Sonezaki shinju tsuketari Kannon meguri

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fotoDebutta al Teatro Argentina di Roma il 4 e 5 ottobre, in versione integrale, la preziosa pièce teatrale Sonezaki shinju tsuketari Kannon meguri (“Doppio suicidio d’amore a Sonezaki con pellegrinaggio ai luoghi sacri di Kannon”) tratta dall’opera del drammaturgo Chikamatsu Monzaemon (1653-1724).

Affidato alla produzione e alla regia di Sugimoto Hiroshi, innovativo artista contemporaneo giapponese, lo spettacolo è inserito in una tournée europea (Madrid 27 e 28 settembre, Parigi dal 10 al 19 ottobre) e sarà presentato a Roma in occasione del 50esimo anniversario della fondazione dell’Istituto Giapponese di Cultura.

Doppio suicidio d’amore a Sonezaki” è un classico del teatro Bunraku, una forma di teatro che vanta una storia pluricentenaria e rappresenta – insieme al Kabuki e al Noh – una delle maggiori espressioni artistiche nell’ambito delle arti performative giapponesi, riconosciuta come bene intangibile del Paese e designata dall’Unesco come Patrimonio Immateriale dell’Umanità.

L’opera parla una lingua che tutti conosciamo: quella dell’amore. La storia di due amanti suicidi, Ohatsu e Tokubei, è ispirata ad un fatto di cronaca realmente avvenuto un mese esatto prima della messa in scena nel 1703: Tokubei, un commesso di un negozio di salsa di soia e la sua amante Ohatsu, cortigiana del quartiere di piacere Dojima Shinchi, ostacolati nel loro amore dalle severe restrizioni e dagli obblighi sociali, non vedono altra soluzione che commettere un atto estremo nella foresta di Tenjin, a Sonezaki: un doppio suicidio.

L’aldilà è uno dei grandi temi della religione buddhista: dopo la morte si raggiunge la Terra Pura Jodo – spiega il regista Sugimoto Hiroshi – che corrisponde al paradiso. Un uomo e una donna si amano di un amore unico ma sono costretti a rinunciare al loro sogno d’amore a causa delle differenze sociali. Decidono di uccidersi, consapevoli che il Buddha Amida li accoglierà in paradiso, riconoscendo nella morte la profondità e la purezza del loro sentimento. Questo è il pensiero del buddhismo giapponese della Terra Pura: è un’idea di amore molto diversa da quella cristiana ed è proprio per questo che mi sembra interessante proporla”.

Nella sua interpretazione Sugimoto Hiroshi ha ripreso il manoscritto originale riesaminando il concetto di spazio scenico e introducendo video e proiezioni (alcune ideate dalla giovane artista Taibamo), per mettere in risalto l’eccezionale lavoro dei burattinai, narratori e attori ‘invisibili’. I burattini, la voce narrante, il suonatore di shamisen (strumento a tre corde), completano l’esibizione trasformando la scena in un luogo magico e coinvolgente.

Normalmente ci sono tre persone che manovrano il burattino – racconta Sugimoto Hiroshi – ma questa volta abbiamo riproposto un solo burattinaio principale (per il ruolo di Ohatsu nella scena del pellegrinaggio ai luoghi sacri di Kannon, ndr), proprio come accadeva nel 18esimo secolo. Abbiamo creato un burattino con accorgimenti molto raffinati per il movimento degli occhi e delle varie parti del corpo e abbiamo usato tecnologie speciali per costruire qualcosa di nuovo, ma che ha le sue origini in tempi lontanissimi proprio come accadeva nel 18esimo secolo”.

Per info e prenotazioni www.teatrodiroma.net

Ufficio stampa: m&m mediaServices srl

Via XX settembre 44 00185 Roma

Maria Savarese – ufficiostampa.web@mmms.it – 340 0539917

 

 

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