“Calendar Girls”, “scoprirsi” amanti della vita

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fotoRompere i tabù, vivere con coraggio e raccontare la verità, senza buonismo o trincerandosi dietro luoghi comuni e frasi fatte: si può, grazie ad un cast eccezionale, un testo ben calibrato, ironico e un’attenta regia. Lo spettacolo “Calendar Girls” in scena al Manzoni è un piacere, per la mente e per il cuore.

Quanto può essere complesso dar voce a storie difficili, ad aspettative deluse e a dolori celati? Il testo tradotto ed adattato da Stefania Bertola, raccoglie questa sfida e ne esce ampiamente vincitore. Tratto da una storia vera, quella di un amore finito e stroncato a causa di una leucemia, “Calendar Girls” diventa un inno alla vita, alla forza, alla volontà e al coraggio. Sul tema di fondo, quello della perdita del marito malato da parte di Annie (Laura Curino), si innescano e si susseguono molte altre storie, non esiste un’unica tematica, non una sola protagonista: è uno spettacolo corale, in tutti i sensi. Sette le attrici in scena, che occupano quasi sempre assieme il palco, e due gli uomini della compagnia che, a seconda della necessità, prendono le fattezze di uno o un altro personaggio. La figura di spicco è impersonata da una bravissima Angela Finocchiaro, che nei panni di Chris, riveste il ruolo di “femmina alfa”: è la migliore amica di Annie, colei che la completa, che riesce a spronarla e, soprattutto, è la donna che propone l’idea intorno a cui ruota tutta la rappresentazione teatrale: spogliarsi per beneficenza. Tutto nasce quasi per caso, da un disagio che entrambe le donne (Annie e Chris) hanno vissuto nella sala d’attesa di un ospedale: la seduta estremamente scomoda e malandata di un divano proposto a chi accompagna i malati, diventa la scintilla da cui nasce la voglia di cambiamento. Una voglia che si declinerà in diversi ambiti; da quello prettamente materiale – comprare un divano nuovo per chi ancora sarà costretto ad attendere in quella stanza – fino ad uno più profondo e intenso: scegliere di cambiare se stesse per affrontare paure, pregiudizi e il senso di pudore in nome di un importante, valido ideale. Sarà un percorso faticoso, che metterà a nudo (in tutti i sensi) le protagoniste della pièce. Come potrebbe infatti essere accolta la richiesta di posare senza veli da un gruppo di donne, non più giovanissime, membri del Women’s Institute (un’associazione femminile legata alla chiesa) se non con stupore e reticenza? Ma l’energia e la vitalità di Chris, assieme alle valide motivazioni addotte, riusciranno a coinvolgere tutti e a far raggiungere obiettivi nemmeno lontanamente sperati. Con una leggerezza e una carica comica che solitamente non si sposano a raccontare episodi di vita così difficili, lo spettacolo mette in scena una storia che inizia con una tragedia ma che conduce alla consapevolezza che tutto può essere affrontato in modo diverso. In “Calendar Girls” vince la chiave della comicità, non si ha paura di pronunciare ad alta voce la parola “leucemia”, non si fa finta che le sofferenze non esistano e non ci si preoccupa di spogliarsi di fronte ad una sala piena di spettatori: tutto è fatto con una eleganza ed una sfrontatezza disarmante. Si ride, e tanto, anche se tutto prende le mosse da una storia infelice.

In soccorso ad un adattamento drammaturgico brillante, c’è un cast strepitoso (con Angela Finocchiaro, Laura Curino, Ariella Reggio, Carlina Torta, Matilde Facheris, Corinna Lo Castro, Titino Carrara, Elsa Bossi, Marco Brinzi, Noemi Parroni ) e una regia che non lascia nulla al caso, dagli allestimenti scenici alle musiche. Nelle scenografie la natura compare in tutta la sua potenza, è la forza che si oppone al cupo e grigio interno della chiesa; è colore, è metafora di vita. La regista Cristina Pezzoli dichiara “ho cercato di evidenziare la tavolozza delle stagioni che Tim Firth indica per cogliere e sottolineare la relazione tra le stagioni della natura e quelle della vita, non dando un’impostazione visiva troppo realistica e creando un’alternanza tra la claustrofobia della sala parrocchiale dove si svolge gran parte della storia e gli esterni naturali colorati da autunno, inverno, primavera ed estate”. Un gioco di richiami dunque, come succede anche nel caso dei girasoli, che continuano ad apparire in diversi momenti dello spettacolo. Fiori amati dal marito di Annie, compaiono dapprima solo come semi, che lui pianterà con estrema cura e amore, ma ritornano nelle parole dei personaggi e anche fisicamente sulla scena più volte. Lo stesso John, ormai divorato dalla malattia dirà: “Niente celebra la vita più e meglio dei girasoli. Vedrete che per quanta poca ce ne sia, questi fiori troveranno sempre la luce”. Una frase che mostra la tenacia, la forza combattiva di chi non è disposto ad abbandonare la gioia e il sorriso pur essendo in fin di vita. Una frase che deve insegnare a tutti quanto sia difficile andare incontro al proprio destino di malattia, ma quanto sia inutile una rassegnazione e una chiusura al mondo.

È per questo che, dopo aver attraversato momento difficili, angosce, e liti, ma anche situazioni ilari, vittorie e successi, Chris e le “girls” ritornano, in una sorta di chiusura ciclica, sui verdeggianti prati a ridere e ad divertirsi insieme. Questa volta sono passate tutte le stagioni ed è di nuovo primavera, proprio come era nella scena iniziale. Ma questa primavera è diversa: è consapevolezza, forza e amore.

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Calendar Girls (di Tim Firth)
con Angela Finocchiaro, Laura Curino, Ariella Reggio, Carlina Torta, Matilde Facheris, Corinna Lo Castro, Titino Carrara, Elsa Bossi, Marco Brinzi, Noemi Parroni
regia Cristina Pezzoli
traduzione e adattamento Stefania Bertola
scene Rinaldo Rinaldi
costumi Nanà Cecchi
musiche originali Riccardo Tesi
disegno luci Massimo Consoli 

Calendar Girls sostiene AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie, i Linfomi e il Mieloma)

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