Teatro dell’Opera di Roma, il successo di Mass per la stagione estiva alle Terme di Caracalla

Successo di pubblico per il grandioso allestimento di Damiano Michieletto che apre la stagione estiva alle Terme di Caracalla. Diego Matheuz sul podio. Repliche stasera e martedì 5 luglio, alle 21, a Roma

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Platea affollatissima di nomi illustri, volti noti e vip in occasione della prima di Mass di Leonard Bernstein, opera inaugurale della stagione estiva del Teatro dell’Opera di Roma che torna alle Terme di Caracalla dopo due anni di emergenza sanitaria, repliche stasera, domenica 3 e martedì 5 luglio, sempre alle ore 21. Non poteva esserci che lavoro migliore di Mass per celebrare l’emozionante ritorno a Caracalla: grande successo per la prima italiana dell’opera di Bernstein fino a questo momento proposta solo in forma di concerto, qui diretta dal Maestro Diego Matheuz, tra i più popolari musicisti figli de “El Sistema”, al suo debutto romano. Ma Mass, pezzo teatrale per cantanti, musicisti e ballerini, è molto altro e Damiano Michieletto, regista del nuovo allestimento, ha colto al meglio l’attualità, la modernità e lo spirito di questa strana opera, che opera di fatto non è. Commissionata da Jacqueline Kennedy, vedova del Presidente, pensata per ricordare JFK, primo presidente cattolico degli Stati Uniti, Mass ha debuttato al Kennedy Center l’8 settembre del 1971: la cornice di Mass è data dalla struttura della Messa tridentina della Chiesa cattolica romana, ma conta anche frammenti liturgici in latino, versi in ebraico, e testi aggiuntivi in lingua inglese firmati da Bernstein, da Stephen Schwartz e Paul Simon, che hanno la funzione di forza eversiva. L’inserimento di questi testi si riflette anche nell’eterogeneità dei generi musicali, dal musical al rock al jazz al gospel e con inserimenti di strumenti non tradizionalmente presenti in Orchestra, dalla batteria alla chitarra. La tavolozza musicale e sinfonica diventa così veramente eterogenea, ma sempre ottimamente bel gestita da Matheuz alla guida dell’Orchestra. La partitura riflette la storia del Celebrante, l’applaudissimo Markus Werba che tenta di celebrare la Messa, circondato dalla festosità della comunità.
Ma il rito si interrompe a causa dell’irruzione dei singers, animati da dubbi e contraddizioni, certi che Dio sia distante dagli uomini e dalle loro problematiche. In paillettes dorate e volti quasi deformati, animati da spirito blues e da una partitura accattivante che evoca il miglior Bernstein strizzando l’occhio al musical e a West Side Story, i singers costruiscono un muro divisorio al centro della scena che diventa simbolo di tutti i muri disseminati in tutto il mondo, da Belfast al Messico dalla Palestina all’Ungheria. Un muro della vergogna che resta tale secondo Michieletto che ha colto lo spirito pacifista dell’opera immutato a distanza di tanti anni e che simboleggia al tempo stesso anche i muri che ciascuno porta dentro di sé, chiudendosi nei propri pregiudizi nella difesa delle proprie sicurezze. In un momento di contestazione della società e di smarrimento della fede, il Celebrante subisce una seconda Passione, salvo poi riuscire a concludere il rito complice la ritrovata fede della comunità. E Michieletto guarda con ottimismo al futuro nella certezza che i muri, al di là del tempo e dello spazio, possano essere abbattuti.
Se il regista veneziano ha realizzato una messinscena animata dalla grandiosità visiva, complice anche gli imponenti spazi di Caracalla e con lo storico gruppo di lavoro, Paolo Fantin per le le scene, Carla Teti per i costumi, Alessandro Carletti per le luci, ma anche dal totale coinvolgimento di tutte le compagini del teatro e non solo, è pur vero che con la semplice idea del muro divisorio, ha contraddistinto efficacemente l’anima dello spettacolo. Essenziale il ruolo dei danzatori del Corpo di Ballo sulle coreografie originali, sempre piacevolmente moderne, ideate da Sasha Riva e Simone Repele che introducono anche una coppia di ballerini principali identificati idealmente come Bernstein e la moglie impegnati nei passi più classici. Un grande successo di pubblico che applaude calorosamente una prima coraggiosa italiana e che sancisce un grande ritorno alle Terme di Caracalla.
Mass replica ancora stasera, domenica 3 e martedì 5, sempre alle ore 21, ma la stagione estiva di Caracalla prosegue poi con la Carmen di Bizet con la regia di Valentina Carrasco, dal 15 al 4 agosto, il balletto Notre Dame de Paris di Petit dal 21 luglio al 3 agosto, Il barbiere di Siviglia di Rossini nella versione hollywoodiana di Lorenzo Mariani, dal 2 al 9 agosto. Non mancano i due extra della stagione, il triplo appuntamento del Roberto Bolle and Friends, il 12, 13 e 14 luglio e il violinista David Garrett, il 25 luglio. Info e dettagli su operaroma.it.

Fabiana Raponi