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Trend, Island Town

Dal 4 al 6 dicembre ore 21 in scena a Roma

Per Trend – nuove frontiere della scena britannica, il festival a cura di Rodolfo di Giammarco, il Teatro Belli di Roma ospita dal 4 al 6 dicembre (ore 21) Island Town di
Simon Longman, con la regia e traduzione di Martina Glenda

In una piccola città che sembra un’isola tra i campi, crescono Kate, Sam e Pete con i loro sogni di cui forse non importa a nessuno. In quel posto non c’è molto da fare se non andarsene. Ma c’è effettivamente qualcosa oltre la circonvallazione stradale che soffoca la città? Island Town è una storia di amicizia che fiorisce dove nulla fiorisce e che concede la speranza di superare l’orizzonte oltre la periferia.

NOTE DI REGIA
Island Town è la storia di Kate, Sam e Pete, tre ragazzi di provincia che non hanno molto da fare se non ubriacarsi in un parco giochi con il sidro scadente che sono riusciti a rubare a qualcuno.
Il testo, seguendo i tre personaggi dall’adolescenza all’età adulta, racconta le problematiche di crescere in un contesto senza sbocchi.
Come dice la stessa Kate: “A nessuno importa di una cittadina in mezzo ai campi, no? O delle persone che ci vivono. Come noi. A nessuno interessano le città che se ne stanno come isole in mezzo ai campi. Non gli è mai importato. Mai gli importerà.” Ma Kate, Sam e Pete hanno le loro storie da raccontare. “Roba da bestseller” come dice Pete. Kate vive da sola con il padre malato a cui hanno tolto l’infermiere per tagli al sistema sanitario. Sam e Pete vivono entrambi in contesti familiari violenti. La mamma di Sam è andata via, il padre è alcolizzato e non è raro che la picchi. Il fratello di Pete è un soggetto aggressivo che minaccia costantemente di cacciarlo di casa.
La rabbia sembra un’epidemia che infetta l’intera città, corrodendone l’asfalto delle strade e i mattoni dei palazzi. Il completo abbandono da parte di qualsiasi tipo di assistenzialismo sociale non fa altro che contribuire alle condizioni perfette per la pullulazione del virus. L’unica speranza sembra quella di scappare altrove. Ma come si può sognare di scappare quando non ti hanno mai insegnato a sognare? Sam e Pete sono bloccati. Hanno qualcuno di cui prendersi cura. Sam è una lottatrice, farebbe di tutto perché sua sorella minore non viva quello che ha vissuto lei. Pete è un romantico e allo stesso modo di Sam, vuole troppo bene a suo nipote per lasciarlo esposto all’ira del fratello. Proteggere i piccoli diventa una priorità. Kate è la ribelle del gruppo, sogna solo di scappare e scoprire tutto ciò che c’è aldilà della circonvallazione stradale. Ma anche Kate è bloccata. È vinta dall’amore per i suoi amici, non andrebbe mai via senza di loro. La missione è convincerli. Convincere Sam che merita di più di un lavoro all’alimentari e uno squallido appartamento in paese. Convincere Pete che fuori da quel posto può davvero costruire la famiglia che tanto desidera.
Island Town si apre come una pièce di memorie. Kate dice di aver fatto qualcosa di orribile. Quale sarà la sua colpa? Forse solo essersi concessa di sognare in un posto che non lascia molto spazio ai desideri?
Martina Glenda

Simon Longman
Drammaturgo delle West Midlands. Le sue opere teatrali includono Patient Light (Eastern Angles); Città dell’isola (Paines Plow); Gundog (Corte reale); Rotaie (TBTL); Cielo Bianco (RWCMD/Corte Reale); Scintille (Vecchio Leone Rosso); Milked (Compagnia Teatrale Pentabus). Ha ricevuto il 49° George Devine Award come drammaturgo più promettente e ha già vinto il Channel 4 Playwrights’ Scheme. Il suo lavoro è stato tradotto e prodotto a livello internazionale. È rappresentato da Judy Daish Associates.

 

Trend – nuove frontiere della scena britannica – XXII edizione
festival a cura di Rodolfo di Giammarco
1 novembre – 17 dicembre 2022
Teatro Belli – piazza Sant’Apollonia 11/a- 06 5894875
spettacoli ore 21,00 – ingresso posto unico € 18

dal 4 al 6 dicembre ore 21
ISLAND TOWN
di Simon Longman
regia e traduzione Martina Glenda
con Giulia Chiaramonte Chiarastella Sorrentino Giuseppe Brunetti
scene Sara Palmieri
produzione Compagnia Mauri Sturno

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