Ricorda con rabbia

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Foto di Tommaso Le Pera
Foto di Tommaso Le Pera

Quattro giovani arrabbiati per una piéce che ha un sapore amaro di attualità. Sul palco del teatro Bellini è di scena “Ricorda con rabbia” di John Osborne per la regia di Luciano Melchionna, considerata il manifesto di una generazione. Andato in scena per la prima volta nel 1956, ha dato il nome al movimento dei “giovani arrabbiati”, una protesta nata dai figli di quella classe medio-bassa inglese che criticavano aspramente la politica e la possibilità per le classi alte di accedere più facilmente all’istruzione universitaria. Il termine di origine giornalistica è diventato un cliché, un luogo comune, fino a perderne il significato profondo. Quale il motivo di questa rabbia? Quale la manifestazione? In scena le storie di quattro giovani perduti, le loro vite si consumano in una soffitta piena di elettrodomestici, in un presente post-consumistico. A Jimmy (incisivo e carismatico Daniele Russo) il compito di urlare la rabbia di una generazione, che qui si incanala verso la figura della moglie Alison (dimessa e fragile appare Stefania Rocca). Il marito la descrive come “pusillanime”, di animo piccolo, non perde occasione per ricordarle la sua mancanza di passione, di slancio verso qualsiasi cosa. Mancanza di passione, di lotta e arrendevolezza che caratterizza in maniera simile anche Cliff, il migliore amico e socio di Jimmy, lui è il confine stesso tra i due, terra di nessuno, arreso senza neanche combattere. A completare il quadro c’è Helena, l’amica di Alison, l’altra, che oltre a rappresentare quella classe agiata ipocrita e arrogante, si intromette nella vita coniugale dei due fino a sancire la separazione. Sembrerebbe il classico triangolo amoroso, ed invece la rabbia dei quattro protagonisti si fa manifesto di un’intera generazione, che non lotta più, che ha abbandonato sogni rivoluzionari, che non ha niente da dire. Una generazione di ieri ma che potrebbe essere la “generazione perduta” di oggi. Melchionna ci mostra quanto la rabbia di Osborne sia attuale, il suo Jimmy è un qualsiasi punk dei nostri giorni che urla prendendosela con il mondo, anche il suono delle campane ormai lo infastidisce, si scaglia contro l’indifferenza che l’ha costretto al dolore proprio come un animale in gabbia.

 

 

con Stefania Rocca, Daniele Russo

e Marco Mario de Notaris, Sylvia De Fanti

 

scene Francesco Ghisu

costumi Michela Marino

luci Camilla Piccioni

 

regia Luciano Melchionna

 

Info: www.teatrobellini.it

 

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