Teatro Argentina – “M il figlio del secolo”

Massimo Popolizio racconta l’ascesa di Mussolini nello spettatolo tratto dal libro di Antonio Scurati. Dal 4 marzo al 3 aprile a Roma.

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M_da sx Popolizio,Ragno_photo©MasiarPasquali BASSA

Trentuno brevi quadri dal sapore brechtiano in uno stile da cabaret espressionista o cinematografico con tanto di titolo per raccontare l’ascesa al potere di Mussolini nei sei anni che vanno dal 1919 al 1924, dalla fine della Grande Guerra alle pulsioni verso la rivoluzione socialista, dalla fondazione dei fasci di combattimento fino al dilagare incontrollabile dello squadrismo, dalla Marcia su Roma al celebre discorso in Parlamento. Massimo Popolizio porta in scena M il figlio del secolo, monumentale spettacolo tratto dall’omonimo romanzo di Antonio Scurati, Premio Strega 2019, per mostrando la lenta e inesorabile scalata al potere di Mussolini che si insinua fra la debolezza cronica delle istituzioni e gioca sulla manipolazione del linguaggio e delle masse.

M è uno spettacolo importante, tre ore la durata, che fotografa analiticamente l’ascesa del fascismo in Italia attraverso percorsi quasi rocamboleschi: Popolizio sceglie una rappresentazione plastica e dal taglio espressionista, con qualche cedimento al comico, aprendo e chiudendo circolarmente lo spettacolo con le raggelanti parole di Mussolini fiero del suo consenso che accompagnano le immagini di repertorio con le masse addestrate e inconsapevoli.

Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere” afferma Mussolini in Parlamento nel 1925 quando decide di ”addossarsi la croce del potere” con le parole che aprono e chiudono lo spettacolo coinvolgendo l’altro Mussolini e coprendosi il volto con dei cappucci di tela. Non facile l’adattamento drammaturgico del romanzo operato da Popolizio in collaborazione con Lorenzo Pavolini che fotografa l’ascesa del fascismo in bilico fra demagogia e repressione, con l’annientamento della libertà e dell’opinione pubblica attraverso la politica del consenso e la violenza come accade con il delitto del giovane Giacomo Matteotti, una delle pagine più dolorose e commoventi dello spettacolo.

L’idea di Popolizio, con una regia mai statica, ma sempre ispirata al suo maestro Ronconi, è di mettere in scena un’inquadratura mettendone in evidenza ora il primo piano, ora gli elementi in secondo piano, affidando spesso ai personaggi non solo il dialogo, ma anche una narrazione di sé in terza persona. È quello che accade praticamente sempre con i due Mussolini che si alternano in scena. L’istrionico, grande, Popolizio, con le ghette, è Benito “il teatrante”, grottesco e consapevole, ma quasi a tratti ridicolizzato pur nel suo consenso in una sorta di Petrolini che dà spettacolo davanti al pubblico. Accanto a lui, il Duce umano e quasi straniato di un intenso Tommaso Ragno, il Mussolini uomo, un uomo comune, con tutte le sue traversie, le amanti, gli slanci socialisti che diventa un politico quasi improvvisato per trovarsi a diventare un uomo di potere. Intorno a lui tanti personaggi che tornano quadro dopo quadro a cominciare dalla bravissima Sandra Toffolatti, che interpreta l’intellettuale Margherita Sarfatti, che ha forgiato e ripulito il Duce trasformandolo in un uomo di successo. Diciotto attori interpretano oltre novanta personaggi, da Paolo Musio, nel ruolo dell’ex amico e ora avversario Pietro Nenni alla figura del parlamentare socialista Matteotti di Raffaele Esposito nelle sue commoventi lettere con la moglie Velia. Uno dopo l’altro scorrono sul palco Gabriele D’Annunzio e la sua impara di Fiume, l’esaltato Italo Balbo, Nicola Bombacci… Le scene di Marco Rossi accompagnano i costumi preziosi d’epoca di Gianluca Sbicca per raccontare ”il paese opaco” dove il fascismo sembra non essere “l’ospite di questo virus che si propaga ma l’ospitato”. M è uno spettacolo importante che mostra analiticamente la deriva dell’Italia e l’incredibile ascesa del fascismo fino al momento di svolta in cui il Parlamento avrebbe potuto arginare Mussolini dopo il delitto Matteotti anziché consegnargli il potere nelle mani insieme a un’Italia alla deriva. Uno spettacolo da non perdere per tutti. In scena fino al 3 aprile 2022 anche con una serie di attività pensate per approfondire il contesto storico, politico e culturale affrontato dallo spettacolo, dai luoghi.

Info e dettagli su www.teatrodiroma.net.