Teatro Sistina, l’eterno successo di Rugantino

Successo per l’edizione storica della commedia musicale con Serena Autieri e Michele La Ginestra che festeggia 60 anni a Roma. In scena fino al 27 marzo.

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Sessant’anni, ma non li dimostra: Rugantino di Garinei e Giovannini torna nella sua versione storica originale con la supervisione di Massimo Romeo Piparo al Teatro Sistina di Roma fino al 27 marzo e festeggia con una prima affollatissima nella sua città in omaggio a quel 1962 quando ci fu l’indimenticabile esordio al Sistina con Nino Manfredi, Aldo Fabrizi e Lea Massari. Una prima a sostegno della solidarietà per l’Ucraina con le immagini delle manifestazioni per la pace in tutto il mondo che hanno accolto gli spettatori.
Tutti noi che facciamo cultura e spettacolo in questo momento così difficile ci stiamo interrogando sul senso stesso del nostro mestiere, se convenga o meno aprire un sipario e intrattenere il pubblico e trasmettere messaggi di benessere e distrazione – le parole del Direttore Artistico del Sistina Massimo Romeo Piparo – La risposta però arriva immediatamente: il ruolo degli operatori culturali è anche questo, e quindi Rugantino apre il suo sipario a Roma e sui grandi schermi fuori dal teatro, miste alle immagini dello spettacolo, scorreranno, in segno di solidarietà per l’Ucraina, anche quelle delle manifestazioni per la pace in corso in tutto il mondo”.
Un compleanno importante quello dei sessant’anni di Rugantino che resta la commedia musicale per eccellenza, omaggio alla romanità e alla tradizione di una città che ha mostrato il suo inconfondibile volto papalino. La versione storica originale mantiene ancora inalterata tutta la sua freschezza anche dopo tanti anni: sembra non invecchiare mai dimostrandosi una perfetta macchina teatrale, un gioiellino che alterna la nostalgia al divertimento, la commedia al dramma, lasciando trapelare un meccanismo semplicemente perfetto in ogni parola, ogni gesto, ogni situazione. Le musiche indimenticabili del Maestro Armando Trovajoli riecheggiano fra gli spettatori che ritrovano le preziose scene e i bellissimi, vivaci costumi originali, creati da Giulio Coltellacci. Il cast per questa edizione storica, la nona, che cade per festeggiare un compleanno importante, annovera ritorni e volti nuovi per i personaggi che popolano la commedia, antichi e modernissimi nella loro umanità.
Michele La Ginestra si confronta con l’amatissimo ruolo di Rugantino per la terza volta, dopo il debutto nel 2001 con Sabrina Ferilli e la ripresa nel 2004, mostrando una totale adesione al personaggio, guascone e truffaldino, spaccone, ma di buon cuore che decide di morire da uomo pur nella sua innocenza. L’attore romano mostra di avere la presenza giusta per regalare leggerezza e incoscienza al personaggio di Rugantino, sempre duttile, nel lento, ma inesorabile cambiamento del personaggio, sbruffone, ma dal cuore d’oro, che passa dal tono della commedia al toccante dramma finale. Accanto a lui una bellissima Serena Autieri, impegnata per la seconda volta in carriera nel ruolo dell’altera e irraggiungibile Rosetta: l’attrice napoletana si confronta con grande professionalità nel personaggio riuscendo a regalare il giusto spessore. Edy Angelillo è orai veterana nel ruolo di Eusebia, la finta sorella di Rugantino che lo assiste nelle due truffe e che sogna il matrimonio per riscattare la sua miseria tornando al paese natio da gran signora. Tenera e di gran cuore.
Applausi a Massimo Wertmuller che esordisce con grande successo nel ruolo di Mastro Titta, già interpretato da Aldo Fabrizi, costituendosi addosso e con una vis tutta speciale un personaggio connaturato di grande empatia e di grande umanità.
Oltre trenta gli artisti, bravissimi, impegnati nella ripresa di questa storica edizione che emoziona ogni volta: occasione giusta per non lasciarsi scappare lo spettacolo che affonda le radici nella romanità per eccellenza, uno spettacolo che si muove come un inalterato meccanismo a orologeria perfetto in ogni sua declinazione. In scena fino al 27 marzo a Roma per ridere, commuoversi e perdersi fra la nostalgia.

Fabiana Raponi