“Bros – Il potere di una violenta bellezza”

Recensione di Lavinia Laura Morisco

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Prosegue la programmazione della Triennale Milano sotto la direzione di Umberto Angelini. Dall’11 al 14 novembre è stata la volta di Bros il nuovo spettacolo di Romeo Castellucci, per la prima in Italia.

Bros è αἴσθησις dal greco”sensazione” e dal verbo αἰσθάνομαι “percepire attraverso la mediazione del senso” – in questo caso dei cinque sensi coinvolti a 360 gradi durante la fruizione.

Non è sensazione piacevole, perchè di certo non è questo lo scopo dello spettacolo: prima di entrare in sala ci chiedono se vogliamo i tappi per le orecchie, rumori assordanti ci aspettano?

Degli ordini vengono trasmessi in tempo reale con degli auricolari a un gruppo folto di uomini in uniforme da poliziotto e vengono tradotti in azione sul palco. I tempi si moltiplicano: al tempo dell’ascolto segue quello della percezione dell’ascolto (degli ordini), seguito da quello di reazione e azione (degli uomini in uniforme).

Questo non lo si sa in maniera esplicita, ma si evince che qualcuno stia impartendo degli ordini, ma nè quegli uomini, nè noi spettatori, sappiamo perchè sia necessario eseguire degli ordini, ma soprattutto quei precisi ordini.

L’azione diventa immagine, arte visiva e poi plastica insieme alla scena e alle macchine di scena che “violentano” il pubblico di spettatori.

Nell’indice comportamentale (esso stesso è parte integrante testuale dello spettacolo, poi anche replicato sui cartelli di scena ) è  scritto a lettere chiare su un grande foglio nero – bianco e nero sono anche le due note cromatiche prevalenti nella messa in scena insieme al rosso sangue – si può leggere: “Sono disposto a credere di essere un vero poliziotto”. “Eseguirò gli ordini anche se mi sembreranno contraddittori” (…)”Eseguirò gli ordini con freddezza sacerdotale, anche se non capisco questa frase”.

La domanda è: “siamo disposti a continuare a guardare anche se quello a cui stiamo assistendo ci tocca profondamente e quasi ci provoca fastidio? Lo spettatore diventa complice di quanto avviene in scena anche se è scandalizzato, perchè continua a guardare senza reagire.

Bros è uno spettacolo a più occhi, in pieno stile Castellucci / Sociètas Raffaello Sanzio: i poliziotti sono guardati da macchine quasi mostruose che sembrano osservare e controllare dall’alto; sono guardati anche da noi. Il punto di vista si ribalta: i poliziotti guardano noi mentre stiamo guardando. Nella scena in cui circordano la platea guardano un poliziotto che si dimena sul palco e, nel contempo, guardano le nostre reazioni.

Anche noi, quasi intimiditi, continuiamo a guardare come se ci stessero ordinando di guardare, ma anche noi non sappiamo perchè.

Tornano gli elementi del teatro immagine, il circuito della totalità delle arti e il senso della tragedia dell’oggi già presenti nella Tragedia Endogonidia (Sociétas Raffaello Sanzio 2001-2004): si vorrebbe fuggire dalla violenza messa in scena, ma allo stesso tempo non si riescono a staccare gli occhi da quanto sta avvenendo. Si riprende quindi il voyeurismo spietato e complice della Divina Commedia di Romeo Castellucci(2008) e anche il contrasto vecchio/giovane (de pullo et ovo, del pulcino e dell’uovo appunto, ultima parte testuale apparsa in scena in Bros) di Sul concetto di Volto nel figlio di Dio (Sociétas Raffaello Sanzio 2010).

Bros è forma abbreviata dall’inglese per “fratelli”, squadra speciale. Ma cosa hanno a che fare con la famiglia questi Bros se si picchiano l’un l’altro torturandosi fino alla morte? Sono Bros perchè appartengono a quel gruppo e perchè hanno la stessa uniforme.

In un’intervista rilasciata su la Repubblica nel 2021 Castellucci afferma:

Bros non è un discorso sulla polizia, bensì su di noi, una riflessione sul sottile spazio tra ordine e libero arbitrio, potere e obbedienza, e sul mistero della violenza che è imprescindibile”.

Per i movimenti si è ispirato alla Parigi militarizzata a cui aveva assistito ai tempi dei gilet gialli nel novembre 2018, ma anche al caos e le gag dei film di Buster Keaton.

Il palco diventa una gabbia esplosiva dove regnano disordine e confusione, i movimenti diventano a tratti comici. La comicità è perturbante, fa rabbrividire la pelle e la carne, con il risultato di un riso amaro dagli esiti devastanti.

Bros è perfezione e bellezza estetica (da αἴσθησις  intesa come esperienza del bello) e freddezza esecutiva della violenza, punta allo scandalo e non alla provocazione.

Questo spettacolo è particolare perché racchiude il quasi ossimoro di una violenta bellezza. Gli ordini comunicati in progress riescono a creare delle vere e proprie coreografie in scena.

Lo spettacolo diventa una macchina, un contenitore impazzito di uomini-marionette che non agiscono realmente, ma sono agiti, di occhi dittatoriali e rumori assordanti, di schizzi di sangue e teste tagliate di animali sacrificati proprio come quegli uomini picchiati dai loro bros.

Lavinia Laura Morisco