Penso che un sogno così… conquista il Teatro Diana di Napoli

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fotoDal titolo sembrerebbe un omaggio a Domenico Modugno. E non stupirebbe poi molto considerato che Beppe Fiorello ha interpretato il grande Mimì in una miniserie a lui dedicata, andata in onda su Rai1. Ed invece “Penso che un sogno così…” che il bravo Beppe porta al Diana di Napoli, si presenta come un’operazione ben più complessa e migliore rispetto ad un semplice omaggio. Beppe non è Modugno in questa pièce, è semplicemente se stesso in un one man show che diverte e commuove. Racconta un pezzo d’Italia, della sua famiglia, di quella figura paterna, appuntato della Guardia di Finanza, perso a soli vent’anni e di come le memorie e le storie della sua vita siano indissolubilmente legate alle canzoni di Modugno. Accompagnato dal vivo da Daniele Bonaviri e Fabrizio Palma canta e racconta la storia della sua vita. Da quando era un picciriddu silenzioso fino al suo successo che lo ha portato a incontrare la signora Franca Modugno e a vestire i panni del grande cantautore morto nel 1994. Inglobato in una scenografia semplice con poche proiezioni su tre pannelli, uno centrale che scorrendo nasconde e scopre i bravi chitarristi, e immerso nella storia della sua vita, Beppe racconta le sue estati passate al mare a casa dei nonni, le feste siciliane, l’energia e l’allegria di suo padre. A fare da colonna sonora agli episodi della sua vita sono proprio le canzoni di Modugno, specie del periodo in cui cantava in siciliano. Ma di Mimì ci narra anche alcuni episodi della sua vita, la genesi di “Nel blu dipinto di blu” e di come in poco tempo scalò le vette delle classifiche arrivando ad un successo senza precedenti. Il suo anno di svolta fu il 1958.

Ma lo spettacolo narra anche la storia di un periodo che si credeva prospero, il boom economico, gli anni ’50 in cui l’Italia scopriva la lavatrice, il ferro da stiro, il frigorifero, l’Italia dell’Ilva che dava lavoro agli operai e li strappava alle campagne cantata con malinconia con “Amara terra mia”. Gli anni dei festival di Sanremo deludenti, come il 1968 quando “Meraviglioso” fu scartata perchè “poco sanremese”, e quelli che invece lo videro vincitore. Un gioco di specchi dove un ottimo Beppe Fiorello si concede al pubblico svelando ricordi ed emozioni forse a lungo taciute.

 

 

di Giuseppe Fiorello e Vittorio Moroni

regia Giampiero Solari

musiche eseguite dal vivo da Daniele Bonaviri e Fabrizio Palma

 

info: www.teatrodiana.it

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