“La Signorina Giulia” di Strindberg

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fotoLa Signorina Giulia”, dramma di Strindberg che irrompe con scandalo e clamore, eppure con gran successo, nella Svezia puritana di fine Ottocento, viene ambientato, in questa rilettura di Giuseppe Scordio, in Sicilia, e la festa di San Giovanni diventa la festa di Sant’Agata, la celebratissima patrona di Catania, portando nell’opera un tocco in più di quel calore del Sud accompagnato da musiche sin dall’inizio travolgenti. Giulia, la figlia del conte (che non si presenta fisicamente in alcuna scena) durante la festa si ritrova ad arrischiarsi sempre più intensamente in un gioco di seduzione che vede coinvolto il servo Jean, dal quale è inspiegabilmente ed irresistibilmente attratta, come lo sono alcune donne verso le cose scure e proibite. Egli nei suoi confronti è dapprima restio, poi ambiguo e infine spregiudicato, prepotente, e così sicuro di sé da rovesciare, almeno per un po’, il rapporto tra servo e padrona, arrivando ad ordinare a Giulia di sedersi, paragonandola a una bestia o ad una prostituta.

Se infatti i sogni, le paure, le aspettative e i timori dei personaggi sono fortemente condizionati dalla loro appartenenza a differenti classi sociali, spesso le considerazioni si incentrano sulla pura moralità delle loro azioni svincolata da qualsiasi giustificazione di ceto, tanto che Jean ricorderà a Giulia che vera nobiltà d’animo non appartiene ad alcuna classe sociale, portandola a riflettere, talvolta anche con toni rigidi e bruschi, sulla bassezza delle sue azioni.

Protagonista essenziale e assoluto che spadroneggia sulla scena è il tormento erotico, una passione languida e fibrillante che nasce da un amore tenero, dall’odore di avena e sambuco, ma lontano ormai più di dieci anni, un amore che è stato sepolto, nascosto, abbandonato, e che ora dell’amore ha perso ogni connotazione, esprimendosi d’improvviso in un furore delirante, in un’eccitazione incontrollabile che muovendosi lenta sui corpi dei personaggi penetra piano nelle loro carni, fino a stringerne sempre più forte le viscere; quello che dovrebbe essere l’acmè del loro gioco erotico di inseguimento e fuga è accompagnato da una musica estremamente malinconica, come in un tentativo di estendere l’ardore del momento a tutta la vicenda pur senza intaccarne l’intensità.

Giuseppe Scordio, Sonia Burgarello e Agnese Grizzaffi ci hanno accompagnato con la loro coinvolgente interpretazione in questo vortice di passioni, in cui ci si lascia trascinare con ancora più trasporto grazie alle azzeccatissime musiche di Luca Nobis.

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