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Teatro dell’Opera di Roma, La Bayadère secondo Benjamin Pech

Trionfo al Costanzi per la rilettura di Pech fra tradizione e modernità, Maia Makhateli e Victor Caixeta nei ruoli di Nikija e Solor

A distanza di oltre dieci anni di assenza, finalmente torna sulle scene del Teatro dell’Opera di Roma La Bayadère, balletto dal sapore esotico ed orientale per eccellenza proposto in una nuova moderna versione di Benjamin Pech che riesce a coinvolgere e ad entusiasmare il pubblico della Capitale. Un trionfo anche per i protagonisti Maia Makhateli nel ruolo Nikija e Victor Caixeta nel ruolo di Solor, che si sono alternati con Olga Smirnova e Jacopo Tissi, le étoile dell’Opera Rebecca Bianchi e Alessio Rezza.

Pech guarda all’originale di Petipa con sguardo attento, ma non ossequioso, “onorando” un balletto cui è particolarmente legato, ripensando una Bayadère fra tradizione e modernità, con un occhio alla partitura musicale di Ludwig Minkus rimontata con il maestro Kevin Rhodes, sul podio, e Renata Russo.

È stata la prima produzione cui ho preso parte appena entrato nel Corpo di Ballo dell’Opéra di Parigi – spiega Pech – ho avuto la possibilità di vedere Rudolf Nureyev lavorare a questa sua ultima creazione per la compagnia parigina”.
Pech omaggia il classico, ma lo rielabora in una versione moderna e attuale rendendo il balletto assolutamente fruibile e attuale per il pubblico anche nella drammaturgia, ma ambienta il titolo in un Oriente favoleggiante e immaginario, volutamente non troppo definito: un melodramma che perde il suo peculiare legame identificativo con l’India (è tratto proprio dal poema indiano Sakuntala del poeta Kalidasa) per legarsi a un Oriente stilizzato e molto evocativo.

Oriente fiabesco, ma stilizzato che viene evocato dalle scene fantasiose del pittore Ignasi Monreal suggellate dalle grandi colonne intarsiate (forse unico vero eco dell’India) alternando pannelli dai caldi colori, arancione o blu, che trasportano lo spettatore in una dimensione onirica, anche grazie alle luci di Vinicio Cheli che accompagnano le bayadère in scena. Sorprende molto piacevolmente la scenografia del terzo atto, con papaveri e fiori giganti dai colori avvolgenti che avvinghiano lo spettatore, mentre le fanciulle ombra scendono lentamente in uno dei momenti più celebri del balletto.

Discorso simile anche per i costumi di Anna Biagiotti (in parte nuovi in parte ripresi dai laboratori del teatro), preziosi negli intarsi e nelle decorazioni di sapore orientale, ma non specificamente indiano, con Nikija in candidi colori tenui e Gamzatti in svolazzanti abiti rossi, con tanto di grandioso strascico nell’abito nuziale.

La storia è nota, ma anche estremamente fruibile e comprensibile nel racconto di Pech che la trasforma in un tragico triangolo passionale, fra amore e potere.
Al centro del triangolo, il guerriero Solor, conteso dalla bellissima, dolce bayadère Nikija, votata alla cura del tempio, e la potente e prepotente Gamzatti, figlia del Raja (travolgente la scena fra le due donne). Solor si lascerà sedurre dal potere tradendo la baiadera e accettando il fidanzamento con Gamzatti e Nikija morirà avvelenata. Disperato per la morte della baiadera, Solor in preda alle allucinazioni, sogna Nikija nel terzo atto, l’atto delle ombre, ma il ricongiungimento è breve, perché l’arrivo di Gamzatti pronta alle nozze lo riporta alla realtà trasformandolo in un eroe romantico.

Pech riduce all’essenziale la pantomima, ma al tempo stesso rende molto fruibile la drammaturgia, sempre molto chiara e di facile approccio con una coreografia asciutta e sempre efficace che rende omaggio al classico di Petipa (sviluppandola di più nel primo atto, ma mantenendo alcuni punti cardine), ma rinnovandola con sguardo e gusto moderno, creando convincenti scene d’insieme le scene d’insieme, regalando maggiore spazio anche a Solor come personaggio maschile.

Unendo il primo e il secondo atto (che si conclude con la morte della baiadera) Pech opta per la classica versione in tre atti del balletto, la più diffusa (difficile mettere in scena come ammette lo stesso Pech scegliere la versione in quattro atti che racconta il crollo del tempio e il ricongiungimento di Solor e Nikija): immancabile il terzo atto, il Regno delle Ombre, con la fanciulle ombra che invadono lentamente la scena con fare ipnotico, scendendo lentamente, e i magnifici, raffinatissimi pas de deux del repertorio fra Solor e Nikija.
A impreziosire questo riuscito allestimento, tre coppie di danzatori per i ruoli importanti.
La deliziosa e minuta Maia Makhateli, principal al Dutch National Ballet, è una leggiadra e dolcissima Nikija, quasi evanescente nella sua leggerezza, quando intensa e vibrante per la tecnica e l’interpretazione.

Accanto a lei, il talentoso Victor Caixeta, giovane ballerino brasiliano al debutto romano (dopo avere lasciato il Marinskji, ora all’Het Nationale Ballet olandese), nel ruolo di Solor, elegante nei suoi virtuosismi, in ottima simbiosi nei passi a due con la Makhateli
Perfetta Susanna Salvi come Gamzatti: tanto precisa tecnicamente, quanto brava nell’interpretazione, sempre più brava, l’étoile del Costanzi interpreta con grinta e decisione una donna sicura di sé e pronta a tutto.

L’ambiziosa nuova produzione del Teatro dell’Opera punta anche sulla maturità e. La duttilità del Corpo di Ballo e sui giovani allievi della Scuola di Danza. Applausi per tutti da un pubblico entusiasta che ha affollato il teatro in ogni replica.

Fabiana Raponi

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