Forèst

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Foto di Benedetta Pitscheider
Foto di Benedetta Pitscheider

Food opera in quattro stagioni, un prologo e un epilogo

Di Matteo Franceschini

Libretto di Volodia Serre

Regia: Volodia Serre

Creazione menù e catering: Alessandro Gilmozzi

Scene e costumi: Mathias Baudry

Visual design: Luca Franceschini, Andrea Franceschini

Personaggi e interpreti:

La madre; la donna-acero, la donna-cechoviana, la donna-ribelle: Laura Catrani

Il padre; l’uomo-cervo; l’uomo-cechoviano; l’uomo appollaiato: Nicolas Isherwood

La guida: Clément Bresson

Fisarmonica: Pierre Cussac

Violoncello: Leo Morello

Live electronics: Matteo Franceschini

Commissione e produzione: Fondazione Orchestra Haydn di Bolzano e Trento

Coproduzione: Festival Paris quartier d’été, Neue Oper Wien

Partner: ARCAL-Compagnie Nationale de Théâtre Lyrique et Musical; Podere provinciale Cantina Laimburg

Con il sostegno di Provincia Autonoma di Trento

Prima rappresentazione assoluta

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Forèst si prefigge di proporre ai cinquanta spettatori ammessi a ogni recita un’esperienza multisensoriale. Ognuno, infatti, riceve all’ingresso una bisaccia contenente un menù degustazione, creato dallo chef stellato Alessandro Gilmozzi, ed è invitato ad accomodarsi nello spazio circolare posto sul palcoscenico mentre subitaneo lo assale il profumo del sottobosco. Una Guida ci accoglie e ci sprona a incamminarci verso le quattro stagioni della foresta, ove al canto di due voci, maschile e femminile, si alterneranno gli assaggi delle primizie offerte da Madre Terra nei diversi mesi. Solo una mente acuta come quella di Gilmozzi sa ricavare da ingredienti inusuali, quali radici, licheni, resina, formaggi stagionati, oltre che dai più pregiati cervo e trota marmorata, grandi delizie per il palato, destinate a permanere a lungo nella mente per la squisitezza dei sapori. Basterà citare il dessert per innamorarsene: Terriccio di mais e aghi di abete, crema di topinambur e miele di melo, sorbetto di larice, cristalli di resina e lichene candito.

Il libretto di Volodia Serre ha pregi e difetti. Lodevole è l’affrontare, utilizzando più lingue, spinose tematiche antropologiche, quali il vegetarianismo, il disboscamento e l’antropizzazione della natura, incarnata da Fallingwater di Frank Lloyd Wright. Qualche dubbio permane invece, a modesto parere di scrive, sugli svariati accostamenti letterari e filosofici esplicitati dalla Guida, che avrebbero richiesto una migliore integrazione formale per non sembrare solo pretenzioso sfoggio d’erudizione.

Il visual design di Luca e Andrea Franceschini ricrea, attraverso giochi di ombre e luci, una foresta incantata, abitata da creature invisibili e voci misteriose, finché non arriva l’uomo a stravolgerne i connotati. La regia di Serre sfrutta la struttura circolare, ideata dallo scenografo e costumista Mathias Baudry, in tutta la sua estensione, alludendo alla turbinosa ciclicità della vita e della storia.

Un solo aggettivo descrive la musica di Matteo Franceschini: intelligente. Fortunatamente il maestro non si arrampica in toto sugli specchi dell’atonalità, ma desidera farsi capire. Come nel libretto, anche qui dialogano assieme più generi, quali il canto sciamanico, le filastrocche ladine, le sonorità barocche del compianto sul cervo morente, suggestivo rimando alle leggende cortesi delle belles dames, le Christmas songs da musical comedy americana. L’organico è composto da Leo Morello al violoncello e Pierre Cussac alla fisarmonica a colloquio con live-electronics dello stesso Franceschini.

Nicholas Isherwood e l’ottima Laura Catrani danno voce e corpo ai vari personaggi con serietà e passione, trasformandosi in vere visioni fugaci. La dizione imprecisa di Clément Bresson, la Guida, rende scricchiolante il testo in italiano e poche sono le sfumature impresse al suo ruolo.

Pubblico incuriosito, educato e entusiasta.

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