Momix in “Alchemy”

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fotoUno spettacolo creato e diretto da MOSES PENDLETON

Teatro pieno, gremito in ogni ordine di palco. Il brivido dell’attesa è palpabile perché ogni spettacolo dei Momix (si sa) regala emozioni e suggestioni fantastiche. E poi il titolo incuriosisce.

Ad ispirare l’immaginazione del mago della danza è questa volta l’eterna ricerca dell’oro segreto, che vive nel profondo della nostra essenza, rivelato solo agli uomini capaci di scrutare il mondo con occhi creativi. Quali ingredienti, stavolta, combinati insieme, daranno vita alla Pozione Magica che tutti aspettiamo di poter bere?

Son passati due anni dalla Prima mondiale: il 5 febbraio al Teatro Alighieri di Ravenna, come anticipazione del Ravenna Festival 2013 . È stata scelta nuovamente l’Italia per svelare al mondo “Alchemy”, che da Ravenna ha proseguito poi la Tournée 2013 in Italia a Trieste, Bari, Milano, Lucca e Brescia, mentre erano già annunciate le date internazionali per Spagna e Francia.

Ed ora finalmente è arrivato a Salerno.

Il mistero sta per essere svelato. Si alza la grande tela storica del teatro Verdi di Salerno sul sipario ancora chiuso. Ma subito una luce crea un ectoplasma, che si muove leggero ed inquietante mentre l’illusione prende forma.

Figure leggere evanescenti scivolano intorno a colonne che sembrano totem, danzando, anzi volando, sulla scena che sembra non esserci.

Non si percepisce neanche la densità delle tavole del palcoscenico, tutto è ammorbidito nella soffice rarefazione di un gigantesco caleidoscopio di forme e di immagini che si combinano e si frammentano incessantemente in un fluido concatenarsi di corpi che sfidano la gravità, alla ricerca dell’eterno equilibrio.

Sul fondo suggestive proiezioni di Mandala colorati e ipnotici rimandano allo Spirito della Natura, evocando i segreti dei quattro elementi primordiali: acqua, terra, aria, fuoco,

Il mutamento dei corpi in luce e della luce nei corpi è strettamente conforme al corso della natura, che sembra prediligere le trasformazioni” scrive Isaac Newton e così riporta Pendleton nei suoi appunti.

Sirene, meduse, crisalidi, ninfee nella loro elegante danza acrobatica ci trasportano in un acquario dove l’identità sembra perdersi, anestetizzata dalla penetrante personalità della musica, che come petali di rose screziate, colora e profuma l’intero teatro: dai canti indù ai suoni elettronici, dallo scoppiettio del fuoco al battito pulsante del cuore, dai ritmi tribali alle melodie più conosciute.

È un gioco! È un gioco che incanta i bambini (numerosi in teatro) ma anche gli adulti, e affascina i sensi, spalancando le porte alle emozioni. Siamo prigionieri di un incantesimo!

Siamo ammaliati dal rutilante carosello del vortice dei Dervisci rotanti e dalle passerelle di Donne Mutanti (con protesi grottesche che si muovono come avessero vita propria sotto i costumi rossi leggeri ed eterei).

Rosso. Bianco. Oro nel nero del fondo ci fa intravedere la luce nel buio della realtà ed alleggerisce la densità del banale ritmo quotidiano con la rarefazione aerea dei giochi di danza sospesa.

Vola la danzatrice: si avvicina e si allontana dal suo compagno di giochi… come l’onda del mare, come la lingua di fuoco, come la zolla di terra, come l’alito di vento… danza nell’aria il suo amplesso e respira l’Eterno incontro del Maschile e del Femminile…

Il filo, o meglio, le catene ci sono e ci tengono bloccati… ma se è un freno… è anche un cordone ombelicale che ci lega all’Energia Creatrice e ci alimenta con il Soffio dell’Aria che ci permette di volare, sperimentando innumerevoli geometrie all’interno del Cerchio della Vita.

Non si ha il tempo di pensare, la musica attraversa tutto il teatro e fa vibrare ogni fibra del corpo-pubblico in una sospensione senza tempo e senza peso. Si vola nel fantastico mondo dell’irrazionale e col fiato sospeso e con gli occhi imbambolati si è completamente persi nell’ipnotico viaggio della fantasia.

Come gocce, depositate su vetrini analizzati al microscopio, le cellule si muovono in una danza straripante, moltiplicandosi in un continuo gioco di specchi, non deformante ma anzi rivelatore delle più sconosciute rifrazioni del prisma della coscienza, dove l’illusione permette ad un solo ballerino di moltiplicarsi e dividersi in quattro. Appaiono e scompaiono i danzatori: cambiano anche colori e dimensioni, nei costumi che fluttuando intorno ai corpi li nascondono e li rivelano, modificandoli in un’alternanza di forme geometriche e surreali. Le damine sembra scivolino sul disco di un carillon, e si mutano, con un semplice gesto-trucco da spettacolo di magia, in fiori, farfalle, conchiglie, mentre all’improvviso appaiono mostri, materializzati dagli incubi più nascosti della nostra infanzia e scheletri che danzano come burattini… Lingue di fuoco fiammeggianti guizzano consumando l’aria e lunghi tubi delimitano un quadrato-ring dove si agita il corpo-essenza alla ricerca della verità… E poi una grande piramide dorata invade la scena e riporta ai misteri dell’antico Egitto… e ancora…

Tutto si trasforma. Tutto è Magia nel Laboratorio dell’Alchimista Moses Pendleton.

L’Alchimia, in fondo, è molto più vicina a ciascuno di noi, di quanto Ciascuno di Noi sia portato a credere…

Non c’è intervallo e alla fine, rilassando finalmente il respiro, trattenuto inconsapevolmente, ci si chiede: ”Ma è già finito?” Ed allora, dopo il primo applauso, la compagnia regala un bis (ovviamente già in scaletta). Appaiono due grandi archetipi-ferri di cavallo, che girati sono due parentesi che ancora diventano le porte attraverso cui sfilano, quasi volando felici i danzatori a salutare un pubblico incantato, stupito e felice che applaude con entusiasmo gridando “Bravi! Bravi!”

Magnifico. Stupefacente. Magico. Onirico. Fiabesco. Funambolico. Elegante. Uno spettacolo da vedere e da rivedere!

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