Filarmonica Arturo Toscanini in concerto

Il 21 e 23 aprile all'Auditorium di Milano

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Foto di Luca Pezzani

Filarmonica Arturo Toscanini

Violino Mihaela Costea

Direttore Francesco Lanzillotta

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Continua l’apertura de laVerdi verso le collaborazioni esterne, con il debutto all’Auditorium di Milano, nel cartellone della stagione principale, della Filarmonica Arturo Toscanini di Parma, che aveva ospitato laVerdi lo scorso marzo, nell’ambito delle celebrazioni per il 150° anniversario della nascita di Arturo Toscanini.

Diretta da Francesco Lanzillotta, la prestigiosa orchestra emiliana propone un programma denso e originale, attraverso due secoli di storia musicale. In apertura, il Concerto per violino dell’americano John Corigliano junior, affidato al talento di Mihaela Costea, conosciuto come The Red Violin, estratto ed ampliato dalla colonna sonora composta da Corigliano stesso per l’omonimo film di François Girard (1998), premiata con l’Oscar l’anno successivo. Nella composita e multiforme opera del musicista newyorkese, che ha compiuto 78 anni lo scorso 16 febbraio, il violino viene esplorato in tutti i suoi volti e sfaccettature, arrivando sino all’iperbole.

La locandina si completa con la Sinfonia n. 7 di Beethoven, scritta tra il 1811 e il 1812, elogiata specificatamente da Wagner per la sua stravaganza pari alla sublime corporeità, risultato di una ritmica molto viva. Celeberrimo il secondo movimento Allegretto, che espone in un gioco contrappuntistico due temi perfettamente equipollenti, che si intrecciano in un intrigante e dolente merletto sonoro.

Doppio appuntamento venerdì 21 (ore 20.00) e domenica 23 (ore 16.00) aprile, all’Auditorium di Milano in largo Mahler.

(Biglietti: euro 36,00/16,00; info e prenotazioni: Auditorium di Milano Fondazione Cariplo, largo Mahler, orari apertura: mar/dom, ore 10.00/19.00, tel. 02.83389401/2/3; on line: www.laverdi.org o www.vivaticket.it ).

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Programma 1

John Corigliano (New York City, 1938)

Concerto per violino e orchestra The Red Violin

Sulla scia della grande evoluzione che la musica per film ha maturato nel corso di tutto il Novecento, si può arrivare a ribaltare quel meccanismo che, all’origine della settima arte, vedeva sovente adottare, da parte delle pellicole, partiture nate per la sala da concerto. Nel tempo il repertorio di musiche composte appositamente per lavori cinematografici si è fortemente ampliato e consolidato, e oggi appare ormai abbastanza normale imbatterci in composizioni come il Concerto per violino e orchestra The Red Violin, composto nel 2003 di John Corigliano junior partendo dalla colonna sonora originale da lui steso ideata – e che gli è valso l’Oscar nel 1999 – per l’omonimo film di François Girard (1998), ampliandone l’impianto costruttivo fino ad arrivare all’articolazione del concerto in quattro movimenti. Dalla pellicola alla sala da concerto, questa partitura ha guadagnato un respiro più ampio, nel quale le suggestioni e i rimandi di cui si nutre la musica del compositore americano sono stati ripresi e sviluppati in una dimensione più articolata e completa.

Corigliano pesca a piene mani nella tradizione concertistica di un’Europa tra fine Ottocento e inizio del secolo successivo, facendo emergere in filigrana suggestioni plasmate attraverso una pasta musicale dalla forte e immediata valenza comunicativa: già a partire dalla Chaconne d’apertura, vera e propria miniera tematica di tutto il concerto, ritroviamo tratteggiate suggestioni da tardo Romanticismo. Un mondo musicale che restituisce anche rimandi personali e biografici dello stesso compositore, che si intrecciano con la vicenda narrata dal film, incentrato sulla storia di un violino drammaticamente leggendario, che passa di mano in mano con il suo carico di storia e mistero.

Questo lavoro, sostiene lo stesso Corigliano «mi ha dato l’opportunità di rileggere il mio passato e quello di mio padre, John Corigliano, che è stato un grande violinista solista e primo violino della Filarmonica di New York per più di un quarto di secolo. I miei anni d’infanzia sono stati caratterizzati da brani di grandi concerti suonati da mio padre.» «Non c’è da meravigliarsi – prosegue il compositore – che la forma concerto e il concerto per violino in particolare, abbia un posto nel profondo del mio cuore. Ho scritto una mezza dozzina di concerti, ma questo è il mio primo omaggio per il violino, uno strumento che ho amato fin da bambino. Si tratta di un brano dedicato all’amore per la musica che mi ha trasmesso mio padre, da lui è ispirato ed è dedicato alla sua memoria.»

(Alessandro Rigolli)

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Concerto The Red Violin in cd

Joshua Bell violino / Baltimore Symphony Orchestra / Marin Alsop direttore

Due piccoli ascolti dalla colonna sonora del film

Joshua Bell violino / Philharmonia Orchestra / Esa-Pekka Salonen direttore

Tema di Anna: https://www.youtube.com/watch?v=slCBWnH8Nms

Chaconne: https://www.youtube.com/watch?v=inYVgO2Cxo8

Corigliano parla de The Red Violin

https://www.youtube.com/watch?v=jt6innUUM_c

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Programma 2

Ludwig van Beethoven (Bonn, 1770 – Vienna, 1827)

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92

Già abbozzata nel1808, la Settima sinfonia fu composta da Beethoven insieme all’Ottava tra la fine del 1811 e il giugno del 1812, in un periodo molto fecondo della vita del compositore. Dedicata al conte Moritz von Fries, fu eseguita a Vienna l’8 dicembre del 1813, in un concerto diretto dallo stesso Beethoven e organizzato da Johann Nepomuk Mälzel (celebre inventore del metronomo, ma anche di rudimentali apparecchi acustici, che avrebbero dovuto ridurre i problemi di sordità che affliggevano il compositore) per i soldati austriaci feriti nella battaglia di Hanau. In quel concerto memorabile (che vedeva tra gli orchestrali figure di rilevo nel modo musicale come Salieri, Spohr, Ignaz Schuppanzigh e il giovane Meyerbeer) si ascoltarono anche la sinfonia a programma Wellingtons Sieg op.91 (La vittoria di Wellington), le musiche di scena per Die Ruinen von Athen (op.113) e per König Stephan (op. 117), oltre a due Marce di Dussek e di Pleyel. Il successo fu enorme, e quella Settima (della quale fu bissato il secondo movimento) suscitò subito vive reazioni per il suo carattere estroso e anticonvenzionale: si parlò di un’originalità spinta all’eccesso (Weber), dell’evocazione di nozze agresti (Schumann), dell’opera di un musicista ubriaco (Friedrich Wieck, padre di Clara Schumann), dell’apoteosi della danza (Wagner).

Certo, Beethoven ruppe con le forme sinfoniche ereditate da Haydn e da Mozart, e con la dialettica dei contrasti tematici propria della forma-sonata, a favore di una struttura basata su elementi al loro stadio primario, sul gioco combinatorio, sul principio della variazione, su una pulsazione ritmica che permea l’intera partitura, dà uno slancio danzante, genera campi di forze e continue metamorfosi della materia sonora, che dovettero sconcertare non poco i primi ascoltatori. Lo si vede già nell’Introduzione lenta (Poco sostenuto) del primo movimento, che sembra innescare l’energia ritmica che si propaga in tutta la sinfonia. Questa introduzione è giocata su continue modulazioni e graduali trasformazioni della materia sonora che portano (con una transizione su una sola nota) al ritmo puntato e danzante (in 6/8) del Vivace, dove la varietà di trame polifoniche, gli scarti di timbro e registro, e la pulsazione continua suppliscono alla mancanza di un vero e proprio contrasto tematico. Spiazzante anche la presenza di un Allegretto al posto del consueto Adagio, come secondo movimento: un Allegretto in la minore, incorniciato da due lunghi accordi dei fiati, dominato da una cellula ritmica (un dattilo seguito da uno spondeo), basato su stratificazioni strumentali che creano l’effetto di una grande ondata avvolgente, in un’atmosfera che è insieme di elegia e di marcia funebre. Tutto giocato su figure ritmiche e effetti di accelerazione è il trascinante Scherzo in fa maggiore (Presto), con un trio in re maggiore (Assai meno presto), dal tono solenne e un po’ melenso, che viene intercalato due volte, ma che all’inizio della terza ripetizione è bruscamente interrotto da cinque accordi in fortissimo, che chiudono il movimento. Un vero e proprio gesto orchestrale è anche quello che introduce il finale (Allegro con brio) che sembra riprendere il vortice avviato dal primo movimento e spingerlo al parossismo, in una forma-sonata che diventa turbinio ritmico e puro accumulo di tensione, «una di quelle creazioni inconcepibili – si scrisse sulla “Revue Musicale” – che hanno potuto uscire soltanto da una mente sublime e malata».

(Gianluigi Mattietti)

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Biografie

Francesco Lanzillotta, direttore. Considerato uno dei più promettenti giovani direttori nel panorama musicale italiano, negli ultimi anni Francesco Lanzillotta è stato invitato da alcuni dei più importanti teatri italiani: La Fenice di Venezia, San Carlo di Napoli, Verdi di Trieste, Filarmonico di Verona, Lirico di Cagliari, tra gli altri. È regolarmente ospite di importanti compagini orchestrali, fra le quali l’Orchestra Nazionale della RAI di Torino, Orchestra della Svizzera Italiana, Filarmonica Toscanini, Orchestra Regionale Toscana, Gyeonggi Philharmonic Orchestra di Suwon (Korea) e Sofia Philharmonic Orchestra. Direttore Principale Ospite del Teatro dell’Opera di Varna in Bulgaria, ha diretto produzioni quali: Cavalleria Rusticana, Pagliacci, Le nozze di Figaro, La Bohème, Tosca, La Traviata, Carmen. Nella stagione 2012/13, dopo il prestigioso debutto sul podio dell’Orchestra Sinfonica della RAI di Torino con un programma dedicato a Stravinskij e Berlioz, ha diretto L’histoire du soldat e La fuga in maschera al Teatro San Carlo di Napoli, Il Maestro di cappella all’Opéra de Nancy e Il piccolo spazzacamino di Britten, che ha segnato il suo debutto al Macerata Opera Festival. Ha inaugurato la stagione 2013/14 dirigendo La Bohème al Teatro Comunale di Treviso; in seguito è tornato sul podio del l’Orchestra Sinfonica della RAI di Torino e su quello della Filarmonica Toscanini di Parma.

Ha diretto inoltre acclamate produzioni della Traviata al Teatro Verdi in Sassari, L’elisir d’amore ad Essen, Gianni Schicchi e Notte di un Nevrastenico all’Opéra de Montpellier, Norma con la Japan Opera Foundation di Tokyo, L’Italiana in Algeri al Filarmonico di Verona, La Bohème al Comunale in Ferrara, Don Checco al San Carlo di Napoli. E, ancora di recente, la nuova produzione de La Traviata al Teatro Valli di Reggio Emilia, al Pavarotti di Modena, e nei teatri del Circuito As.Li.Co; Totò e il medico dei pazzi di Giorgio Battistelli, in prima assoluta all’Opéra de Nancy e nel 2016 alla Fenice di Venezia, dove nel mese scorso vi è tornato per Gina di Cilea.

Fra i prossimi impegni si ricorda Torvaldo e Dorliska al ROF di Pesaro. Ha diretto numerose composizioni di musica contemporanea di autori quali: Matteo D’Amico, Marcello Panni, Ennio Morricone, Ada Gentile, Luciano Pelosi, Carlo Galante, Michele Dall’Ongaro, Francesco Pennisi, Luis Bacalov, Luca Mosca.

Lanzillotta, che dal 2014 ricopre il ruolo di Direttore Principale della Filarmonica Arturo Toscanini, è nato a Roma; ha studiato pianoforte con Velia de Vita e si è diplomato sia in direzione d’orchestra con Bruno Aprea –perfezionandosi in seguito a New York presso il Bard College – che in composizione presso il Conservatorio di Santa Cecilia di Roma.

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Mihaela Costea, violino. Dopo il diploma conseguito presso la Scuola d’Arte “O. Bancila” della sua città natale Iasi (Romania) e al Conservatorio “Rossini” di Pesaro, ha frequentato la Scuola di Perfezionamento di Saluzzo e l’Accademia “Stauffer” di Cremona, approfondendo il repertorio solistico con Salvatore Accardo, Mariana Sirbu, Vadim Brodski, Giuseppe Prencipe e Lia Pirvu. Tra i concorsi vinti, in Romania si è aggiudicata la “Mozart Competition” e “Lira d’Oro” e in Italia, il Concorso Internazionale “Perosi” di Biella, quello di Stresa e il concorso “Un violino per sognare”. Ha fatto parte dell’Orchestra da Camera Italiana fondata da Salvatore Accardo e collaborato in qualità di spalla con l’Orchestra Filarmonica Veneta, l’Orchestra Internazionale d’Italia e l’Orchestra del San Carlo di Napoli. Dal 2000 ricopre il ruolo di primo violino di spalla e solista presso l’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna e la Filarmonica Arturo Toscanini; inoltre, sempre come primo violino, lavora con la London Philarmonic Orchestra, la BBC Symphony Orchestra, la Royal Philarmonic Orchestra e l’Orchestra del Teatro alla Scala.

Ha iniziato un’intensa collaborazione con l’Orchestra della Suisse Romande diretta da Charles Dutoit, che l’ha nominata docente presso l’Accademia C.I.S.M.A; tra l’altro ha insegnato anche al Lindenbaum Seoul Festival.

È stata spalla dei primi violini presso l’Orchestra Stanislavskij di Mosca e parimenti presso la Fundação Gulbenkian di Lisbona su invito di Lawrence Foster. Si è esibita con illustri musicisti: da Temirkanov a Muti, da Rostropovich, a Perlman, Maazel, Prêtre, Kremer, Previn, Conlon, Valčuha, Harding ed Anne Sophie Mutter. Nelle ultime stagioni sinfoniche si è dedicata al repertorio solistico, affrontando con successo capolavori dal repertorio barocco a romantico, nonché i Concerti per violino di Weill, Barber e Bernstein; ha affrontato anche il Concerto per violino “Red Violin” di Corigliano, che di recente ha eseguito al Teatro Verdi di Firenze. Tra le registrazioni: un dvd insieme al pianista Victor Derevianko  e, come solista, cd con l’Orchestra Internazionale di Italia e l’Orchestra Filarmonica di Latina. Nel 2010 ha ricevuto il premio “Bigonzi” come migliore spalla. Suona un violino Matteo Goffriller, 1690.

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Filarmonica Arturo Toscanini. Ha sede a Parma, nell’Auditorium Paganini disegnato da Renzo Piano: è il punto d’eccellenza dell’attività produttiva della Fondazione Arturo Toscanini, maturata sul piano artistico nella più che trentennale esperienza dell’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna e nell’antica tradizione musicale che affonda le proprie radici storiche nell’Orchestra Ducale riordinata a Parma da Niccolò Paganini nel 1835/36. Oggi una delle più importanti orchestre sinfoniche italiane, la Filarmonica si è esibita sotto la guida Maazel, Masur, Mehta, Prêtre, Rostropovich, Tate e Temirkanov. Consensi entusiastici di pubblico e critica hanno salutato debutti e ritorni nelle maggiori sale da concerti di tutto il mondo in città quali Washington, New York, Parigi, Madrid, Barcellona, Amburgo, Mosca, Lucerna, Budapest, Bucarest, Varsavia, Gerusalemme, Tel Aviv, Tokyo, Pechino. Tra i numerosi solisti di cui la Filarmonica Arturo Toscanini vanta la collaborazione vanno citati: Accardo, Bahrami, Bollani, Bostridge, Brunello, Faust, Fresu, Flórez, Gutman, Isserlis, Koopman, Krylov, Lemper, Maisky, Mintz, Pogorelich, Ughi, Thibaudet, Vengerov.

La costante innovazione delle strategie musicali, associata al rigore dell’approccio artistico, ha indotto al recente ampliamento del repertorio, esteso dai capisaldi del XIX secolo verso le frontiere del XX, fino agli avamposti del presente. A questo passo è corrisposto l’invito rivolto ad una nuova rosa di direttori, tutti appartenenti alla giovane generazione ma già pienamente affermati a livello internazionale. Dal 2006 ad oggi si sono così avvicendati sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini i nomi di Kazushi Ono, che ne è stato Direttore ospite Principale tra il 2012 e il 2015, Vladimir Jurowski, Tugan Sokhiev, Juraj Valčuha, Rinaldo Alessandrini, Michele Mariotti, Wayne Marshall, Pietari Inkinen, Roberto Abbado, John Axelrod e James Conlon. Dal giugno 2014 Francesco Lanzillotta è stato nominato Direttore Principale. Dal 2007 essa è l’orchestra residente del Concorso Internazionale di Direzione d’Orchestra Arturo Toscanini e dal 2012 è partner artistico del Festival Verdi di Parma. Il 27 gennaio 2016, presso la Sala Santa Cecilia dell’Auditorium di Roma e in diretta su RAI5, ha tenuto, diretta da Yoel Levi, il concerto nazionale a ricordo della Giornata della Memoria.

Dal gennaio 2017 l’Orchestra si è trasferita nella sua nuova sede, il Centro di Produzione Musicale “Arturo Toscanini”, situato nel Parco Eridania, a pochi metri dall’Auditorium Paganini. Il Centro, che comprende due grandi sale prove, cinque sale piccole, una sala conferenza, uffici e magazzini, può ospitare attività congressuale e comprende la Sala Ipogea, capace di 350 posti, collegata direttamente all’Auditorium.

Il giovane direttore inglese Alpesh Chauhan è stato nominato Direttore Principale dell’orchestra a partire dal settembre 2017.

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