“The Bubble”, che chiude il 62/mo Festival dei Popoli

Alle 20, al cinema La Compagnia si terrà la cerimonia di premiazione con l'annuncio dei vincitori

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Uno stupefacente ritratto della più grande comunità al mondo di pensionati in Florida, decisi a togliersi ogni sfizio possibile negli ultimi anni della loro vita, è al centro del documentario in prima italiana “The Bubble” della regista Valerie Blankenbyl, evento di chiusura della 62/ma edizione del Festival dei Popoli, domenica 28 novembre, alle 18 al cinema La Compagnia di Firenze (ingresso 7 euro, 5 ridotto). La proiezione del film sarà seguita dalla cerimonia di premiazione, che avrà luogo alle 20.

Il documentario è ambientato in Florida, al The Villages, la più grande comunità di ritiro al mondo, con oltre 150 mila residenti in un’area grande due volte Manhattan. I suoi abitanti, per lo più coppie di pensionati agiati e repubblicani, hanno deciso di vivere appieno gli ultimi anni di vita, togliendosi tutti gli sfizi e godendo di qualunque privilegio che un’esistenza di lavoro e sacrificio ora gli concede. Tra un campo di golf e un karaoke, una piscina e una sala da ballo, Valerie Blankenbyl filma il volto più irriducibile del sogno americano: non solo la possibilità di essere liberi e indipendenti fino all’ultimo ma anche, in fondo, la rivendicazione di un individualismo che, in tempi come i nostri, non può che farsi egoismo. I protagonisti del documentario giocano, ballano e cantano dichiarando spassionatamente il desiderio di trascorrere il proprio tempo lontano dal frignare dei nipotini e da tutte le incombenze a essi legate.

 Il programma dell’ultima giornata parte alle 15.30 al cinema La Compagnia con la proiezione di The Village Detective di Bill Morrison, uno dei registi più significativi del panorama contemporaneo. In questo documentario, della sezione Diamonds Are Forever, che ha reso omaggio ai 30 anni dalla caduta dell’Unione Sovietica, a partire dalle bobine di un vecchio film sovietico recuperate da un pescatore a 20 miglia dalla costa islandese,  la memoria del cinema riemerge nello sguardo del regista.