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Teatro Ambra Jovinelli, La signora del martedì

In scena a Roma fino al 26 febbraio 2023

Un noir venato di ironia e sarcasmo che virano verso il grottesco.
L’adattamento teatrale del romanzo, del 2020, di Massimo Carlotto rende tangibile la denuncia dei danni che possono provocare nella vita delle persone comuni la gogna mediatica in casi giudiziari e la discriminazione sociale.

Una donna misteriosa da nove anni, ogni martedì, tra le quindici e le sedici, si reca alla pensione Lisbona per incontrare Bonamente Fanzago, attore porno che non può recitare perché reduce da un infarto, cui è rimasta quest’unica cliente per sbarcare il lunario. L’uomo negli anni si è innamorato della partner matura e risoluta, ma lei ribatte: “Io non potrò mai essere tua. Sono solo un’affezionata cliente che ti paga per fare sesso”.

L’attore è da quindici anni l’unico ospite di quell’alberghetto demodé gestito dal signor Alfredo in abiti femminili e parrucca bionda che sostiene “Tutti qui mi chiamano signor Alfredo, ma come vedi sono inequivocabilmente una bella donna e come tale voglio essere trattata”. Donna tra quelle mura protettive, si ‘traveste’ da uomo fuori per non essere schernito. La vicenda infatti sembra ambientata in un’epoca in cui omosessualità e travestitismo suscitavano scandalo nella società perbenista e ipocrita, e vigeva ancora la lira.

Questo equilibrio viene turbato dall’arrivo di un signore in carrozzina che chiede una camera, suscitando le rimostranze della misteriosa signora che lo incontra uscendo e viene spacciata per insegnante di tango che dà lezioni all’attore.
Si innesca un vortice di imprevisti che genera una cascata di scatole cinesi, che si aprono come baratri sul passato di tutti i protagonisti.

Il signore in carrozzina è il giornalista di cronaca nera Pietro Emilio Belli che ha seguito il processo di Alfonsina Malacrida, detta Nanà, accusata di aver sterminato la famiglia quarant’anni prima, di cui aveva subito il fascino perverso. Alfredo aveva una relazione con un professore che si è suicidato per proteggere i figli, e da allora tiene chiusa a chiave una camera del suo albergo…

Il giornalista vuole riaffrontare il caso facendo un’intervista all’assassina. Terrorizzata dalle conseguenze che la pubblicazione dell’articolo potrebbe produrre, Nanà si dichiara innocente e vittima di una famiglia disfunzionale che l’ha spinta sulla strada.
Ognuno ha un lato oscuro nella propria esistenza che, venendo a galla, può diventare motivo di ricatto potendo diventare ricattato e ricattatore. Messo davanti ai propri fantasmi ciascuno dei tre si difende e minaccia, mentre Bonamante si rende conto che tutti gli hanno mentito.

Inquietudini, fallimenti, amori non corrisposti, voragini affettive, ferite dell’anima: o si rinuncia alla propria vita o si elimina il nemico, è una lotta per la sopravvivenza che mescola paura e aggressività, fino al sorprendente e, forse, catartico, finale.
L’intreccio originalissimo ideato da Massimo Carlotto è reso, dalla regia di Pierpaolo Sepe, con un allestimento di coinvolgente tensione, anche grazie alla caratura interpretativa degli attori.

Giuliana De Sio è totalmente aderente al profilo umano di Nanà, con uno strepitoso pezzo di bravura nella disperazione del racconto e nella sensuale performance del tango conclusivo. Alessandro Haber, cui la carrozzina non costituisce un limite, colora di variegate sfumature il personaggio del giornalista, afflitto da un ego castrante e da un sentimento amoroso malsano. Paolo Sassanelli è pittoresco negli abiti e nei pensieri di Alfredo, Riccardo Festa è il gigolò perennemente indeciso nelle scelte, Paolo Persi è il ballerino di tango.
La vicenda si svolge prevalentemente nella hall dell’albergo che, all’occorrenza si apre sulla camera dell’attore (scena di Francesco Ghisu), mentre si diffondono nell’aria le canzoni degli anni Sessanta con le voci di Patty Pravo (Tutt’al più), Dorelli (L’immensità), Fred Bongusto (Amore baciami) e La notte di Adamo cantata in sordina da Haber.
Uno spettacolo tutto da godere aggrappati al pathos che man mano travolge come le tessere di un domino.

Tania Turnaturi

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