Ferdinando di Annibale Ruccello

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fotoAlla fine dello spettacolo gli spettatori sono unanimi nel tributare una vera ovazione alla commedia “ Ferdinando” di Annibale Ruccello diretta da Arturo Cirillo e interpretata da una straordinaria Sabrina Scuccimarra (che riesce nell’impresa di non far rimpiangere la grande Isa Danieli). Hanno applaudito con grande calore anche chi non ha saputo cogliere le finezze e le preziosità lessicali di una lingua dalle mille sonorità.Ma l’impatto fonetico, la musicalità della parola, le pause e gli accenti e la gestualità dei bravissimi attori hanno permesso di superare il confine della comprensione letterale del testo.

Quello di Ruccello, considerato il migliore esponente della drammaturgia napoletana post-eduardiana, è un grande teatro di “prosa”, di narrazione.

L’intensità drammaturgia dell’opera è consolidata e arricchita da un recuperato lessico napoletano d’antan ricco di affascinanti contaminazioni che ha alle spalle una tradizione millenaria.

Sono quattro i personaggi attorno ai quali si sviluppa la storia. L’ipocondriaca Donna Clotilde, una baronessa borbonica che, dopo la caduta del Regno delle Due Sicilie si è rifugiata in una decadente villa vesuviana, dove passa le giornate a letto fra rosari e medicine e vive nel disprezzo della nuova cultura piccolo borghese che si va affermando dopo l’unificazione del paese. Donna Gesualda, una cugina povera e zitella che, in un rapporto di subordinazione, svolge le funzioni di infermiera. Il suo è un rapporto di odio-amore che la porta a contrastare le violenze verbali della marchesa con uscite isteriche e mute complicità.

Don Catellino, prete di famiglia, meschino, ambiguo, servile e interessato che approfitta della solitudine di Donna Gesualda per appagarne la sessualità mortificata da una vita priva di emozioni.

Il quarto personaggio è Ferdinando (giovane efebico di morbosa bellezza) sedicente nipote della Marchesa la cui apparizione spariglia le carte di una partita a tre noiosa e ripetuta. Ferdinando è il sesso che irrompe sulla scena, il diavolo che scatena l’inespressa sessualità che prorompe prima in Clotilde, poi in Gesualda, e infine in Don Catellino. Quel cratere di desideri repressi vomita gelosie, ricatti, vendette, intrighi e complicità fra le due donne che poterà all’avvelenamento del prete “giustiziato” in quanto corruttore e rivale in amore. Ma poi tutto precipita, Ferdinando scopre l’assassinio, ricatta le due donne e svela la propria identità (non è il nipote di Clotilde, ma un ladro ed oltre al danno ecco la beffa, non si chiama Ferdinando, come il re Borbone, bensì Filiberto, come un Savoia). Un colpo di scena che tinge di “nero” il finale dell’opera che è anche il nero della solitudine in cui si sono rinchiuse Clotilde e Gesualda.

Della straordinaria interpretazione di Sabrina Scuccimarra s’è detto, ma non vanno dimenticati la bravissima Monica Piseddu, il bravo Nino Bruno e, last but not least, Arturo Cirillo nella duplice smagliante veste di attore e regista. Le musiche di Francesco De Melis si insinuano felicemente nell’ordito della commedia arricchendo di emozioni gli sviluppi scenici. Belle nella loro semplicità e funzionalità le scena di Dario Gessati e i costumi di Gianluca Falaschi e le luci di Badar Faroc.

 

 

Tournèe

23-24 febbraio 2013 | Teatro Goldoni, Venezia

26-28 febbraio 2013 | Teatro Verdi, Padova

5-6 marzo 2013 | Teatro Tatà, Taranto

7 marzo 2013 | Teatro Comunale, Manfredonia

8-10 marzo 2013 | Teatro Kismet, Bari

12 marzo 2013 | Teatro della Concordia, Marsciano (PG)

14-17 marzo 2013 | Teatro Antonio Ghirelli, Salerno

20-24 marzo 2013 | Teatro San Ferdinando, Napoli

 

 

 

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