Pulcinella

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Infuria il temporale ed improvviso un fulmine s’abbatte in un deposito pieno di casse. Da strani fardelli bianchi, arrotolati, escono personaggi, goffi tutti uguali. Personaggi indefiniti dalla maschera ironica, piangente, incredula e sarcastica. Ha così inizio dall’imprevisto, dall’evento umanamente ingovernabile come sempre, il viaggio eroico, pauroso, ma avvolgente ed affascinante.
Una delle caratteristiche di Pulcinella è sicuramente la capacità di sommare in sè elementi al limite della contraddizione‚ alimentato e sorretto com’è da una continua dualità che sgorga dalle tensioni proprie di una Partenope conflittuale‚ sospesa tra oriente ed occidente‚ tra nobiltà e miseria‚ tra potere e servitù‚ tra desiderio e frustrazione‚ tra acqua (quella del mare‚ che favorisce lo spirito d’ingaggio e d’avventura) e fuoco (quello del Vesuvio‚ che genera distruzione paura ed impotenza d’azione).
Forse proprio per questo Pulcinella unisce in se stesso‚ come nessun’altra “maschera”‚ gli opposti e quegli anacronismi propri di un popolo che nella disperata necessità di sopravvivenza‚ riesce a creare dal fatalismo un’ acuta possibilità di scampo‚ miscelando nel suo arruffato agire‚ la libertà del sogno e la limitatezza del reale.
E’ quindi inevitabile che anche questa ennesima “storia” del servo-signore-maschera‚ sia la narrazione di un piccolo grande viaggio: nel regno dell’immaginario‚ del possibile e dell’eventuale e che racchiude quella sottile ed essenziale positiva saggezza proiettata al divenire‚ sempre protesa a riconoscere e cantare la vita nella sua bellezza e grandiosità.
Per noi Pulcinella è anche una alchimia‚ un elisir contro la perdita dell’idea di futuro‚ un farmaco per le derive del presente : per secoli il tempo è stato portatore di speranza e dal futuro ci si attendeva pace‚ evoluzione‚ crescita… o anche rivoluzione. Non è più così. Il futuro‚ quello risolutore‚ quello che prometteva‚ quello concreto di partenopea citazione: ” ha da passà a nuttata”‚ è sparito. Sul mondo si è abbattuto un presente immobile che annulla l’orizzonte e con esso i punti di riferimento di intere generazioni. Alla maschera ci siamo rivolti per affrontare questa “eclissi del tempo” di contemporanea invenzione‚ dove futuro e passato sono cacciati dalla coscienza individuale e collettiva‚ in cui l’unico viaggio possibile è quello della cinica dismissione del futuro.
Il nostro Pulcinella si fa viatico: in un deposito pieno di casse‚ abbandonate da molto tempo‚ un omino‚ che tra quegli imballi ha sempre vissuto‚ s’aggira silenzioso. Forse è il custode – ignaro – di memorie e testimonianze ormai depositate e quindi dimenticate……..
Infuria il temporale (che come è risaputo reca tempesta) ed improvviso un fulmine s’abbatte‚ facendo sprofondare tutto nell’oscurità più completa. Ha così inizio – dall’imprevisto‚ dall’evento umanamente ingovernabile come sempre‚ il viaggio eroico‚ pauroso‚ ma avvolgente ed affascinante. L’omino si affretta ad accendere un lume e le casse si sono dischiuse‚ magicamente animate. Da strani fardelli bianchi‚ arrotolati‚ escono personaggi‚ goffi‚ incerti e indefiniti‚ dalla maschera ironica‚ piangente‚ ora incredula ora sarcastica.
Avvolgono il vecchio e lo trascinano nel sogno‚ nel viaggio immaginario che è pure il viaggio nella coscienza. Una nave‚ un mercato mediterraneo‚ una piramide‚ un tribunale‚ immagini speculari di desiderio d’evasione ‚ di necessità di affermazione e di paura‚ di senso della vita e di coscienza della morte. Una poetica fatta azione dove la forma non è altro che un’essenza della poesia‚ uno stupore‚ un incredulo affacciarsi alla sorpresa della vita stessa. Alla fine del viaggio‚ percorso che lentamente trasforma‚ l’omino non è più una declinazione dell’umano ma forse Pulcinella egli stesso e comunque capace di intendere il respiro del tempo. Il primo Pulcinella della compagnia è nato oltre 10 anni fa da un “ progetto tra a mici”: Marco Schiavoni, autore delle musiche, la costumista Giusi Giustino e Roberta Garrison che, alla prima stesura, ha collaborato per la parte coreografica; tale è rimasto lo spirito e il gusto di questo rifacimento.
Lo spettacolo è adatto a ragazzi da i 10 anni in su.www.teatrovascello.it

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