La musica è pericolosa

Andato in scena al Teatro Rossini di Pesaro

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uno spettacolo di Nicola Piovani
con Rossano Baldini Tastiere | Marina Cesari Sax/Clarinetto | Pasquale Filastò Violoncello/Chitarra | Ivan Gambini Batteria/percussioni | Marco Loddo Contrabbasso | Nicola Piovani Pianoforte 

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Quando l’arte è pericolosa? Piovani si pone questa domanda insolita, per ricercare un senso profondo in ciò che ha fatto da tutta una vita.

L’arte è pericolosa perché ci pone difronte al rischio di essere toccati nel profondo. La musica è pericolosa quando, come tutta la grande danza o la grande letteratura, ti cambia intimamente e ti porta alla gioia. Questa è la riflessione che uno dei più amati compositori al mondo ci propone per una serata poetica e leggera.

Nell’ambito della Settimana Rossiniana La musica pericolosa è un concerto che ripercorre la vita del maestro, tra le composizioni per i grandi film da quelli di Fellini a quelli di Benigni, e le collaborazioni con migliori cantautori italiani. Brani inediti si confrontano con esecuzioni nuove di pezzi ormai celebri, in un racconto musicale che emoziona e affascina per la sua ricca semplicità.

Sotto le note scorrono i video, stralci di film e immagini che autori illustri come Milo Manara hanno dedicato al musicista. Il racconto delle esperienze personali e intime del compositore permettono di entrare nella poetica e negli affetti delle sue composizioni.

Del tutto esclusivo l’omaggio a Rossini per cui è stato eseguito un estratto da uno dei Pêches de vieillesse – trascritto per sei strumenti – un una specie di mazurca che riproduce il viaggio di una goffa locomotiva fino al deragliamento. Un esempio di umorismo in musica, un esempio della contemporaneità della musica, che viene ripresa fino ai giorni nostri come ad esempio nei cartoon.

Altro elemento essenziale all’interno dello spettacolo e insito nella personalità del compositore è l’ironia. L’ironia si manifesta nelle note pronunciate dagli strumenti, si manifesta nelle le parole pronunciate da Piovani e raggiunge il suo apice nella frase conclusiva della celebre “quanto ti ho amato”, un inno pregno di parole d’amore, in cui però si specifica che “nell’amor le parole non contano, conta la musica”.

Piovani si è dimostrato profondamente amante della dimensione teatrale, suonare e dirigere “dal vivo” è per lui fondamentale per comunicare tutto il suo mondo. Nel racconto teatrale la musica arriva dove la parola non può arrivare, in un flusso di contaminazioni artistiche e esperienziali.

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