Flamenco Gala

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Il flamenco è un’immagine, è musica resa visibile. E questo Flamenco Gala è prima di tutto un quadro, o meglio una successione di quadri, affreschi che descrivono tutte le tinte del ‘cuadro’ flamenco. Cerchi di luce che rievocano scene dell’Andalusia e di questa danza dall’essenza così profondamente gitana. Una parete illuminata fa da scenografia, proiettando all’infinito il palco, con una fila di sedie scure che incorniciano lo sfondo, e che richiamano in modo astratto la fiesta ed il tablao, con quell’atmosfera raccolta dove il duende del flamenco vero si manifesta.

E le immagini scorrono, si animano, in un gioco di luci e di forme che si disperdono sul palco tracciando gli spazi, le geometrie, dove i ballerini disegneranno il loro flamenco, e dando colore a quelle sfumature che solo il flamenco più sincero riesce a raccontare, descrivere, far rivivere.

L’allegria di Rafaela Carrasco è una bata de cola che rotea luminosa al centro della scena, la sensualità di Olga Pericet è calore che deraglia, la forza dei tre protagonisti maschili è un cappello rosso che galleggia in una luce calda, l’energia di Carmen Cortés è una macchia dalle tinte accese che abbozza spirali ardite su uno sfondo senza confini e senza più colore.

Il flamenco è uno schizzo astratto di colore sulla tela, è puntinismo vibrante nella sua forma più pura, è una foto sfocata, una scia. E’ il fermo immagine di un vortice. E’ un rincorrersi incessante di momenti, una successione di disegni, un libro animato per adulti.

Il flamenco è un suono, una danza a cui prestare ascolto. E’ un ticchettio, è compas fatto movimento, è l’espressione più completa del ritmo.

L’allegria è il crescendo travolgente di un taconeo entusiastico, la sensualità è un punteados deciso e languido che rompe il silenzio, la forza è l’impeto di un escobilla e del suo intreccio, l’energia è una rincorsa a perdita di fiato.

E questo Flamenco Gala è un concerto, che tutti gli interpreti orchestrano dando vita al virtuosismo. E se le chitarre sono archi, le suole dei ballerini saranno percussioni, gli incitamenti del jaleo faranno da coro alle canzoni, e le palmas da tappeto sonoro a tutte le esibizioni.

Perché il flamenco ha le fattezze di un cerchio in cui è il solo protagonista di sé stesso, e ballerini, musicisti e cantanti non sono altro che strumenti del ritmo, immortalati in bianco e nero in una vecchia foto di gruppo.

Il flamenco è la coreografia di un suono, è un’istantanea col sottofondo, è un ‘cuadro’ sonoro, che tiene il tempo, è il brusio e lo spazio di un tablao, l’immagine e il rumore di un intero mondo, e trasmette l’intensità di emozioni contrastanti in cui il silenzio si nasconde nelle pieghe degli arpeggi e la posa di un ritratto sfuma in una pennellata senza contorni. Perché il volume si abbassa e il movimento rallenta, e questa danza e il suo contorno diventano arte espressionista, fatta di attimi, di suggestioni, che anche nel centro di Londra ci regalano il fascino della potenza andalusa, una forza invisibile ma viva, di cui quella terra è pervasa.

Flamenco è il respiro immobile delle mani che si avvolgono in un ricciolo, e la sonorità del loro controtempo.

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