Signori… le paté de la maison

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fotoda “Le prenom” di Matthieu DeLaporte e Alexandre De La Patellière

adattamento di Carlo Buccirosso

con Sabrina Ferilli e Maurizio Micheli

e con Pino Quartullo, Massimiliano Giovanetti, Claudiafederica Petrella, Liliana Oricchio Vallasciani

regia Maurizio Micheli

scenografia e costumi Gilda Cerullo, Andreas Mercante

produzione La Camelia srl

nei ruoli:

SABRINA FERILLI – GABRIELLA, SORELLA DI EMANUELE

MAURIZIO MICHELI – VITTORIO, MARITO DI GABRIELLA

PINO QUARTULLO – EMANUELE, FRATELLO DI GABRIELLA e MARITO DI ARIANNA

CLAUDIA FEDERICA PETRELLA – ARIANNA, MOGLIE DI EMANUELE

LILIANA ORICCHIO VALLASCIANI – LILIANA, MADRE DI GABRIELLA ED EMANUELE

MASSIMILIANO GIOVANETTI – MARCELLO, AMICO DI FAMIGLIA

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La commedia è un adattamento teatrale ad opera di Carlo Buccirosso e della stessa Ferilli di “Le prenom”, opera scritta da Matthieu De La Porte e Alexandre De La Patelliére che ha già ispirato una commedia cinematografica francese nel 2012.

Il sipario si apre a mostrare una scenografia a tutto palco dove giganteggia una libreria sul fondo, altissima, imponente, con libri che sembrano veri e vien da chiedersi come si farà a prenderli così in alto. Ma la domanda rimarrà senza risposta perché durante lo spettacolo nessuno li prenderà. Destino comune a tanti libri che rimangono chiusi in attesa di un lettore curioso. C’è il tempo di porsi tutte queste domande e di perdersi nelle proprie elucubrazioni perché l’inizio è un po’ lento. Ed allora osserviamo l’arredamento: un divano, una poltrona, due sgabelli alti davanti a un vano finestra che comunica con la cucina, luogo in cui Liliana, la madre sta cucinando il “paté de la maison”. Un lungo tavolino viene apparecchiato per la cena. Anche il caminetto con le sue fotografie fa bella mostra in un angolo della sala. Suona il citofono, si apre la porta e finalmente entra Vittorio. Un applauso sincero accoglie Maurizio Micheli, bravo, garbato, ironico, elegante, consumato attore e il ritmo cambia. Ma il pubblico aspetta “lei”, ansioso di vedere dal vivo la protagonista di tante storie al cinema e in televisione. C’è un’affluenza insolita in teatro: gruppi di giovani maschi italiani che dai palchi e dal loggione le tributano un applauso liberatorio appena entra e l’apoteosi di tante aspettative culmina nel momento in cui Sabrina Ferilli si siede sul divano. Sarà uno di quelli che pubblicizza in tv? Non è dato conoscerne la marca e d’altronde dopo un po’ Gabriella parla con lo stesso accento di Sabrina. Si fatica a distinguere il personaggio dall’attrice, che comunque veste a pennello il ruolo, nel suo abito a fiori. È proprio bella ed è magrissima! Sarà dimagrita o è proprio vero che le telecamere regalano in abbondanza forme generose? Le domande continuano perché lo scambio di battute non coinvolge ancora. È tutto un linguaggio “quotidiano” con riferimenti alla vita “quotidiana” di una coppia, forse un po’ alternativa, con idee “di sinistra”! Divertente la Madre “monarchica”! Ovviamente arriva il cognato, ricco, sbruffone e divertente con idee “di destra”. Simpatico, disinvolto, divertente Emanuele, molto ben rappresentato da Pino Quartullo. Lo accompagna la moglie incinta, un po’ bamboleggiante nella sua caratterizzazione. Non manca, come nella migliore tradizione, l’amico di famiglia, che sarà oggetto e soggetto di bizzarre rivelazioni. La cena si consuma e quindi anche il “famoso paté, anche se non ci si accorge di quando lo mangino, presi come sono i personaggi dalle continue rivendicazioni, dai ricordi riaffiorati, dalle confessioni a sorpresa e dalle reazioni convulse e violente, sempre sdrammatizzate dalla pungente ironia che ben tratteggia la trama drammaturgica.

Il secondo tempo scorre via veloce, il ritmo serrato e i continui colpi di scena tengono il pubblico col fiato sospeso e non c’è più spazio per le divagazioni personali. Gli attori, bravi davvero bravi sono riusciti a coinvolgere gli spettatori nella cena a sorpresa a cui tutti si sentono ormai invitati. La casa, finta sul palco, ha aperto la “quarta parete” e si è dilatata a tutto il teatro.

Si ride anche dell’attualità, e le battute arrivano a colpire il segno. Maurizio Micheli che firma anche la regia, è giustamente conosciuto ed apprezzato in un genere a lui congeniale e tutti gli attori sono compagni giusti per una bella commedia. Ma rimane la domanda (e questo è un Suo pregio) che dal 1978 ci assilla: Ma davvero Lo voleva Strehler?

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