“The history boys” storie di ragazzi che imparano a disprezzare il college

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Scritta nel 2004, la commedia di Alan Bennett ha vinto sei Tony Award ed è stata trasformata in film nel 2006, sceneggiata dallo stesso autore (che nel 1994 aveva già portato sugli schermi un altro testo teatrale, La pazzia di re Giorgio). The history boys mette in scena un gruppo di adolescenti all’ultimo anno di college, impegnati con gli esami per entrare all’università. Sono ragazzi molto diversi tra loro ma affiatati, dal leader della classe, il donnaiolo Dakin, fino al fragilissimo Posner, innamorato – per nulla segretamente – di lui. L’insegnante di inglese, Hector (qui interpretato da Elio De Capitani) e quella di storia, Mrs Lintott (Ida Marinelli), cercano di stimolare la loro curiosità al di là dei percorsi consueti e preconfezionati, infischiandosene del prestigio, delle tradizioni, dei primati di certi istituti, mentre il preside (Gabriele Calindri), per buon nome della scuola, li vorrebbe tutti a Oxford o Cambridge. Si apre così uno scontro che vedrà scendere in campo anche un giovane professore, cinico e ambizioso (Marco Cacciola), incaricato dal preside di dare una “ripulita” allo stile dei ragazzi, renderlo più brillante, “giornalistico” e più spendibile al “supermercato del sapere”, con buona pace della ricerca storica e dei dibattiti di storiografia. La commedia ci introduce da subito nel mezzo delle lezioni di Hector, dove domina un clima anticonformista, si citano a memoria poesie di W. H. Auden o Walt Withman, ma anche vecchi film o canzoni pop (con tanto di accompagnamento musicale), creando relazioni e connessioni apparentemente senza una precisa finalità. Ma non saranno questi metodi così poco ortodossi a costringere il professore alla pensione anticipata (e a condurre verso un finale inaspettatamente tragico), bensì il suo “vizietto” di palpeggiare gli studenti più dotati.

In scena accanto ai “prof” De Capitani, Marinelli, Calindri e Cacciola un gruppo di otto giovani, tutti “under trenta”: sono attori diplomati alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano (Andrea Germani), alla scuola del Teatro Stabile di Genova (Vincenzo Zampa), alla Civica di Milano “Paolo Grassi” (Giuseppe Amato e Angelo Di Genio), alla scuola del Teatro Stabile di Torino (Marco Bonadei) e all’Accademia D’arte Drammatica “Silvio D’Amico” (Loris Fabiani e Alessandro Rugnone), oltre al giovane pianista Andrea Macchi.

Alan Bennett, conosciuto in Italia soprattutto per i suoi divertentissimi romanzi (editi da Adelphi) è nato nel nord dell’Inghilterra, vicino a Leeds, nello Yorkshire. La sua fuga dalla provincia è avvenuta riuscendo a penetrare le maglie molto strette del sistema educativo britannico. Approdato ad Oxford con una borsa di studio presso l’Exeter College, si è laureato in storia ed ha insegnato per diversi anni, finché non ha abbandonato il mondo accademico per dedicarsi al teatro e alla letteratura, con grande successo. Con The history boys Bennet torna a quel momento cruciale della sua vita. Lo spettacolo ha vinto nella scorsa stagione ben tre premi Ubu: per il Miglior Spettacolo dell’anno, per la Miglior Attrice non protagonista (Ida Marinelli), per il Nuovo attore under 30 (gli 8 ragazzi).

The history boys sarà in scena al Teatro Comunale con quattro repliche: venerdì 9 marzo alle 21 (turno A); sabato 10 marzo alle 15 (turno Il Teatro fa Scuola) alle 21 (turno Invito a teatro) e domenica 11 marzo alle 16 (turno E).

FERRARA – CORSO MARTIRI DELLA LIBERTÀ 5 – biglietteria.teatro@comune.fe.it

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