Lucia di Lammermoor

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Dramma tragico in tre atti

Libretto di Salvatore Cammarano

dal romanzo The Bride of Lammermoor di Sir Walter Scott

Musica di GAETANO DONIZETTI

(Edizione critica a cura di Gabriele Dotto e Roger Parker; Editore Casa Ricordi, Milano; con la collaborazione e il contributo del Comune di Bergamo e della Fondazione Donizetti)

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Prima rappresentazione: Napoli, Teatro di San Carlo, 26 settembre 1835

Prima rappresentazione al Teatro alla Scala: 1 aprile 1839

Produzione Metropolitan Opera House, New York

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Direttore PIER GIORGIO MORANDI

Regia MARY ZIMMERMAN

Scene DANIEL OSTLING

Costumi MARA BLUMENFELD

Luci T.J. GERCKENS

Coreografia DANIEL PELZIG

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Personaggi e interpreti

Enrico Massimo Cavalletti

Lucia Albina Shagimuratova / Jessica Pratt (11, 16, 21)

Edgardo Vittorio Grigolo / Piero Pretti (11, 16, 21)

Arturo Juan Francisco Gatell

Raimondo Orlin Anastassov / Sergey Artamonov (11, 16, 21)

Alisa Barbara Di Castri

Normanno Massimiliano Chiarolla

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala

Maestro del Coro BRUNO CASONI

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Date:

Sabato 1 febbraio 2014 ore 20 ~ prima rappresentazione

Venerdì 7 febbraio 2014 ore 20 ~ turno D

Martedì 11 febbraio 2014 ore 20 ~ fuori abbonamento

Venerdì 14 febbraio 2014 ore 20 ~ turno A

Domenica 16 febbraio 2014 ore 15 ~ La Scala Under 30

Mercoledì 19 febbraio 2014 ore 20 ~ turno C

Venerdì 21 febbraio 2014 ore 20 ~ turno N

Domenica 23 febbraio 2014 ore 15 ~ turno B

Venerdì 28 febbraio 2014 ore 20 ~ turno E

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Prezzi: da 210 a 13 euro

Infotel 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org

 

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Ha studiato composizione presso il Conservatorio

G. Verdi di Milano, direzione d’orchestra

presso il Mozarteum di Salisburgo con Ferdinand

Leitner e ha suonato per 10 anni come Primo

Oboe nell’Orchestra del Teatro alla Scala.

Durante gli anni di permanenza alla Scala è stato

assistente di Riccardo Muti e successivamente

di Giuseppe Patanè con i quali si è potuto affinare

dal punto di vista stilistico, acquisire una

profonda conoscenza del repertorio lirico e apprendere

tutti i segreti della “tradizione” operistica

italiana.

Nel 1987 ha studiato negli Stati Uniti (Tanglewood)

con Leonard Bernstein e Seji Ozawa.

Nello stesso anno ha vinto il Premio Tanglewood

(noto come Premio Bernstein).

Nel 1989 è stato nominato Vice-Direttore Principale

del Teatro dell’Opera di Roma, dove ha

diretto Ernani di Verdi, Madama Butterfly di

Puccini e numerosi concerti sinfonici. Nel 1990

ha inciso il suo primo disco con l’Opera di Roma:

Don Chisciotte di Paisiello.

Ha diretto importanti orchestre quali: Orchestra

di Santa Cecilia di Roma, Orchestra del Bayerischer

Rundfunk Orchestra, Tokyo Philharmonic

Orchestra, Orchestra Filarmonica Ungherese,

Orchestra della Radio Ungherese, London

Symphony Orchestra, Orchestra Reale Fiamminga,

Orchestra della Radio Fiamminga, Orchestra

Sinfonica di Valencia.

Ha un vasto repertorio operistico e dal 1990 è

Direttore Ospite regolare in diversi teatri d’opera

in Italia, in Europa e nel mondo: Palermo,

Trieste, Roma, Marsiglia, La Maestranza a Siviglia,

Bunka Kaikan a Tokyo, Osaka, National

Opera Theatre a Seoul, Colón a Buenos Aires,

Stockholm Royal Opera House, Théâtre Royal

de La Monnaie di Bruxelles, Deutsche Oper di

Berlino, Staatsoper di Francoforte, Staatsoper di

Vienna, Opera Festival di Macerata, Arena di

Verona, Teatro dell’Opera di Zurigo, Gopteborg,

Teatro Regio di Parma, Napoli, Puccini Festival

di Torre del Lago, Bilbao, Maiorca, Las

Palmas, Valencia, Teatro dell’Opera Reale di

Copenhagen, Seattle Opera, Albert Hall di Londra…

Ha diretto un Gala dedicato a Verdi con José

Cura e la London Symphony Orchestra (registrato

anche su DVD) ed è stato in tournée in

Europa con il tenore Vittorio Grigolo (sono stati

registrati due CD).

È salito sul podio di diverse orchestre sinfoniche,

quali l’Orchestra della Radio di Budapest,

l’Orchestra Filarmonica di Budapest e l’Orchestra

di Stato di Budapest, l’Orchestra della Radio

Fiamminga, l’Orchestra Sinfonica di Santa

Cecilia, l’Orchestra del Filarmonico di Verona,

l’Orchestra Sinfonica di Sanremo e di Reggio

Calabria, l’Orchestra Filarmonica di Fukuoka,

di Tokyo e di Osaka, l’Orchestra Sinfonica di

Helsingborg.

Attualmente è Direttore Ospite Principale alla

Stockholm Royal Opera House, dove ha diretto

La fanciulla del West di Puccini nel dicembre

2011 e gennaio 2012.

Al Teatro alla Scala ha debuttato dirigendo

Macbeth nel 2013.

Tra gli impegni più recenti: Aida a Oslo e in Qatar,

Tosca e Un ballo in maschera a Stoccolma,

L’elisir d’amore, La bohème e Don Carlo a Dresda,

Maria Stuarda a Francoforte.

Tra i prossimi impegni: La fanciulla del West a

Francoforte, concerti sinfonici a Catania e a

Graz, Madama Butterfly a Dresda, Rigoletto a

Napoli, Attila al Palazzo delle Arti a Budapest,

Otello a Copenhagen.

 

Pier Giorgio Morandi

 

L’opera in breve

Claudio Toscani

Nessun melodramma di Donizetti gode di

una popolarità più ampia e duratura di

Lucia di Lammermoor. Il linguaggio

drammatico immediato, evidente e subito

comprensibile, spiega certo il successo

che accompagna l’opera dalle origini e

che ancor oggi non accenna a venir meno;

ma altrettanto decisivo è il fascino

esercitato dal pronunciato colore romantico

dell’opera, con la sua materia incandescente,

l’atmosfera fosca, il senso pessimistico

di un destino ineluttabile che grava

sui personaggi.

Il libretto, preparato da Salvatore Cammarano,

proviene dal romanzo di Walter

Scott The Bride of Lammermoor (1819),

ambientato nella Scozia del 1689 al tempo

delle lotte tra i seguaci di Guglielmo

III d’Orange e Giacomo II. Il romanzo

nel quale all’epoca confluivano l’interesse

per la storia inglese, la moda del

racconto gotico e la nuova sensibilità romantica

aveva gia fornito il soggetto,

prima che a Donizetti, ad almeno altri

quattro compositori che l’avevano utilizzato

per le loro opere teatrali. La tendenza

era diffusa tra gli operisti italiani, che

vedevano in Scott (l’“Ariosto scozzese”)

una fonte privilegiata per gli intrecci melodrammatici,

e che potevano contare

sull’ampia diffusione dei suoi romanzi

presso il pubblico borghese.

Cammarano ridusse l’intreccio alle sue

linee essenziali, eliminando azioni e personaggi

secondari ma conservandone il

nucleo drammatico, che consiste da un

lato nell’opposizione di Enrico all’amore

clandestino di Edgardo e Lucia, dall’altro

nel conflitto tra i due personaggi maschili,

dovuto all’antico odio tra le famiglie

degli Ashton e dei Ravenswood. Se

nel libretto si mantengono, pur nella loro

stilizzazione, i motivi principali del romanzo,

ve ne figurano tuttavia di nuovi,

che nell’economia del melodramma sono

tutt’altro che secondari: la scena della

follia di Lucia in primo luogo, vero climax

drammatico dell’opera, e poi la

morte per suicidio di Edgardo. Alla follia

della protagonista il romanzo di Scott

accenna appena; nell’opera di Donizetti

invece la stessa è pubblica e altamente

teatralizzata, così da accrescere l’orrore

e la pietà presso lo spettatore. La scena

di follia – che vanta, com’è noto, una

lunga tradizione nell’opera italiana, e

che conosce con il melodramma romantico

una fortuna rinnovata – è resa, in

Lucia di Lammermoor, grazie allo sconvolgimento

della sintassi del discorso

musicale, a una linearità melodica frammentata,

al libero affiorare di reminiscenze

interrotte (non è invece di Donizetti

la lunga cadenza di tradizione con il

flauto: fu introdotta, alla fine dell’Ottocento,

dal soprano Nelly Melba). Altro

luogo anomalo, e memorabile, è la conclusione

dell’opera: qui librettista e compositore

si distaccarono dalla tradizione,

che preferiva chiudere con un’aria im-

portante della primadonna (il cosiddetto

rondò), e misero in ultima posizione l’aria

del tenore.

Per il resto, l’opera segue le convenzioni

dell’epoca: il romanticismo di Lucia di

Lammermoor è incanalato nell’alveo di

forme classiche, regolari e ben riconoscibili,

simmetricamente distribuite nei tre

atti.Anche la scrittura vocale – che tocca

vertici di alto virtuosismo nella parte della

protagonista – è legata alla tradizione

del belcanto: insiste dunque su un canto

stilizzato, talvolta riccamente fiorito, anziché

su stilemi realistici. Un generale colore

romantico è assicurato dal trattamento

orchestrale: i corni in evidenza nel preludio,

i gesti strumentali che penetrano a

fondo nell’animo dei personaggi (di Lucia

soprattutto), rivelano una spiccata capacità

introspettiva, che emerge soprattutto

nell’introduzione ai numeri solistici,

quando l’orchestra prefigura affetti e atteggiamenti

psicologici; le battute strumentali

che preludono a “Regnava nel silenzio”,

ad esempio, individuano già in

pochi tratti la visione che ossessiona Lucia,

la sua instabilità, la premonizione della

catastrofe. Non estraneo alla popolarità

dell’opera, che fu immediata e permanente,

è senz’altro il livello altissimo

dell’ispirazione melodica. Donizetti esibisce,

qui, straordinarie doti di incisività e

pregnanza melodica, che si tratti della

veemenza infuocata degli scontri tra i

personaggi maschili o del languore malinconico

di Lucia.

Lucia di Lammermoor fu scritta velocemente,

tra la fine di maggio e il 6 luglio

1835. La prima rappresentazione dell’opera

ebbe luogo a Napoli, al Teatro di San

Carlo, il 26 settembre dello stesso anno.

Le due prime parti furono affidate al soprano

Fanny Tacchinardi Persiani e al tenore

Gilbert Duprez; completavano il cast

il baritono Domenico Cosselli e il basso

Carlo Porto. Si trattava di ottimi interpreti

(la Tacchinardi Persiani, in particolare,

era la cantante più tecnicamente agguerrita

della sua epoca), che assicurarono all’opera

un notevole successo, che non

venne mai meno per tutto l’Otto e il Novecento;

anche oggi che la Donizetti-renaissance

ha portato alla rivalutazione di

opere meno fortunate, Lucia è considerata

a pieno titolo il capolavoro del Bergamasco.

Non stupisce neppure che gli storici

abbiano sempre identificato in Lucia di

Lammermoor un’icona del teatro borghese,

oltre che di quello romantico. Basta rileggere

le pagine di Flaubert in cui Emma

Bovary – il classico prodotto di un’educazione

provinciale e di un sentimentalismo

artificialmente acuito e deviante – assiste

in teatro alle vicende di un’eroina tragica,

identificandosi totalmente con i suoi amori

e con la sua sorte sfortunata. Non a caso,

si tratta di una rappresentazione di

Lucia di Lammermoor.

 

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