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Silvio Orlando ne La vita davanti a sé – recensione

Silvio Orlando ne La vita davanti a sé

La stagione di prosa del Teatro Celebrazioni di Bologna si apre con La vita davanti a sé,
spettacolo vincitore del premio Le Maschere del Teatro Italiano 2022 come miglior
monologo. Regista e interprete uno degli attori più apprezzati del panorama nazionale, il
partenopeo Silvio Orlando. La vita davanti a sé è la trasposizione teatrale dell’omonimo
romanzo dello scrittore lituano naturalizzato francese Romain Gary, pubblicato nel 1975 e
adattato diverse volte per il cinema.
Orlando porta in scena Momò, un bimbo orfano arabo che passa l’infanzia e
l’adolescenza nel quartiere multietnico di Belleville a Parigi. A crescerlo un’anziana ex
prostituta ebrea, Madame Rosa, che gestisce un “rifugio” sgangherato al sesto piano di un
palazzo senza ascensore, accudendo i figli di alcune prostitute. Particolarmente legata al
ragazzino, che a differenza degli altri bimbi non conosce la madre, Madame Rosa è la
figura a cui Momò si attacca di più, e di cui si prenderà cura fino alla fine.
Sul palcoscenico qualche sedia spaiata, una grande poltrona, protagonista delle scene
della “matrona”, e l’alto e traballante palazzo fatto dai vari piani dove si mescolano, vivono
e si scambiano umanità gli abitanti, vari ed eterogenei. A simboleggiare la spinosa, e
contemporanea convivenza fra culture, religioni, stili di vita differenti.
Orlando dipana la vicenda del piccolo Momò, bimbo curioso che fra risate e domande
esistenziali mette in crisi le sovrastrutture del mondo adulto come solo l’infanzia sa fare.
Momò cerca una figura materna negli incontri che fa nel quartiere, a volte casuali a volte
meno, e così passa da un’infanzia difficile in cerca d’amore a un’adolescenza in cui fa
capolino la discriminazione razziale e sociale. Ma lui resta sempre concentrato sull’amore,
quello che lo lega all’unico punto di riferimento della sua vita, Madame Rosa, a cui rimarrà
sempre accanto alleviandole con dolcezza il dolore degli ultimi giorni.
Sul palcoscenico insieme a Orlando, essenziali per la costruzione drammaturgica e
l’ambientazione dello spettacolo, l’ensemble musicale formato da Daniele Mutino alla
fisarmonica, Roberto Napoletano alle percussioni, Luca Sbardella al clarinetto/sax e
Kaw Sissoko al kora/djembe. Classiche melodie francesi si intervallano con ritmi ispirati a
popoli lontani, creando un meraviglioso e potente sostrato che regge la narrazione di
Orlando con eleganza e precisione.
L’attore porta in scena la vicenda con un’intensità interpretativa che mantiene alta per oltre
un’ora e mezza, dosando magistralmente ritmi comici e drammatici e interpretando
personaggi diversi con grande naturalezza e doti affabulatorie.
Piacevolissima anche l’esibizione musicale dopo i saluti di rito con lo stesso Orlando nei
panni inediti di musicista di flauto traverso.
Uno spettacolo emotivamente coinvolgente, dai temi non facili ma di grande attualità, una
storia commovente ben sigillata dall’ultima, lapidaria battuta: «Bisogna volersi bene».
Erika Di Bennardo

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