“Natale in casa Cupiello” di Eduardo al Teatro Argentina di Roma

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Foto di Brunella Giolivo
Foto di Brunella Giolivo

I puristi storceranno il naso, ma Il Natale in casa Cupiello di Eduardo visto da Antonio Latella in prima nazionale al Teatro Argentina di Roma con la platea delle grandi occasioni, non si annunciava certo come uno spettacolo tradizionale.

Prodotto dal Teatro di Roma e parte integrante del programma Roma per Eduardo in occasione del trentennale della scomparsa del drammaturgo, il Natale di Latella reinterpreta in chiave attualissima e contemporanea uno dei testi più famosi di Eduardo (poi successivamente incluso nella Cantata dei Giorni Pari)

E per il suo primo incontro con De Filippo, Latella ha scelto di destrutturare completamente il testo evocando lo stesso Eduardo di cui riecheggiano le parole e la voce in teatro.

“Solo quando accetti di essere orfano hai la capacità di ereditare e di capire cosa stai ricevendo. Succede quando smetti di parlare di te stesso e parli dell’altro, provi a esprimerti attraverso l’altro – spiega Latella – attraverso colui che ti lascia un’eredità e penso al rapporto di Eduardo con la tradizione e allo spostamento dalla tradizione che ha provocato con il suo lavoro, comprendo che noi ereditiamo proprio questo spostamento.

Insomma il lavoro di Latella va visto, inquadrato e capito sotto questo profilo: per tutto il primo atto i personaggi sono allineati l’uno accanto all’altro per guadagnare il proscenio solo a tratti, alternano il dialogo in napoletano con la lettura delle didascalie e delle note di scena (forse anche oltre il tempo necessario) in italiano, non solo mostrando il legame di ricerca fra il napoletano e l’italiano, ma anche guidando didascalicamente il pubblico.

Domina sull’intera messinscena un’enorme stella cometa di colore giallo quasi ricavata da incastri di fiori, ma purtroppo si tratta di una stella cometa che non porta nessuna buona notizia. “Non mi interessano i buoni sentimenti. Luca Cupiello insegue la stella come le pale di un mulino a vento” spiega Latella che punta l’occhio sopratutto sulle relazioni umane che vivono all’interno della famiglia. Arrivando anche ad estremizzarle. Fra animali di pezza e di plastica che volano in aria, Concetta Cupiello (bravissima Monica Piseddu) quasi una madre coraggio, si carica non solo metaforicamente, ma anche realmente di un vero e proprio carrozzone da trainare, dei problemi della famiglia, del marito Luca (Francesco Manetti), della crisi coniugale della figlia Ninuccia invaghita di Vittorio Elia, dell’indolenza del figlio Tommasino. Esteticamente molto curato, a tratti sorprendente (l’ultimo atto ripropone una sorta iconografia classica della deposizione-natività con donne dolenti di nero vestite, Luca Cupiello nella mangiatoia e con l’arrivo del bue e dell’asinello veri portati in scena), con qualche eccesso gratuito (la violenza di Nicola ai danni della moglie Ninetta mostrata in scena), lo spettacolo si conclude fra gli applausi finali di un pubblico a volte un po’ sorpreso. Lode all’intera compagnia.

Un Eduardo sperimentale e contemporaneo come non si era mai visto all’Argentina. In scena fino al 1 gennaio 2015.

3 COMMENTS

  1. L’operazione culturale qui che si è voluta fare è quella di un rinnovamento totale, rendere epico questo testo. Ma ai fini della comunicazione un’operazione culturale deve partire da un rinnovamento di contenuto non di forma. In arte la forma deriva dal contenuto, nessun rinnovamento formale è possibile senza un rinnovamento dall’interno. Ecco che dunque lo spettacolo appare un esercizio di stile, uno sfoggio di artifizi che non raggiunge lo spettatore che assonato guarda nelle prime file una piace urlata sostanzialmente e mortificata nella parte umana. Quello che commuoveva in quest’opera era l’umanità a tutto tondo, le relazioni, la verità dei rapporti, la psicologia, parola tanto odiata da chi fa teatro. Gli attori utilizzati al pieno delle loro possibilità e non usati come marionette non pensanti avrebbero potuto fare un bello spettacolo.

  2. Il precedente mio commento sullo spettacolo nulla toglie al mio rispetto per l’arte , la maestria , la competenza e la cultura del maestro teatrale Latella, ma vuole indurre l’onestà intellettuale nei critici che hanno il dovere di osservare le reazioni del pubblico difronte alle performance e l’onestà intellettuale in chi parla, a proposito del Teatro di Interpretazione come di un Teatro piccolo-borghese. Piccolo-borghese è servire l’Io e non la collettività.

  3. Povero Edoardo, questa è mancanza di rispetto verso un genio del teatro e soprattutto verso noi spettatori. Io ho resistito un’ora e mezza ma tantissima gente è andata via dopo 15 minuti. Se questo Latella vuole fare teatro scrivesse cose sue. Io ci sono rimasto troppo male anche per la presa in giro che mi ha fatto il Teatro Argentina non comunicando questa specie di rilettura. Poi ci si lamenta che la gente non va a teatro, e grazie!!!
    Learco

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