronteggiano, si spingono, si esibiscono in buffe coreografie, guidati come marionette o carillon impazziti che vanno a ruota libera.

I 4 si muovono goffamente, cantano, recitano un corale medio borghese (scritto da Massari).

Il corale prende di mira i clichès diffusi nell’Italia degli ultimi anni come “c’è la crisi” – “se protesti nulla ottieni e i problemi resteran”,  o come “pandemia” – “mascherina FP2 Gel per mani, anche le tue Distanziati un metro o due Nuovo Dpcm, “decreti sicurezza”, “epurazion” si focalizza sui pregiudizi su neri, gay, rom, islamici e su chi è contro gli aborti a priori a favore del partorire.

Intervista a Carlo Massari Les Miserables

Ho posto alcune domande al creatore (e non coreografo) – così si autodefinisce Massari – di questo spettacolo.

Lo spettacolo risulta leggero all’apparenza, ma è assai complesso.

Parliamo del processo creativo. Dal testo al lavoro sulla fisicità, dall’uso della voce, ai riferimenti cosparsi nello spettacolo.

C.M. Les Miserables nasce come processo lungo, presentato in forma breve al NID (NEW ITALIAN DANCE PLATFORM 2019) di Reggio Emilia, per poi approdare alla sua forma attuale nel 2021.

Premetto che non lavoro mai su un solo progetto: l’idea è sempre quella di fare ricerca su più lavori e verso la metamorfosi. Non mi interessa che ci sia un inizio e una fine, mi interessano gli steps di lavoro. Alla base c’è un processo creativo ampio dal’esito performativo e transdisciplinare.

Ho lavorato pensando a una violenza borghese, studiando i materiali fisici del Fascio e cercando di estrapolare il lato contemporaneo dei suoi codici e inserirli nello spettacolo.

Per quanto riguarda la partitura vocale io e Chiara Osella ci siamo ispirati a musicisti come Mozart e Kurt Weill. Abbiamo rielaborato le partiture con l’intento di raccontare il presente attraverso il linguaggio del teatro musicale.

I tuoi ultimi spettacoli sembrano puntare tutti a una reazione sociale attraverso l’arte performativa contro la perdità di personalizzazione e identità e la capacità di poter pensare, assai vigenti nell’oggi.

C.M. L’arte deve essere coraggiosa, deve passare a una fase di attacco con qualunque mezzo. Mi considero un creatore, non un coreografo e uso la danza come strumento sociale e come linguaggio della comunicazione che deve far riflettere. (Massari sottolinea più volte l’importanda del verbo “usare”). La danza in Italia oggi è diventata intrattenimento fine a sè stesso. Oggi prendere posizione è fondamentale! Ci deve essere un’urgenza – lo diceva anche Grotowski.

Il prossimo anno Carlo Massari vorrebbe tornare al Tramedautore Festival?

C.M. Certamente, voglio tornarci. Vorrei portare uno mio spettacolo che mette in scena la bestialità umana, dal titolo  Beast Without Beauty.

Il finale dello spettacolo

Il finale dello spettacolo è a sorpresa. I proiettori  e gli artifici scenici crollano.

E tra il pubblico un re anziano recita così: “la triste commedia, l’allegra tragedia è giunta al termine..” “alle bestioline educate viene chiesto di tornare nel Voyer”… “la convenzione vorrebbe applausi”…”l’uomo ha visto lo specchio di sè stesso”… “una volta avremmo trovato rifugio nella penombra della platea” … “razza in estinsione, noi artisti abbiamo l’ossessione di imitare la vita”.

Le Miserables non è uno spettacolo di danza, non è neanche remake teatrale dell’opera di Victor Hugo: è la messa in scena della miseria umana e/o la miseria della messa in scena (?), uno spettacolo sicuramente riuscito, che comunica in maniera diretta e efficace attraverso l’uso di un linguaggio innovativo e un ritmo sostenuto di alto coinvolgimento che pone interrogativi. Strizza l’occhio a un genere grottesco che suscita una risata esplosiva iniziale con un climaxdiscendente sino alla de-solazione: non troviamo conforto neanche accanto ai nostri simili – ormai estranei in platea, siamo soli: “cosa resta della pietà dell’individuo?”Forse Massari non ha detto nulla di nuovo, ma è importante non restare indifferenti di fronte a ciò che oggi sembra scontato e ciò di fronte a cui non si reagisce più.

Non siamo più neanche esseri pensanti, siamo marionette su un palco che tende a scomparire.

Lavinia Laura Morisco