L’uomo, la bestia e la virtù

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fotodi Luigi Pirandello

 

regia di Monica Conti

con Maria Ariis, Stefano Braschi, Monica Conti, Giuditta Mingucci, Antonio Giuseppe Peligra, Andrea Soffiantini, Alessandro Tedeschi, Roberto Trifirò,

scene e costumi Domenico Franchi

disegnoluci Antonio Zappalà

tecnica e suono Rossano Siragusano

costruzione scene Sergio Cangini

Produzione Elsinor

 

 

Con L’uomo, la bestia e la virtù prosegue il lavoro di Monica Conti su Luigi Pirandello iniziato nel 2006 con L’Innesto – commedia rappresentata pochissimo e quasi sconosciuta – portato in scena, dopo un lungo laboratorio a Ivrea, nel 2007 al Teatro India di Roma.

Scritta nel 1919, L’uomo, la bestia e la virtù è una commedia molto particolare all’interno dell’opera teatrale pirandelliana. Definita dall’Autore un apologo in tre atti, si rivela essere, sotto l’apparente leggerezza e comicità, una farsa tragica che irride i falsi valori morali e religiosi di una umanità ipocrita.

Il trasparente signor Paolino, professore privato, è l’uomo e ha una doppia vita: è un rispettabile professore privato e amante della signora Perella (la virtù) moglie trascurata del Capitano Perella (la bestia), marito assente e disinteressato ad avere qualsiasi tipo di rapporto con la moglie.

La tresca potrebbe durare a lungo e indisturbata ma, inaspettatamente, la signora Perella rimane incinta del professor Paolino.

Il professore è costretto dunque ad adoperarsi per gettare la sua amante fra le braccia del marito, studiando tutti i possibili espedienti.

Il caso è drammatico, perché il Capitano Perella si fermerà in casa una sola notte e poi resterà lontano almeno altri due mesi. Paolino farà preparare allora torte afrodisiache, suggerirà alla signora Perella di mettere in mostra “i tesori” di grazia e bellezza tenuti “gelosamente e santamente” custoditi e la truccherà addirittura da “baldracca” per attizzare nuovamente il marito restio agli obblighi coniugali e far passare suo figlio per figlio legittimo del Capitano Perella e della moglie.

 

 

Monica Conti

Si diploma in regia alla “Civica Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi” di Milano e in pianoforte al Conservatorio di Brescia. Dal 1986, per dieci anni, lavora come attrice diretta da alcuni tra i maggiori registi italiani. Il debutto come regista avviene nel 1989 con Faust. Un travestimento di Edoardo Sanguineti, prodotto dal Centro Teatrale Bresciano. Dal 1996 si dedica prevalentemente alla regia cominciando un lungo periodo di sperimentazione con teatri come L’Out Off e il Franco Parenti di Milano, il Fabbricone di Prato e il Centro Teatrale Bresciano. Fra le tante regie firma: Aprile a Parigi di John Godberg, Edmenegarda di Giovanni Prati, Stretta sorveglianza di Jean Genet, La mite personale elaborazione drammaturgica dalla novella di Dostoevskij, L’ultimo nastro di Krapp di Beckett, Voltati, parlami di Alberto Moravia, La donna di pietra di cui è anche autrice, ispirato a Emily Dickinson, Sottotenente Gustl di Schnitzler, Minetti di Thomas Bernhard con Gianrico Tedeschi.

Nel 2001 per questi ultimi tre lavori le viene conferito il Premio Hystrio alla regia. 

Nel 2000 il debutto alla regia lirica con l’opera dodecafonica Barrabas di Camillo Togni presentata in prima internazionale e Il mito di Caino di Franco Margola.

Fra gli ultimi lavori si ricorda Sei personaggi in cerca di autore di Pirandello, rappresentato Tempio di Apollo di Siracusa con i giovani attori dell’Accademia del Dramma Antico.

E’ stata docente al corso di alta specializzazione per attori dell’ERT diretto da massimo Castri, alla Scuola Civica di Arte Drammatica di Milano e all’Accademia del Dramma Antico di Siracusa.

 

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