Re Lear

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fotoriduzione del testo e regia di Gianfranco Pedullà

da KING LEAR di William Shakespeare

Con: Giusi Merli, Marco Natalucci, Gianfranco Quero, Roberto Caccavo, Lorella Serni, Gaia Nanni, Claudia Pinzauti, Enrica Pecchioli, Claudia Pinzauti, Francesco Rotelli, Simone Faloppa

musiche originali di Jonathan Faralli; scene di Claudio Pini; costumi AlexandraJane ; tessuti Aviem

luci di Marco Falai; foto Alessandro Botticelli; aiuto regia Marco Cei

Produzione – Associazione Mascarà/Teatro Popolare d’Arte in collaborazione con TEATRO DELLE ARTI (Lastra a Signa/Firenze) e Teatro Comunale di Bucine, Ministero dei Beni Culturali, Regione Toscana.

 

Torna a Firenze dopo la fortunata tournee invernale il RE LEAR di Shakespeare della compagnia Teatro popolare d’arte per la regia di Gianfranco Pedullà, nello splendido cortile del Museo Nazionale del Bargello, perfetta cornice per Shakespeare, all’interno dell’Estate al Bargello. Un allestimento di ampio respiro, reso unico dall’affidamento della parte del re ad una donna, Giusi Merli, attrice poliedrica e assai carismatica, tornata da poco da Cannes dove è stato presentato il nuovo film di Sorrentino, La Grande Bellezza, in cui ha una parte di rilievo; significativo anche il resto del numeroso cast, costituito da attori di grande qualità, per lo più toscani, fra i quali spiccano Marco Natalucci e i validi Simone Faloppa, Francesco Rotelli, Gaia Nanni, Roberto Caccavo, Claudia Pinzauti, Enrica Pecchioli, Lorella Serni. Lo spettacolo si avvale della presenza importante di Gianfranco Quero, attore siciliano, già collaboratore di Mario Martone.


In King Lear, fra i tanti temi, Shakespeare parla di un difficile passaggio di poteri fra le generazioni di un’arcaica e mitica Inghilterra. Qualcosa di simile sembra accadere nella nostra epoca, dove la comunicazione fra padri e figli appare sbilanciata a favore di adulti sempre giovanili, giovani che – per molti motivi (culturali, lavorativi, sociali) – faticano a imporre la loro funzione sociale e non riescono a diventare adulti. Forse la morte ci fa più paura e una briciola di potere lusinga più del dovuto le nostre fragili vite. Mettere in scena RE LEAR è come salire su una montagna e gettare un lungo e pietoso sguardo sul mondo, sulle conquiste e sulle cadute degli uomini. Una montagna misteriosa che, scalandola, svela lentamente la grandezza e la piccolezza del genere umano. Le rivalità, la competizione sfrenata, riportano gli uomini e le donne allo stato bestiale, alla violenza, alla guerra sterminatrice. L’avidità di potere scatena – parafrasando Marx – gli “spiriti selvaggi” della specie umana. E allora che si rompono i legami di solidarietà fra giovani e vecchi, fra padri e figli, tra fratelli e sorelle; e la vita umana si chiude nell’individualismo cieco, nella solitudine aggressiva, nella sofferenza e nell’insofferenza. Resta solo spazio per tamburi e rituali di guerra, alla fine della quale la terra appare devastata e desolata; un deserto che solo una nuova generazione di giovani onesti – e eticamente motivati – può sperare di seminare e fecondare con pazienza, tenacia e nuovo respiro. Ho provato a collocare questa storia in un tempo arcaico, prima della modernità. Alcune suggestioni sono rintracciabili – sia pure sullo sfondo – in un certo cinema di Pasolini (EDIPO RE e MEDEA) e altre nella lezione teatrale di Peter Brook, maestro di essenzialità scenica e leggerezza recitativa.

La nuova produzione del teatro popolare d’arte segna sicuramente una svolta nel lavoro di Gianfranco Pedullà. Il suo shakespeariano Re Lear è una produzione di ampio respiro, sia per le dimensioni dello spettacolo che per la sua proiezione nella coscienza contemporanea.…..Giusi Merli con grande sicurezza si immedesima nella complessità del personaggio, ne mette a nudo grandezza e debolezza…questo Re Lear vive in un paesaggio dalle raffigurazioni arcaiche, con la grandiosità primitiva di certi squarci del cinema pasoliniano (abiti, gioielli, elementi di scena), ma nello stesso tempo rinvia alla semplicità eloquentissima del teatro di Peter Brook…. Gianfranco Capitta, IL MANIFESTO, 31 marzo 2012

BIGLIETTI: Intero 15 euro, ridotto 12 euro (coop – over 60 – under 26)
PREVENDITE Punti vendita del circuito Boxoffice e on line BOXOL.IT
INFO e PRENOTAZIONI Teatro Popolare d’arte 338 97 69 477 – 3471961898 tparte@dada.it www.tparte.it

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