Die Zauberflöte

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Foto di Michele Crosera
Foto di Michele Crosera

Opera tedesca in due atti KV 620

Libretto di Emanuel Schikaneder

Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Personaggi e interpreti (secondo cast):

Sarastro: Goran Jurić
Tamino: Anicio Zorzi Giustiniani
Oratore: Michael Leibundgut
Primo sacerdote/secondo armigero:William Corrò
Primo armigero/secondo sacerdote: Federico Lepre
Pamina: Anna Maria Sarra
Papageno: Thomas Tatzl
Papagena: Caterina di Tonno
Regina della notte: Audrey Luna

Prima dama: Cristina Baggio
Seconda dama: Rosa Bove
Terza dama: Silvia Regazzo
Monostatos: Marcello Nardis
Tre Geni: solisti del Münchner Knabenchor
Una vecchia: Daniela Foà

Direttore: Antonello Manacorda
Regia: Damiano Michieletto
Scene: Paolo Fantin
Costumi: Carla Teti
Light designer: Alessandro Carletti
Video designer: Carmen Zimmermann, Roland Horvath

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice

Maestro del Coro: Ulisse Trabacchin

Nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice in coproduzione con Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

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Damiano Michieletto porta avanti una sempre più matura riflessione su Mozart che ascrive Die Zauberflüte, dopo il superbo Don Giovanni, tra i suoi capolavori. Se nella trilogia dapontiana il regista ha sviscerato l’amore adulto dipingendone con le giuste tinte i tratti drammatici e grotteschi, qui si trova al cospetto di un’opera ove son due fanciulli a cimentarsi con le calamità dei cuori durante l’iniziatico passaggio dall’infanzia alla pubertà. Quale ambiente migliore quindi di una scuola ad ospitare tale momento topico nella formazione individuale, fatto di forze contrastanti e oscure? L’età dei turbamenti sessuali va di pari passo con la Conoscenza e c’è chi vuole imparare e chi no, chi sa lasciare la bambagia domestica e chi no. Gli amanti diventano discenti alle prese con incognite algebriche e misteriosi motti latini, i Papageni bidelli, Astrifiammante madre bipolare, Monostatos insidioso Bruno Sacchi, il trio sacerdotale consesso di paraplegico e badanti, le tre dame petulanti monache domenicane. Oltre al sacro oscillare degli animi tra poli morali opposti, Michieletto non solo sviluppa gli spunti comici del testo – il legame tra l’Uccellatore e la fauna, la futura prole della coppia pennuta, la divertita partecipazione dei tre fanciulli in veste di minatori – ma dissemina l’azione di indizi, suggestioni, spunti su cui lo spettatore può meditare rincasando. Un grande regista non esisterebbe senza i costumi atemporali di Carla Teti e le sapienti scene di Paolo Fantin: il viaggio principia in un’aula, dove su una lunga lavagna si animano le pertinenti videografie di Zimmerman e Horvath, per proseguire nel freddo e luminoso antro della Regina, vago omaggio di Alessandro Carletti alle sperimentazioni di Matthew Barney, e il bosco tenebroso, palese notturno teutonico alla Guth.

Omogenea la parte musicale. Anicio Zorzi Giustiniani è un Tamino ben preparato, intonato e dalla recitazione giustamente turbata e sognante. Piacevolissima sorpresa Anna Maria Sarra, Pamina corretta e gradevole all’orecchio. Istrione di pregiata levatura Thomas Tazl, baritono che delinea un Papageno premuroso, validamente accompagnato da Caterina di Tonno, irresistibile Papagena. Goran Jurić incarna un Sarastro efficace, dal timbro brunito e pastoso, mentre Marcello Nardis riscuote un personale successo come Monostatos. Del tutto inadeguata Audrey Luna, Königin scialba, non troppo velatamente insicura nelle agilità e nel temperamento richiesto dal ruolo. Le tre dame, Cristina Baggio, Rosa Bove e Silvia Regazzo, peccano a tratti di coesione, come i solisti del Münchner Knabenchor, loro perdonabili per la giovane età. Corretti Michael Leibundgut, William Corrò e Federico Lepre.

Antonello Manacorda dirige con raffinata pulizia, dando pieno risalto ai colori di ogni sezione, adottando dinamiche convincenti e coinvolgenti. Grazie alla sua bacchetta, risalta appieno la genialità con cui Mozart trattava i fiati e, complice l’orchestra brillante, tutto l’apparato di effetti magici, tintinnanti e fanciulleschi, dal flüte al glockenspiel, rivive in maniera fresca e briosa, come di sicuro sarebbe piaciuto al sommo Wolfgang.

Riuscita la prova del coro, preparato da Ulisse Trabacchin.

Applausi di gradimento generale da parte del pubblico foltissimo.

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