Vito Conversano, principal dell’Israel Ballet

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fotoCarissimo Vito, raccontami com’è nata la passione per la danza? A che età hai iniziato a ballare?

La mia passione per la danza è nata per puro caso, prima ero un ginnasta poi alcuni problemi mi hanno portato a lasciare questo sport che ritengo sia stupendo. Da allora non potevo stare fermo a non fare nulla e incuriosendomi sulla danza in generale ho provato a intraprendere quella moderna con scarsi risultati… Preso dalla poca speranza e dallo sconforto arriva l’estate e andai in vacanza, fu lì che frequentandomi con una mia amica carissima il caso volle che la madre di lei si fosse diplomata al teatro San Carlo molti anni prima e cosi introducendomi a persone che lei conosceva, ebbi la possibilità di fare un audizione presso il teatro stesso, risultando idoneo e da lì prese avvio la mia strada verso l’arte della danza, avevo 15 anni.

Quale è stata la tua formazione?

La mia formazione è stata esclusivamente al teatro San Carlo di Napoli dove ho frequentato tutti corsi dell’Anno accademico per 5 ore al giorno e 8 anni, fino al meritato diploma… Dove come passo d’addio portai lo “Spectre de la rose”.

Come ricordi l’esperienza alla scuola del San Carlo di Napoli?

L’esperienza in quel teatro è stata magica, ricordo il profumo degli strumenti musicali, i suoni, l’arte delle persone nell’aria, amici, nemici, persone che ti fanno crescere anno dopo anno, la stanchezza, il sacrificio, la voglia e soprattutto la forte passione. Il ricordo della mia cara direttrice Anna Razzi e le sue esigenze affinché tutti noi potessimo diventare dei veri professionisti .

Quali sono i tuoi maestri che vuoi citare maggiormente e perché?

Dopo la scuola ho avuto la fortuna di iniziare a intraprendere il mondo della professione e conoscere moltissimi maestri. Coloro che vorrei citare maggiormente sono: Raffaella Renzi, Luciano Cannito, Michele Villanova, Giampiero Galeotti e Ugo Ranieri: perché mi hanno fatto crescere tecnicamente, mentalmente e professionalmente, insegnandomi il mondo che andavo ad affrontare come si sarebbe posto contro di me e con loro ho avuto le armi per proteggermi e volare alto.

Chi ti ha aiutato o ha creduto di più in te?

Sicuramente e maggiormente i miei cari genitori che con tanti sacrifici, fin da piccolo non hanno mai spezzato il mio sogno.

Ora vivi a Tel Aviv e sei primo ballerino dell’Israel Ballet. Raccontaci com’è avvenuta questa nomina e come sei arrivato a Tel Aviv, tramite audizione?

Sono arrivato a Tel Aviv il 2 settembre del 2014, trovo sia una città meravigliosa e interessante come del resto tutto il Paese, inizialmente è partito da quando vivevo a Firenze ed ero Solista presso il teatro Maggio Musicale fiorentino. Lì vivevo con due ragazzi tra cui un israeliano ballerino proveniente da Tel Aviv, il quale lavorava in un’altra compagnia a Firenze. Dopo le tristi condizioni della Compagnia di cui facevo parte dovetti lasciare la città e ritornare nella mia Napoli dove poi sarei partito per l’America pochi mesi dopo, a distanza di un anno venni contattato dal mio ex coinquilino di Firenze che nel frattempo era ritornato a Tel Aviv con il successo di essere stato preso presso la compagnia di Israel Ballet, chiedendomi se mi poteva interessare un contratto da Principal Dancer presso la compagnia stessa, dato che il direttore ne cercava uno. Presi l’aereo e mi precipitai a Tel Aviv dove vinsi l’audizione come primo, e da lì ebbe inizio la mia esperienza all’interno dell’Israel Ballet.

Che aria si respira in questo prestigioso corpo di ballo?

In questo Corpo di ballo mi trovo benissimo, siamo tutti solidali e rispettosi, gli altri colleghi sono calorosi e ci si aiuta reciprocamente. Siamo abbastanza e la maggior parte provenienti da differenti parti del mondo come: Russia, Giappone, America, Francia, Colombia, Svizzera, Olanda ecc. Ah dimenticavo l’Italia 🙂 E si respira un’aria di assoluta pace e professionalità anche se il lavoro è moltissimo e i ritmi sono frenetici. Si eseguono tantissimi spettacoli tipo una 20na ogni mese.

Come è la tua giornata tipo? Quante ore provi?

La mia giornata tipo? mi sveglio faccio colazione, controllo mail, mi reco a lavoro dove ci resto dalle 10:00 alle 17:00. Salvo quando abbiamo gli spettacoli. Dopo il ritorno a casa mi dedico un po’ alla palestra e allo sport, mi rilasso vedendo la televisione in streaming dall’Italia per sentirmi sempre a casa. Contatto la famiglia e i miei più cari amici tramite skype… E mi godo la stupenda città che mi ospita.

Come ti trovi in Israele? Com’è il pubblico e come vivono l’arte della danza?

In Israele mi trovo benissimo, c’è il mare, il sole, la gente calda, la bellissima città, l’ottimo clima e gli amici. Non ci si stanca mai! Il pubblico israeliano credo sia molto preso dall’arte e alla cultura in generale… Sono felice perché ora che ballo con ruoli principali e di rilievo, ai ringraziamenti a fine spettacolo, riesco a percepire il pubblico e il suo gradimento e quello che io ho potuto trasmettere loro! C’è sempre sold out la maggior parte delle volte, anche perché la Compagnia non si esibisce solo nel teatro stabile di Tel Aviv, ma in giro per tutto il Paese.

Hai già danzato con l’Israel Ballet nello Schiaccianoci nella parte del Principe, in Basilio nel Don Chisciotte. Quali sono i prossimi programmi, cosa state preparando?

Dopo tante di queste emozioni i prossimi spettacoli saranno Moon, coreografia da Complaxion Company di NY. Gameon: balletto neoclassico con coreografia di Ido Tadmor, noto coreografo qui nel paese, ex ballerino di Batsheva Dance Company, in cui saremo in compagnia di splendidi ospiti che ci accompagneranno in questa produzione, una band di percussionisti che si chiamano Mayumana Dance Company.

Qual è stato lo spettacolo di danza al quale hai assistito come spettatore che ti ha maggiormente emozionato?

Ce ne sono tanti ma credo quello che mi ha lasciato a bocca aperta è sicuramente Annuciacion di Preljocaj. Una coreografia da comprendere fino in fondo, l’ho amato infinitamente. L’emozione che ho provato è stata immensa.

Secondo te, quali sono le qualità fondamentali che un giovane danzatore dovrebbe possedere?

Secondo me le qualità che un giovane danzatore dovrebbe avere sono credere in se stesso in primis. Da piccolo non ero molto magro e proporzionato e molte volte non mi ci vedevo a ballare come altri miei colleghi longilinei o muscolosi; però la mia forza di volontà ha voluto portarmi lontano con determinazione e sicurezza. Ho imparato ad amare me stesso. La determinazione e la costanza credo non bisognerebbe abbandonarle mai, anzi un danzatore ha bisogno di un carattere duro e non deve arrendersi mai. Purtroppo o per fortuna nella mia vita ho presi pochi “no” sinceramente, ma quei pochi che ho ricevuto sono stati decisivi a farmi crescere e rimboccarmi le maniche maggiormente. E ora sono qui all’Israel Ballet dove possiedo la nomina di Principal e corono il mio sogno d’interpretare i grandi ruoli sul palcoscenico e rappresentare una Compagnia di alto profilo.

Oltre la danza, nutri altre passioni?

Di passioni assolutamente ne ho tante. Nutro la passione per il surf, quando posso metto muta e vado con la mia tavola a serfare il mare, lo amo e quando sono nell’acqua un po’ come la danza entro in un mondo estraneo e mi faccio trasportare dalla spensieratezza e sto bene con me stesso.

Che tipo di esperienza è stata con il Moscow Ballet West?

Magnifica. Girare con un bus quasi buona parte degli Stati americani e vedere moltissime culture, tantissimi teatri, ben 60 citta diverse, persone da tutto il mondo, posti megagalattici, era come vivere in un film per me, non potrò mai dimenticarmela, è stata una esperienza che porterò per sempre dentro di me… I ritmi frenetici con ben più di 60 spettacoli tra Schiaccianoci, Bella Addormentata, Cenerentola… Augurerei a tutti di lavorare all’estero per un po’ perché ti forma professionalmente e ti apre la mente a 360 gradi.

Hai un mito della danza, del presente o del passato, al quale ti ispiri?

Il mio mito in assoluto è Roberto Bolle, al quale mi ispiro. Fin da piccolo, da quando ho iniziato la carriera, ritrovavo un qualcosa in lui che mi assomigliasse o credo e spero. Molte persone mi chiamavano Bollicino in teatro, forse per questo? Anzi “Bolle senza muscoli”…

Cosa ricordi di “Amici”? I pro e i contro della trasmissione?

Amici” per me è stato un passaggio della mia vita iniziato e finito dove, personalmente, non lo rifarei come allievo ma proverei come professionista, forse. “Amici” mi ha fatto crescere nel passo a due, in generale mi ha arricchito di elementi che nonostante la Scuola frequentata ancora non conoscevo. “Amici” mi ha aperto il cuore, mi ha fatto conoscere un lato di me che era nascosto. “Amici” mi ha regalato l’opportunità di andare a Londra presso l’English National Ballet dove ci sono rimasto lavorando con la Compagnia. “Amici” non è per la danza io credo, la danza deve stare in teatro come un soprano o l’orchestrale… Il ballerino classico deve stare a casa sua, per me quella è la tv e lì ci devono andare persone che poi vogliono fare intraprendere la carriera televisiva. Non insegna nulla ai giovani danzatori che vogliono costruirsi una carriera nel Teatro ma anzi li distoglie da questa tirandoli verso un mondo più televisivo, ben diverso da quello “classico” accademico teatrale.

Qual è il sacrificio più grande che richiede l’essere danzatore?

Sicuramente il privarsi di una vita adolescenziale. Poi ci sono tanti esempi di sacrificio; per esempio il mio fu proprio quello di andare a lavorare per pagarmi parte degli studi con l’aiuto anche dei miei genitori. Andavo a lavoro, poi a danza e poi si ritornava a fare il commesso fino alla sera, questo per me è stato il sacrificio più grande.

Con quale coreografo ti piacerebbe lavorare?

Diciamo che ho avuto la fortuna di lavorare con molti coreografi importanti già!! Il mio preferito in assolutoè Balanchine, adoro completamente il suo stile. Ho danzato “The four temperament of balanchine” al Maggio Musicale ed è stata un’esperienza magica. Certo mi piacerebbe lavorare ad altre sue coreografie.

E con quale ballerina ti piacerebbe danzare?

Beh ti faccio un nome grande: Polina Semionova.

Come vedi il tuo futuro nella danza?

Il mio futuro lo immagino nel teatro dove sono nato, e portando tutta l’esperienza di una vita all’estero… al Teatro San Carlo!

Sicuramente si ritornerà in patria, io amo l’Italia, amo il mio teatro la gente che lo abita, amo i miei colleghi napoletani… Amo la mia lingua. Io amo Napoli.

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