Le Sacre – Preludio e Sagra della primavera di Virgilio Sieni

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Foto di Rocco Casaluci
Foto di Rocco Casaluci

Lodo la danza perché libera l’uomo dalla pesantezza delle cose e lega l’individuo alla comunità. Lodo la danza che richiede tutto, che favorisce salute e chiarezza di spirito, che eleva l’anima.”, diceva Sant’Agostino. Queste parole mi sono riecheggiate alla mente vedendo Le Sacre – Preludio e Sagra della primavera in scena al Teatro Comunale di Bologna. Nella Sagra pensata da Virgilio Sieni – coreografo e regista, direttore della Biennale di danza, tra i maggiori protagonisti della scena contemporanea europea – infatti, i dodici ballerini agiscono proprio come in una comunità in cui ogni singolo elemento si adopera per suggerire il gesto all’altro, in una successione di movimenti che vivono attraverso la vicinanza dell’altro.

Prima di addentrarsi ne La Sagra della primavera di Igor’ Stravinskij, il coreografo toscano regala al pubblico un Preludio eseguito sulla musica dal vivo di Daniele Roccato con il suo contrabbasso. In quest’allestimento, pensato come una sorta di pre-rito, ci sono in scena solo le danzatrici donne a rappresentare la nuda vita. Attraverso i loro corpi e i movimenti ripercorrono un andare nella vita, una carica energica e misteriosa fatta di vene che pulsano, di sangue, di vertebre, di muscoli che si aggrovigliano in questo cespuglio di gesti che intendono rintracciare atti primordiali come alzarsi, sdraiarsi, chinarsi, osservarsi, che sono alla base del nostro esserci. Sei corpi che assumono la sembianza di un unico corpo, come un magma capace di trasformarsi, di volta in volta, in diverse figure, di scomporsi e ricomporsi, di plasmarsi. La spinta del gesto diventa come un eco e riverbera come se ogni danzatrice scaturisse dall’altra attraverso varie stratificazioni, non solo di movimento ma anche di senso.

Dopo una breve pausa parte la musica di Stravinskij con l’orchestra diretta da Felix Krieger. Si ha subito la sensazione che queste note diventino per i ballerini, che ora sono dodici equamente divisi tra uomini e donne, un bosco da abitare, come se si fossero persi, ed entro il quale inventare logiche di sopravvivenza e anche pertugi da valicare per trovare una radura. L’occhio dello spettatore, nell’impossibilità di cogliere tutti i piani di questa foresta di movimenti, è continuamente costretto a scegliere, avendo la sensazione di aver perso qualcosa ma restando inevitabilmente catturato dall’indagine delle infinite possibilità che il corpo ci dà di stare al mondo.

I movimenti dei ballerini viaggiano dalla linea al cerchio e, attraverso una agire per risonanza e trasmissione, si moltiplicano, come se ogni singolo danzatore stesse lì solo per ripercorrere, intensificare, accentuare il gesto dell’altro. Anche l’Eletta, nella Sagra di Virgilio Sieni, diventa non più un oggetto di sacrificio bensì un corpo scelto per essere esaltato attraverso i movimenti degli altri undici danzatori e viceversa. È come se qui l’Eletta rappresentasse una cassa di risonanza della complessa archeologia danzante messa in piedi dal coreografo. Il rito proposto rovescia il modello colonialista delle coreografie occidentali che l’hanno tramandato esclusivamente in forma barbara. I movimenti dei ballerini sono inseriti in un contesto comunitario e di convivenza senza il quale perderebbero ogni valore. Cercarsi attraverso l’altro, come se un corpo avesse bisogno dell’adiacenza di un altro per agire a sua volta, è la ritualità più importante in questa Sagra.

Scenicamente lo spazio è vuoto e dominato da un pavimento rosso che esalta il concetto di radura in mezzo a un bosco. La luce fredda che si posa su questo tappeto purpureo e sui danzatori, rendendo i loro corpi lividi e creando degli aloni che danno continuità al movimento e lo moltiplicano visivamente.

La Sagra della primavera s’inserisce in un progetto più esteso, Nelle pieghe del corpo–Bologna, in cui Virgilio Sieni, attraverso una serie d’incontri e spettacoli, interagisce con la città felsinea cercando di moltiplicarne la bellezza e di mettersi in dialogo con gli artisti e la popolazione che la abitano.

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Programma Nelle Pieghe del corpo-Bologna:

7 marzo 2015, h 20:00, 8 marzo 2015, h 15:30 – incontro dopo lo spettacolo – 10 marzo 2015, h 20:00, 11 marzo 2015, h 18:00
Teatro Comunale Bologna

LA SAGRA DELLA PRIMAVERA_Prima assoluta
PRELUDIO e LA SAGRA DELLA PRIMAVERA
Coreografia Virgilio Sieni. Musica Daniele Roccato, Igor Stravinskji. Interpretazione Compagnia Virgilio Sieni. Direttore Felix Krieger
Nuova produzione del Teatro Comunale di Bologna e Compagnia Virgilio Sieni
Commissione Teatro Comunale di Bologna con Emilia Romagna Teatro
Orchestra del Teatro Comunale di Bologna

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18 marzo 2015, h 21:00
Laboratorio delle Arti/Teatro Università di Bologna

PINOCCHIO_ LEGGERMENTE DIVERSO
Coreografia, regia Virgilio Sieni. Interprete Giuseppe Comuniello
Musica di Michele Rabbia eseguita dal vivo dall’autore
A seguire incontro con Giuseppe Comuniello e Virgilio Sieni

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20 marzo 2015, h 21
DOM la cupola del Pilastro

ALTISSIMA POVERTA’
Evento inedito tra giovanissimi e partigiani
A seguire incontro con Virgilio Sieni (a cura di Massimo Marino)

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22 marzo 2015, h 18
DOM la cupola del Pilastro

ABBRACCI
Coppie di anziani si dedicano all’abbraccio istruendoci sull’origine del gesto
A seguire incontro con Virgilio Sieni

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25 marzo 2015, h 21
Teatri di Vita

SOLO GOLDBERG IMPROVISATION
Coreografia e interpretazione Virgilio Sieni
musiche J.S. Bach, Variazioni Goldberg, eseguite dal vivo al pianoforte da Mari Fujino
A seguire incontro con Virgilio Sieni

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31 marzo 2015, h 21
Arena del Sole

DOLCE VITA_Archeologia della Passione
Coreografia Virgilio Sieni
Interpretazione Compagnia Virgilio Sieni
musiche di Daniele Roccato, eseguite dal vivo dall’autore
A seguire incontro con Virgilio Sieni

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3 aprile, h 21, 4 aprile 2015, h 19.30
Palazzo del Podestà

CENA PASOLINI_ Prima Assoluta
Ideazione e coreografia Virgilio Sieni
Assistente alla coreografia Giulia Mureddu
Assistenti al progetto Gaia Germanà, Daina Pignatti
Musica Corale G. Savani di Carpi
A seguire incontro con Virgilio Sieni

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