“Misericordia”

Recensione di Irene Floridi

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Gli spettacoli che rimangono nella nostra memoria, come cicatrici di vecchie ferite, o che ci hanno gonfiato il petto perché li abbiamo respirati fino all’ultimo alito dell’ultima battuta non sono molti, riflettendoci. In quasi nessuno si piange o si ride come bambini, usciamo e diciamo “bello” o “interessante” o “inutile” ma poi vanno a scomparire da ogni stanza della nostra memoria. Entrano nel novero probabilmente di tutti quei film e spettacoli in cui ci imbattiamo, come se dovessimo riempire un album di figurine. Ce ne sono però alcuni, una piccola, anzi minima parte, che rimangono in noi, perché appunto il loro passaggio rimane inciso sul nostro corpo. Sarà probabilmente il caso di questa piccola meraviglia, “Misericordia”, di Emma Dante. Difficile vedere uno spettacolo così commovente da lasciarti indifeso. Una volta terminato nessuno spettatore voleva smettere di applaudire, molti si sono alzati in piedi, mi sono trovata frastornata, come ancora prigioniera della sofferenza condivisa dai quattro personaggi. 

E’ la storia di tre donne, Anna, Nuzza e Bettina che crescono un bambino autistico, figlio di una loro amica morta subito dopo aver partorito a causa delle percosse causatele dal padre del bambino. Per mantenersi fanno le sarte di giorno e si prostituiscono la notte. Di grande forza emotiva e di impatto agghiacciante è la rappresentazione da parte delle tre attrici del momento in cui arriva la notte, della loro trasformazione e del loro volgare e accattivante rituale che compiono per attirare e soddisfare i clienti.   Vivono tutte nel medesimo appartamento per dividere le spese, un posto squallido e deprimente. Il bambino diventa ragazzo, sogna di entrare nella banda del paese, la sua strada invece terminerà in un istituto.

E’ la storia di uomini e donne che vivono ai margini della società. E’ uno spettacolo in dialetto, chiaramente in siciliano, ma i personaggi potrebbero vivere ovunque, in qualsiasi squallida periferia di qualsiasi città. La bravura degli attori è impressionante, non cadono mai nel patetico ma anzi, spesso si ride, anche se di un riso amaro. Italia Carroccio, Manuela Lo Sicco, Leonarda Saffi affiancano Simone Zambelli, giovane attore e ballerino che attraverso la danza e la recitazione conduce lo spettatore in un mondo di solitudine e sogni irraggiungibili.