Nemici come prima di Gianni Clementi

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Al Teatro De’ Servi di Roma è in scena Nemici come prima (fino al 25 marzo), di Gianni Clementi. Diretta e interpretata da Ennio Coltorti, è una commedia amara e cinica, ma senza dubbio esilarante, come sempre accade nella drammaturgia dell’autore (Ben Hur, Sugo Finto etc.) che racconta uno spaccato di realtà non senza cattiveria riattualizzando il classico argomento dei parenti serpenti.

In poco più di novanta minuti si consuma il dramma della famiglia Sereni: l’anziano patriarca della famiglia (che ha fondato dal nulla un impero di 32 macellerie disseminate in tutta la Capitale) è prossimo alla dipartita finale. Al di fuori della sala d’aspetto della terapia intensiva, ricostruita con impressionante dovizia di particolari a riecheggiare davvero l’angosciosa realtà degli ospedali, fra difettose macchinette del caffè, ascensori sempre bloccati e sedie, accorrono nel cuore della notte al suo capezzale, la dimessa figlia (la bravissima Giulia Ricciardi) e il genero (Ennio Coltorti, molto efficace nella sua schiettezza), che hanno dedicato e non senza rancore, la vita all’attività del tirannico capofamiglia. L’imminente eredità però fa gola a molti e all’improvviso si ripresenta anche la figlia minore, Marcella (Adriana Ortolani) da sempre sprezzante del denaro, e alla continua ricerca della propria spiritualità rigorosamente in giro per il mondo. Completano l’anomalo quadro del via vai notturno un’aitante badante rumena (Loredana Piedimonte) e un infermiere cinico e faccendiere (l’ottimo Pietro De Silva, deus ex machina della vicenda) dando vita a una commedia senza dubbio esilarante nella sua malcelata crudeltà, esattamente come insegnato dal cinema di Monicelli o Sordi. Giocando su cliché che si rivelano drammaticamente realistici in cui emergono presto gli inevitabili attriti per i propri interessi, la commedia diretta con vivace brio da Ennio Coltorti, racconta con intrinseca brillantezza e graffiante ironia le dinamiche di una società in disfacimento in cui l’egoismo e la meschinità dell’animo umano si rivelano  repentinamente. Non sveliamo più di tanto perché ciò non gioverebbe certo alla commedia, ma nulla e nessuno sarà risparmiato in una fotografia spietata e crudele della società moderna che non rispetta neppure la morte in cui tutto appare lecito. Gli attori in perfetta sintonia regalano in quid in più a un bel testo che diverte sì, con tragica leggerezza e che si apre sull’Ouverture del Guglielmo Tell di Rossini, cavalcando verso la soluzione finale.

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