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L’anatra all’arancia

Al Teatro Quirino di Roma fino al 7 gennaio 2024

Davanti a una scacchiera una coppia gioca un finale di partita in cui abilmente l’uomo fa una mossa che mette all’angolo la donna.

L’incipit della commedia condensa lo svolgimento della vicenda, in cui l’astuzia maschile sarà il fil rouge che farà volgere le cose secondo un piano subdolamente precostituito.

La pièce scritta negli anni ‘60 dall’inglese William Douglas Home e adattata negli anni ‘70 dall’autore teatrale francese Marc Gilbert Sauvajon, è diventata un cult del teatro brillante. Nel 1973 l’allestimento con Alberto Lionello e Valeria Valeri è rimasto memorabile nella storia teatrale italiana. Due anni dopo, Luciano Salce dirigerà la versione cinematografica con Ugo Tognazzi e Monica Vitti.

Gilberto, autore di successo, è egoista, egocentrico e incline al tradimento e la moglie Lisa, esasperata, si concede un amante che è l’opposto del marito col quale andrà via da quella casa sulle colline tosco-romagnole. Il conte Francesco Maria Serravalle Scrivia è nobile di animo e di censo, gentile e attendibile e porterà Lisa a Parigi prospettandole una vita serena e agiata. Inizia da questi presupposti la partita a scacchi di questo matrimonio in cui l’uomo elabora una strategia per evitare lo scacco matto e recuperare il rapporto di coppia, abbandonando l’acredine e l’egoismo.

Organizza perciò un weekend a quattro a casa loro con la complicità della segretaria Patrizia detta Patty Pat per conoscersi e definire i dettagli del divorzio in modo civile e amichevole. Apparentemente, ma in realtà per far ingelosire la moglie con l‘appariscente e svampita segretaria, far affiorare i difetti del rivale e dimostrare di essere migliore di lui. Tutto sotto lo sguardo attonito della cameriera Teresina, impegnata a cucinare l’anatra all’arancia.

Sospesa la partita di scacchi inizia una metaforica partita di pingpong, con colpi di scena che si rincorrono fino alla fine. La sequenza di battute è perfettamente sincronizzata, i due litigano dicendo con eleganza crude verità sulla fine dell’amore e sarcastiche frecciate sulla vita coniugale, inframmezzate da lunghe sorsate di alcool.

L’ingranaggio di situazioni, freddure, caratterizzazione dei personaggi è agile e teatralmente perfetto, sembra di assistere a un’autentica resa dei conti di un ménage in crisi, al di là degli stereotipi.

Emilio Solfrizzi è dotato di un ragguardevole talento comico, instancabile nello spostarsi dal salotto alla credenza e al giardino, relazionandosi ininterrottamente con Lisa in un fuoco di fila di battute amorose e al contempo surreali. Empatico e naturalmente spontaneo, fa scorrere agilmente le due ore e mezza di spettacolo.

Carlotta Natoli tiene il passo con Solfrizzi, ribattendo con slancio a tutte le sue argomentazioni, un duo di protagonisti autenticamente complici.

Ruben Rigillo è l’amante, misurato e altero. Beatrice Schiaffino esibisce il suo fisico statuario e una certa capacità di giocare con le inflessioni comiche dialettali. Antonella Piccolo è la cameriera.

La regia di Claudio Greg Gregori affiora nei comportamenti stralunati e a tratti paradossali del protagonista.

Le scenografie di Fabiana Di Marco evocano la scacchiera anche nell’elegante salotto della casa, con alcuni pezzi degli scacchi come complementi d’arredo che, quando il sipario si riapre per gli applausi finali, rotolano sulla scena. Costumi di Alessandra Beneduce, disegno luci di Massimo Gresia. 

Lo spettacolo con cui festeggiare allegramente l’arrivo del nuovo anno.

 

Tania Turnaturi

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