Ogni martedì alle 18

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fotoAutori: Francesco Freyrie e Andrea Zalone

Attori: Vito e Claudia Penoni

Regia: Daniele Sala

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Questa “commedia psicologica” ripropone con successo il consolidato sodalizio artistico tra gli autori Francesco Freyre e Andrea Zalone, il regista Daniele Sala e il noto attore emiliano Vito, insieme alla new entry Claudia Penoni che ben si amalgama col resto del gruppo e soprattutto col suo esuberante compagno di scena. La trama, congegnata non come semplice pretesto per il riuscito duetto tra i protagonisti, narra la storia di un’improbabile seduta psicanalitica tra la Dottoressa Galeotti e l’assicuratore Bonetti, i cui numerosi problemi di sdoppiamento della personalità, cleptomania, mania di persecuzione ecc. sembrano non essere risolvibili attraverso l’analisi, quanto piuttosto rivelano la loro origine e spiegazione nella bizzarra personalità di un uomo la cui missione di vita è quella di aiutare il prossimo nella realizzazione dei suoi desideri. Per fare ciò, il signor Bonetti, adattandosi ad audaci e fantasiosi travestimenti, assume le sembianze di una signora impegnata a sventare un matrimonio combinato per favorire l’unione di due giovani innamorati; di un putto-cupido alle prese con un vescovo le cui eccessive ricchezze materiali deludono la fiducia dei fedeli; di Batman che aiuta un ragazzo ad accettare la propria omosessualità divenuta causa di dileggio e discriminazione da parte dei compagni di scuola. Per non parlare poi del geometra arabo impegnato a costruire case in Lombardia, e del coccodrillo che Bonetti deve interpretare nella recita dopolavoristica; per giungere addirittura a Sigmund Freud che tiene in cura la stessa Dottoressa. Sì, perché nonostante il Bonetti incorra in crisi di panico dovute all’incapacità di affrontare l’indeterminatezza del lasso di tempo intercorrente tra il desiderio (personale e altrui) e la sua concreta realizzazione, egli si dimostra progressivamente in grado di mettere in discussione la validità della prassi psicanalitica per trasformarsi egli stesso, in un sorprendente ribaltamento dei ruoli, in confidente prima e in terapeuta poi della Dottoressa le cui insicurezze celano una profonda crisi esistenziale, legata alla sua condizione di solitudine e incapacità di costruire rapporti duraturi con l’altro sesso. Ed è stata proprio questa crisi della donna a far sì che, fin dal principio, quelle di Bonetti non fossero le visite di un paziente quanto di un angelo custode; solo nel finale infatti si scopre che quando per la prima volta, alle 18 del martedì, il campanello ha suonato per l’appuntamento, il tempo della realtà si è fermato perché la dottoressa ha fatto saltare in aria l’appartamento avendo due ore prima aperto il gas senza accendere il forno. E così l’angelo custode-Bonetti aiuterà anche lei a scegliere l’animale in cui vorrà reincarnarsi…

La scrittura drammaturgica che coniuga felicemente realismo e fiabesco e la regia attenta a variare e dosare con scioltezza ritmi comici e psicologici permettono agli attori di mettere a frutto la loro capacità improvvisativa, dando più ampio respiro a gag e battute cabarettistiche, mai corrive anche quando tendono volutamente al demenziale. Vito dispiega il suo talento trasformistico di cui ha già dato straordinarie prove in passato; dietro la sarabanda dei personaggi-macchietta via via impersonati non vi è alcuna velleità virtuosistica ma sentiamo vivere e scoppiettare l’anima popolare della maschera padana (in particolare della bassa padana, quella che Vito ha esplorato rivisitando il Bertoldo di Giulio Cesare Croce e il Don Camillo di Giovanni Guareschi) in cui sono riconoscibili alcuni tratti tipici del retaggio culturale italico: il gusto dell’affabulazione, della battuta scanzonata o salace, del commento parodico più o meno beffardo o satirico. Il tutto condito da una personale inclinazione e sensibilità, di zavattiniana memoria, a soffermarsi sui lati ingenui e folli dell’uomo con un’attitudine al tempo stesso arguta e di umana comprensione.

Claudia Penoni, relegata nella prima parte dello spettacolo all’inevitabile ruolo di “spalla” comica emerge progressivamente come coprotagonista trovando modo di esprimere con convincente intensità lo smarrimento della donna frustrata e abbandonata; ed è significativo il passaggio in cui i due, usciti dai ruoli interscambiabili di terapeuta-paziente, disarmati vivono con toccante semplicità un momento di comprensione reciproca e di riscoperta pienezza dello stare insieme.

Nel corso della serata l’ilarità si sprigiona tra il pubblico a intermittenza e non uniformemente, ma nel complesso lo spettacolo è stato apprezzato e la bella prova degli attori è stata spesso sottolineata con applausi a scena aperta.

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