Professione separata

Recensione di Tania Turnaturi

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Al Teatro Tirso de Molina di Roma fino al 31 ottobre 2021

Lo stato di donna separata si può trasformare in una professione, cioè in una condizione che genera profitto? Dall’ottica maschile spesso lo è, dall’ottica femminile lo può diventare tramite una opportuna programmazione.

È ciò che escogita Marta, stanca di un marito erudito e prolisso, ormai infatuata dell’aitante giovanotto conosciuto in palestra. Totalmente dipendente dal facoltoso coniuge e priva di una propria fonte di guadagno, confida le sue ambasce all’inseparabile amica Ilaria che le propone di rivolgersi a un’avvocatessa adusa a ricorrere ad adeguati stratagemmi per spianare la strada alle clienti verso il benessere e la libertà.

Il sistema è ormai collaudato anche nella vita reale: incastrare il malcapitato marito con una messinscena approntata ad arte, per farlo apparire colpevole e spillargli il patrimonio e un congruo assegno di mantenimento.

Riuscirà questo piano strategico ad andare in porto? Il finale riserva qualche sorpresa!

Due ore di lazzi e frizzi con le spumeggianti protagoniste che attraversano il palcoscenico da una quinta all’altra cambiando abito ad ogni entrata in scena: minivestiti svolazzanti, tute aderenti, gonne fascianti e camicette sgargianti in un tripudio di colori e un turbinio di dialoghi.

Il marito, colto e cavilloso con l’uso di un linguaggio farcito di figure retoriche di cui spiega pedantemente il significato, intanto esterna le sofferenze di coniuge trascurato al vicino confessando il timore di essere tradito. Perfino la televisione non lo aiuta a distrarsi poiché ad ogni accensione appare la giornalista Manuela Lucchini che legge notizie di delitti e crisi coniugali e, paradossalmente, si rivolge direttamente a lui ammonendolo e accusandolo.

L’universo femminile gli è ostile, l’unica presenza maschile è Cirillo, il vicino misantropo rassegnato a una vita grama. È donna, ermetica e severa, anche il giudice che emette la sentenza di separazione molto gravosa per il poveruomo.

La destrezza muliebre sembra trionfare. Ma, si sa, le donne a volte sono nemiche delle altre donne, gli equilibri precari si spezzano facilmente e il non detto governa le azioni umane più di ciò che è palese.

L’autore Salvatore Scirè ispirandosi alla realtà che quotidianamente si arricchisce di casi di cronaca in cui la separazione si trasforma in business, ne estremizza le peculiarità attraverso la satira e il paradosso conditi di speciosa erudizione.

Brillanti e friccicose le interpreti che Scirè dirige con dovizioso sfoggio di grazie muliebri: Vania Della Bidia, Francesca Di Meglio, Francesca Rasi ed Elena Rossetto. Pierre Bresolin è l’indomito marito, Raffaele De Bartolomeis il vicino sornione. Manuela Lucchini per amichevole partecipazione appare nel cameo in video ed è presente in sala la sera della prima. La scena è ornata dalle opere del Maestro Enrico Benaglia.

Per ridere di se stessi osservando gli altri.