Don Giovanni dell’orchestra Senzaspine

Recensione di Amelia Di Pietro

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 Andato in scena al Teatro Duse di Bologna

Continua la collaborazione tra il Teatro Duse di Bologna e l’orchestra Senzaspine che, ad apertura della stagione autunnale, ha portato in scena una delle più celebri opere di Mozart, il Don Giovanni, in un allestimento che, seppur ambientato nel Settecento, strizza l’occhio alla modernità grazie all’ausilio di tecnologie in grado di rendere lo spettacolo fruibile a tutti gli spettatori, anche non melomani. Ed è proprio questo il messaggio che da anni porta avanti la compagine orchestrale come scrive il presidente dell’Associazione e Direttore d’orchestra Tommaso Ussardi: «Abbattere i muri che separano, escludono e allontanano dalla condivisione e dalla partecipazione, creando opportunità d’incontro e confronto per spezzare tutte le spine che fanno male alla musica e all’Arte».

Anche questo progetto, infatti, è frutto di un percorso di condivisione e costruzione iniziato lo scorso giugno a che ha visto collaborare l’Accademia di Belle arti di Bologna per le scenografie, con la supervisione di Chiara Guadagnini, dell’Antoniano di Bologna per i costumi ideati da Monica Mulazzani, e della cittadinanza tutta, come di consuetudine, in linea con il fine che caratterizza l’Orchestra Senzaspine: portare la musica classica a un ampio pubblico attraverso il coinvolgimento attivo della popolazione. Parole d’ordine inclusività e accessibilità. Guide all’ascolto, lezioni-concerto, performance artistiche, esperienze sensoriali e laboratori di narrazione hanno accompagnato tutto il progetto affinché l’opera possa essere disponibile anche alle persone non udenti e non vedenti, grazie alla collaborazione dell’Istituto dei ciechi, Francesco Cavazza, della Fondazione Gualandi a favore dei sordi, di ENS – Ente Nazionale Sordi e di FIADDA Emilia-Romagna – Associazione per i diritti delle persone sorde e famiglie.

Sul podio Tommaso Ussardi, per la prima volta impegnato nel capolavoro mozartiano, mentre la regia è di Giovanni Dispenza, che torna sul palcoscenico con un nuovo progetto dopo il successo del Barbiere di Siviglia nel 2018 e delle Nozze di Figaro nel 2019: «Don Giovanni è come un fuoco che scalda il sangue e scioglie le membra, fumo che annebbia i sensi e confonde, fiamma in continuo mutamento che arde e rapidamente si consuma. Per interpretare l’opera ho tenuto conto del delicato equilibrio, quasi direi sovrapposizione, tra “dramma” e “giocoso”, tra vari punti di vista che sono poi quelli dei diversi protagonisti coinvolti nell’azione scenica». 

Un gioco di luci e immagini in videoproiezioni anima le scene che si susseguono e sono separate da una tenda con filamenti bianchi sulla quale, le immagini proiettate cambiano lo scenario e le atmosfere. Una scenografia semplice, chiara e leggibile ma allo stesso tempo suggestiva. Anche i costumi sono stati pensati in nome di una massima leggibilità dell’opera, tanto che anche i bambini sono riusciti a seguirla e a comprenderne il senso. A ogni personaggio è stato riservato un colore che, oltre a rappresentarlo nell’abito indossato lo tratteggia anche nelle connotazioni caratteriali del personaggio stesso. Don Giovanni indossa un abito magenta, che contraddistingue i tratti caratteriali del suo personaggio inafferrabile e misterioso e ne incarna l’irrefrenabile pulsione alla vita. Il costume di Leporello invece è verde e indica la sua esuberanza e simpatia. Anche gli altri personaggi hanno un colore distintivo: blu per Donna Anna, avorio per Donna Elvira, oro per Don Ottavio, bronzo per il Commendatore, infine bianco panna per Zerlina e marrone per Masetto. In questo modo tutti i personaggi sono ben definiti e riconoscibili.

E per finire un plauso va ai musicisti dell’orchestra, tanto amati dal pubblico bolognese, perché giovani, di talento, simpatici e coinvolgenti. 

Amelia Di Pietro