Erano tutti miei figli di Arthur Miller

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fotoIl pubblico di Napoli ha salutato con lunghi applausi la prima nazionale di Erano tutti miei figli. Testo di Arthur Miller proposto nella traduzione di Masolino D’Amico per la regia di Giuseppe Dipasquale, direttore del Teatro Stabile di Catania, che produce l’allestimento in sinergia con Doppiaeffe Production s.r.l. Compagnia di Prosa. La pièce dell’autore americano è del 1947 ma risulta terribilmente attuale. Fu il primo grande successo di Miller, adattato anche per il grande schermo un anno dopo. Il suono di un aereo rombante apre la scena, il vecchio albero nel giardino si accascia al suolo, un segno forse di quello che sta per crollare: i valori di una famiglia e di un’intera società. Al centro della scena un interno piccolo borghese ed una famiglia americana: i Keller. Il capo famiglia Jo, interpretato magistralmente da Rigillo, non ha esitato ad usare l’inganno per accumulare ricchezze e potere. Subito dopo la seconda guerra mondiale ha venduto pezzi “difettati” per l’aeronautica militare causando la morte di 21 giovani per incedente aereo. Accusato, fa ricadere tutta la colpa sul suo socio che viene imprigionato. Ma è la stessa famiglia Keller ad essere colpita da una grave perdita: il figlio scompare misteriosamente durante la guerra. Tutti lo credono morto, solo la madre Kate (la bravissima Anna Teresa Rossini) non si arrende all’evidenza, anzi spera che Ann, la fidanzata del giovane (figlia del socio finito in galera) continui ad aspettarlo. Ed è proprio con il ritorno di Ann da New York che la verità rischia di venire pericolosamente a galla. Di nuovo in casa Keller la giovane scopre l’amore per l’altro figlio: il timido Chris. Pian piano si farà luce sui misteri e sulle verità taciute. Si scoprirà il doppio volto del capo famiglia che ha sacrificato il suo socio e suoi ideali in nome della carriera e della brama di ricchezza. Ma la tragedia più grande che ci presenta Miller e che l’attenta regia di Giuseppe Dipasquale sottolinea, è il rifiuto dell’uomo ad ammettere la sua responsabilità, a considerare quei 21 giovani come suoi figli. Nella figura del magnate Miller incarna spregiudicatezza e cinismo, temi che, come succede per tutti i grandi capolavori, possiamo leggere ancora nella società moderna.

 

Protagonisti Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini Con loro recitano Filippo Brazzaventre, Annalisa Canfora, Barbara Gallo, Enzo Gambino, Giorgio Musumeci, Ruben Rigillo, Silvia Siravo. Le scene sono di Antonio Fiorentino; i costumi di Silvia Polidori; le luci di Franco Buzzanca.

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