BOCCACCIO RIVISITATO E SCORRETTO

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Dopo aver presentato 5 serate dedicate al Decameron al  TEATRO DI VILLA GALLIERA nell’estate 2011, il Cargo (primo a Genova ad affrontare il Boccaccio in scena)  raccoglie le novelle più teatrali e le ripropone al TEATRO DEL PONENTE: Boccaccio è imprevedibile e sa mescolare dramma a comicità, malinconia a crudeltà. Tutti i “colori” del Boccaccio sono presenti in questa serata, dove due attori versatili e di grande esperienza come Orietta Notari e Roberto Serpi potranno esibire le più svariate corde del loro talento: dal comico sarcastico al drammatico. Li accompagna Edmondo Romano, polistrumentista  e compositore, che suona sax, flauto e clarinetto in un dialogo con il testo che ci riporta alle atmosfere musicali del Trecento, liberamente reinterpretate: come è giusto che sia per questa operazione di (s)corretta rilettura del Decameron, che ne vuole mettere in luce la straordinaria umanità, la licenza disinibita che suggerisce come la vita vada goduta, anche nelle sue contraddizioni, perché è effimera e misteriosamente bella. Ecco le novelle scelte: Serpi sarà Ser Ciappelletto (protagonista della I novella della I giornata del Decameron), il “peggior uomo che mai nascesse”, un  peccatore che porta scandalo ovunque vada. Per poi passare a Nastagio degli Onesti (V giornata, VII novella), un giovane disperatamente innamorato, ma non ricambiato. E qui il Boccaccio tocca le corde drammatiche di amore e morte.

Il Boccaccio più irriverente e scostumato viene presentato attraverso la novella che racconta della gioia che un bel ragazzo può portare in un convento di giovani suorine (novella I della Giornata III). Il lato oscuro del poeta passa attraverso due novelle d’amore e morte: l’una è dedicata al tema romantico di amore e morte e racconta come la bella Lisabetta resti fedele al suo amore disperato per tutta la vita; l’altra (novella I della Giornata IV) ricorda molto la romantica vicenda di Romeo e Giulietta; non manca la spensierata libertà amorosa di una coppia molto molto “aperta” (Giornata V, la Novella X).

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