Il non racconto su Renato Carosone al Teatro Diana di Napoli

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fotoMetti una sera al teatro Diana di Napoli con Sal Da Vinci che canta quelle canzoni- scenette di Renato Carosone ed è subito festa, ma non musical! Lo spettacolo “Carosone – L’americano di Napoli”, che ha inaugurato la stagione del teatro di via Luca Giordano tra gli applausi del pubblico, si configura come una festa- tributo più che un vero e proprio musical, nonostante l’enorme sforzo organizzativo: band in scena, una dj alla consolle, un impeccabile corpo di ballo di “maruzzelle e sarracini”, proiezioni video su di una enorme cassa da pianoforte che riabbassandosi si trasforma in un mini palco a ridosso della band. Eppure manca qualcosa, e quel qualcosa è proprio “la storia”, il filo narrativo che dovrebbe insinuarsi tra le note del musical. La si tenta con una qualche analisi del ritiro dalle scene di Carosone. Si apre proprio nel segno del mistero questo spettacolo, con il giornalista Tony (interpretato da Lello Radice) che ricorda come a fine anni ’50, all’apice del successo e inspiegabilmente, Carosone decise di ritirarsi dalle scene. Forse per evitare che qualcuno facesse il napo-americano meglio di lui, si ipotizza in scena, o forse perchè aveva così tanto innovato la musica napoletana (e quindi italiana) da non avere più nulla da aggiungere. Ma è lo stesso Carosone- Sal Da Vinci, dapprima mostrandosi come un’immagine video in bianco e nero doppiata con la voce dell’artista napoletano (chissà se il vero Carosone avrebbe apprezzato!), e poi svelandosi in scena, a intessere un dialogo con il giornalista su quella bellissima età dell’oro della musica napoletana e a cercare di rispondere a quella domanda “di fiction” più volte ribadita dallo stesso Tony. Anni ’50 dunque, età di maruzzelle e sarracini, “di sesso che si faceva ma non si mostrava”, di canzoni da ridere, scenette comiche ed originalissime come “Pigliate ‘na pastiglia” accompagnato dalla sua mitica band, con il chitarrista olandese Peter Van Wood (interpretato da Pietro Botte dei Posteggiatori Tristi) e il fantasista Gegè di Giacomo (in scena Giovanni Imparato) che al grido “Canta Napoli” scatenava l’ilarità sul palco.

Il racconto di una vita solo abbozzato nella prima parte che quasi scompare nella seconda, sostituita dalle canzoni di Carosone, dai video tributo di Fiorello, Pino Daniele, John Turturro e Carlo Verdone, per ricordare quanto gli artisti venuti dopo abbiano molto di “carosoniano”, e da sfrenati balli ai ritmi di “Torero”, “Caravan pretrol” e gran parte del repertorio carosoniano. Performance apprezzatissime dal pubblico, ma che in un musical dovrebbero essere di supporto ad una storia da raccontare. Sal Da Vinci resta nei suoi panni interpretando, con ritmi moderni o sonorità tradizionali, quell’universo di innovazione che era la musica di Carosone, inimitabile.

 

 

da un’idea di Federico Vacalebre

con Pietro Botte (Peter Van Wood), Giovanni Imparato (Gege’ Di Giacomo), Claudia Letizia (Maruzzella), Forlenzo Massarone (Fred Buscaglione), Lello Radice (Tony il giornalista). con il Trio Carosone suonano : Rocco Di Maiolo (sax e clarino), Gaetano Diodato (contrabbasso), Annibale Guarino (sax), Pino Tafuto (piano), Roberta Monticelli ( Dj dischi ); il corpo di ballo delle Maruzelle e dei Sarracini è composto da Danilo Aiello, Sandra Antricetti, Livia Borgonuovo, Marco Ciullo, Tatta Giampaolino, Sara Sagnelli, Aniello Schiano di Cola, Gianluca Giovanni Schiano

Arrangiamenti musicali Lorenzo Hengeller remix Gransta msv

coreografie Ferdinando Arenella scenografia Massimiliano Pinto

Regia di Fabrizio Bancale

 

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