Santa Giovanna dei Macelli

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Santa Giovanna dei Macelli” è un’opera ambientata a Chicago, durante la grande crisi economica del 1929. Nel dramma Brecht mette a confronto due classi sociali: i proprietari (allevatori, industriali della carne in scatola, speculatori di borsa) la cui afasia  morale li spinge costantemente verso l’accumulazione del capitale, mentre sull’altra sponda stanno gli operai: sfruttati, licenziati, vittime di una crisi voluta dai “padroni”, pronti a vendersi per un piatto di minestra all’insegna di primum vivere deinde philosofari.
In mezzo stanno i Cappelli Neri, una sorta di suffragette che con pappagallesche litanie predicano ai derelitti la virtù della rassegnazione, cercano di redimere i ricchi peccatori e aiutano gli affamati con occasionali piatti di minestra. Giovanna Dark, all’inizio, è una di loro, una donna onesta e ingenua, che davvero crede di poter risolvere i problemi del suo tempo dapprima attraverso la carità e i buoni sentimenti, poi con la diretta partecipazione alle lotte operaie. Ma di fronte allo sciopero che potrebbe degenerare in violenza si ferma facendo fallire la giusta ribellione.
I protagonisti sono più d’uno. Primo tra tutti Pierpont Mauler, un ricco industriale (proprietario dei macelli) che si comporta da vero speculatore grazie all’aiuto degli amici finanzieri di Wall street. Di fronte a lui cresce la figura di Giovanna che gli si contrappone con dolce determinazione. Sono proprio queste due personalità antitetiche a dare inizio ad uno scontro discreto tra spirito e materia, fra il Dio cristiano e dio denaro. Giovanna riuscirà a fare emergere nell’arido deserto dell’anima di Mauler un sentimento umano e un senso di colpa. Ma la vera natura di abietto capitalista alla fine prevarrà e Giovanna, nella sua delirante ingenuità sarà la vittima sacrificale di questo mondo arido e crudele e finirà i suoi giorni nel freddo dell’inverno fra la miserabile massa degli sconfitti e, ultima beffa, verrà santificata dai carnefici.
Dei vari elementi che compongono la struttura dell’opera teatrale (drammaturgia, interpretazione, regia, sceneggiatura, costumi, musica e luci) nella rappresentazione di “Santa Giovanna dei macelli” in scena al Piccolo Teatro Grassi, l’elemento dominante è sicuramente la regia. Luca Ronconi ha preso il testo, l’ha limato, tagliato, ne ha contaminato il manicheismo con un’iniezione di ambiguità, ha diretto gli attori esaltandone  il linguaggio del corpo, l’espressionismo vocale e gestuale, ha diretto con sapienza lo spostamento delle masse, si è inventato dei meccanismi scenici di notevole impatto visivo e di grande funzionalità (i padroni che emergono da un bidone come la carne di porco che inscatolano), ha privilegiato, rispetto a quella di stile brechtiano, la musica sacra e operistica, si è avvalso della tecnica multimediale per proiettare su uno schermo immagini bellissime che hanno dato forza e immediatezza al tema che si sviluppava sulla scena (da ricordare la massa di licenziati che marciano compatti verso un ideale rivoluzionario che ricorda il “Quarto Stato” di Pelizza da Volpedo).
L’attualità del testo di Brecht è stupefacente, ma nello stesso tempo l’attualità ne costituisce il limite perché i problemi dibattuti sulla disoccupazione, povertà, ingiustizia, su finanza e banche che conducono la danza macabra della speculazione, sugli imprenditori che, schiavi del dio profitto chiudono le fabbriche, non ci procurano un surplus di emozioni rispetto a quelle che quotidianamente leggiamo sui giornali e contro i quali siamo vaccinati. Faccio l’esempio di quello che scrive il filosofo Giorgio Agamben “…la feroce religione del denaro divora il futuro” e ancora “…il denaro è diventato la più irrazionale di tutte le religioni”.
Per quanto riguarda gli interpreti colpisce l’interpretazione di Maria Paiato intensa, vera e sofferente Giovanna, l’estrema duttilità e forza espressiva di Paolo Pierobon che dà credibilità all’ambiguo Mauler, la convincente prova di Fausto Russo Alesi, perfido Slift che realizza con Mauler un singolare rapporto Mefistofele/Faust. Un bravo incondizionato a tutti gli altri interpreti (Giovanni Ludeno, Alberto Mancioppi, Roberto Ciufoli, Francesco Migliaccio, Michele Maccagno, Francesca Ciocchetti, Massimo Odierna, Elisabetta Scarano, Gianluigi Fogacci) e ai sedici allievi della scuola del PiccoloTeatro. Delle scene curate da Margherita Palli abbiamo detto. Molto belli i costumi di Gianluca Sbicca, le musiche a cura di Paolo Terni, gli interventi filmici di Emanuele Di Bacco e Nicolangelo Gelormini, funzionale il disegno delle luci di A.J.Weissbard.

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