Il berretto a sonagli

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Dopo le festività la programmazione del Teatro della Pergola riparte da un grande classico Il berretto a Sonagli di Luigi Pirandello che Sebastiano Lo Monaco porta in scena riprendendo la storica regia di Mauro Bolognini del 1996 dove aveva già vestito i panni del protagonista Ciampa. Una regia che Bolognini parafrasando Pirandello che descriveva  il suo Berretto come una commedia nata e non scritta, definì viva e non scritta, in cui gli attori cercano di essere personaggi vivi e veri, di carne e sangue nel loro alternare il riso al pianto durante tutto lo svolgimento della vicenda. Quel “Berretto” posto in testa al protagonista, lo scrivano Ciampa,  è il segno di una rinuncia per la quale un uomo giovane, tradito dalla moglie, accetta, per amore, la pena di condividere un sentimento assoluto con un terzo. Ma a un patto: che lo scandalo resti tra le pareti domestiche. Nel momento in cui, invece, l’adulterio diventa pubblico, per salvare l’onore Ciampa non ha altro modo se non far sembrare pazza colei che lo ha denunciato, ovvero la moglie del suo rivale, ristabilendo così l’ordine e imbiancando a nuovo la facciata della rispettabilità.

Scritta da Pirandello in siciliano per Angelo Musco con il titolo ‘A birritta cu ‘i ciancianeddi, debuttò a Roma nel 1917; del 1918 è la prima pubblicazione in italiano con il titolo che conosciamo. Per Leonardo Sciascia Il berretto a sonagli era «la più perfetta commedia di Pirandello».

Dopo l’interpretazione di Musco, la commedia trovò un interprete congeniale in Eduardo De Filippo, che nel 1936, per volontà dell’autore, ne trasse una riduzione in dialetto napoletano. Nel 1963 Il berretto a sonagli venne ripreso da Turi Ferro. Salvo Randone,  interprete pirandelliano per eccellenza, è stato Ciampa solo nell’edizione televisiva della RAI di Roma del 25 settembre del 1970, per la regia di Edmo Fenoglio.  Nel 1984 Luigi Squarzina ne curò la regia per l’interpretazione di Paolo Stoppa. Nel 1996 Bolognini affronta la commedia evidenziando la modernità del suo protagonista: ”Il personaggio di Ciampa, apparentemente grottesco, è in realtà straziante, ma soprattutto è il più moderno degli eroi pirandelliani. Il Berretto è la storia di un uomo giovane, poco più di quarant’anni, che tradito dalla moglie accetta la condanna e la pena di spartire l’amore della propria donna con un altro uomo, pur di non perderla. Un tema drammatico e attuale che si voglia o no!

Per tradizione questo personaggio è stato affrontato da attori alla fine della propria carriera, ad ogni modo avanti con gli anni. Questo travisava la forza drammatica di Ciampa, così eroico e pieno di umanità, una umanità silenziosa e astuta che gli dà la forza di difendere la sua infelicità coniugale, contro la società ridicola di quel tempo.  Un personaggio insomma apparentemente piccolo ma infinitamente grande.“

Sebastiano Lo Monaco riprende la storica regia di Bolognini che ha segnato il suo cammino di approfondimento della drammaturgia Pirandelliana a cui ha dedicato gran parte della sua carriera e della sua attività di produttore e capocomico della compagnia  SiciliaTeatro attiva dal 1989.

Questa edizione del Berretto a sonagli ha superato le 2.000 repliche e Sebastiano Lo Monaco, per la sua interpretazione nello spettacolo è stato incluso nella terna finalista dei Premi Olimpici come miglior attore della stagione 2005.

“Pirandello mi ha dato la maggiore crescita attoriale che potesse capitarmi in tutta la carriera – conferma Lo Monaco – l’approccio, oltre che col pensiero, con la sua lingua, originale, unica, assoluta, che non somiglia a nessun’altra, perché è una lingua inventata, creata apposta per la scena, ha fatto nascere questa mia possibilità di entrare con una discreta facilità nell’anima dei personaggi, nelle pieghe della loro grande intelligenza e di trasmetterli con una tale nettezza da renderli subito riconoscibili: una simbiosi fra la lingua pirandelliana e la mia cultura, la mia mentalità, il mio dialetto. In questi anni, anche con dolore e sofferenza, mi sono abituato alle riflessioni profonde, di scavo, alla dietrologia pirandelliana, a non accontentarsi mai della visione superficiale di un fatto.”

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